L’influenza arriva ogni anno tra novembre e marzo e nella stagione 2025-2026 ha colpito in Italia tra i 15 e i 16 milioni di persone, con migliaia di ricoveri e, secondo le stime, tra 8.000 e 10.000 decessi legati alle complicanze, quasi tutti tra gli anziani e i malati cronici. Per la maggior parte delle persone resta una malattia fastidiosa che passa da sola in una settimana, ma le cose da sapere sono poche e precise: come distinguerla da un raffreddore, cosa fare e cosa non fare a casa, quali segnali richiedono il medico e chi dovrebbe vaccinarsi, gratuitamente, prima che il virus cominci a circolare. Questa guida le mette in fila.
Come riconoscere l’influenza
L’influenza vera, quella da virus influenzali A e B, si riconosce da tre caratteristiche insieme: l’esordio improvviso, nel giro di poche ore; la febbre alta, in genere oltre i 38 gradi; e almeno un sintomo generale, come dolori muscolari e articolari, mal di testa, stanchezza profonda, brividi, accompagnato da almeno un sintomo respiratorio, come tosse, mal di gola o naso chiuso. Il raffreddore comincia invece in modo graduale, con naso che cola e starnuti, e raramente dà febbre alta o dolori. Le altre infezioni respiratorie dell’inverno, dal virus respiratorio sinciziale al Covid, possono somigliare all’influenza: nella pratica cambia poco, perché le cure a casa sono le stesse, ma per le persone fragili il medico può decidere di fare un tampone e di prescrivere un antivirale, che funziona solo se iniziato entro 48 ore dai primi sintomi.
La febbre dura in media tre o quattro giorni, la stanchezza e la tosse possono durare due settimane. Nei bambini piccoli sono frequenti anche vomito e diarrea; negli anziani la febbre può mancare, e l’influenza si manifesta con confusione, inappetenza e peggioramento improvviso delle condizioni generali.
Cosa fare a casa
- Riposo e liquidi: restare a casa, bere acqua, brodi e tisane, mangiare poco e leggero. Il riposo serve anche a non contagiare gli altri: si è contagiosi dal giorno prima dei sintomi fino a cinque-sette giorni dopo.
- Febbre e dolori: paracetamolo, alle dosi indicate sul foglietto, è il farmaco di prima scelta per tutte le età; l’ibuprofene è un’alternativa per gli adulti. La febbre va abbassata solo se dà malessere, non per principio: è una difesa dell’organismo.
- Niente aspirina sotto i 16 anni, per il rischio di sindrome di Reye, una complicanza rara ma grave.
- Niente antibiotici: l’influenza è virale e gli antibiotici non servono, mentre favoriscono le resistenze. Li prescrive il medico solo se compare una complicanza batterica, come una polmonite o un’otite.
- Tosse e naso: lavaggi nasali con soluzione fisiologica, aria umidificata, miele per la tosse notturna dopo l’anno di età; gli sciroppi sedativi hanno poche prove di efficacia e nei bambini sotto i sei anni sono sconsigliati.
- Mascherina e mani: chi è malato e deve stare con altri indossa la mascherina; lavarsi spesso le mani è il modo più semplice per non diffondere il virus in famiglia.
Quando chiamare il medico
Per un adulto sano l’influenza non richiede visite. Vanno sentiti il medico di famiglia, la guardia medica o, nei casi gravi, il 112, se compaiono:
- difficoltà a respirare, respiro corto o dolore al petto;
- febbre che non scende dopo quattro-cinque giorni, o che torna dopo essere passata, segno di una possibile sovrainfezione;
- confusione, sonnolenza eccessiva, difficoltà a svegliarsi;
- vomito persistente, impossibilità di bere, segni di disidratazione;
- nei bambini: respiro affannoso o rumoroso, colorito bluastro delle labbra, pianto inconsolabile, febbre sopra i 38 gradi sotto i tre mesi di età, convulsioni;
- negli anziani e nei malati cronici: qualunque peggioramento rapido delle condizioni generali, anche senza febbre.
Chi ha più di 65 anni, è in gravidanza o ha una malattia cronica del cuore, dei polmoni, dei reni, un diabete o un sistema immunitario indebolito dovrebbe avvisare il medico già ai primi sintomi, perché in questi casi gli antivirali possono ridurre le complicanze.
Chi deve vaccinarsi e perché
Il vaccino è il modo più efficace per evitare le forme gravi. Non impedisce sempre di ammalarsi, perché i virus cambiano e la protezione varia di anno in anno, ma riduce in modo netto ricoveri e decessi nelle persone a rischio. La campagna parte ogni anno a ottobre e il momento migliore per vaccinarsi è tra ottobre e novembre, perché servono circa due settimane per sviluppare la protezione; vaccinarsi più tardi è comunque utile, finché il virus circola. Il vaccino va ripetuto ogni anno.
Il vaccino è gratuito per:
- tutte le persone dai 60 anni in su;
- i bambini dai 6 mesi ai 6 anni, per i quali esiste anche la versione spray nasale dai 2 anni;
- le donne in gravidanza, in qualsiasi trimestre, e nel periodo dopo il parto;
- chi ha malattie croniche: cardiache, respiratorie, renali, epatiche, diabete, obesità grave, tumori, malattie del sangue, immunodepressione;
- chi vive in strutture di lungodegenza e i familiari o i conviventi di persone ad alto rischio;
- il personale sanitario e socio-assistenziale, le forze dell’ordine, i vigili del fuoco e gli addetti ai servizi essenziali;
- i donatori di sangue e chi lavora a contatto con animali.
Per tutti gli altri il vaccino si acquista in farmacia con ricetta, a un prezzo intorno ai 10-20 euro secondo il tipo, e si fa dal medico o in farmacia. La vaccinazione si può prenotare dal medico di famiglia, dal pediatra, nelle farmacie che aderiscono e nei centri vaccinali delle ASL, con modalità diverse da regione a regione. Il vaccino antinfluenzale si può fare nello stesso giorno di quello contro il Covid e, per gli over 60, di quello contro lo pneumococco. Gli effetti collaterali comuni sono dolore nel punto dell’iniezione e un po’ di febbre per un giorno; le reazioni gravi sono rarissime. L’allergia all’uovo non è più una controindicazione.
Tutti i dettagli sulla campagna dell’anno in corso sono nella scheda Campagna di vaccinazione antinfluenzale del Calendario della Salute.
Le domande più frequenti
- Si può prendere l’influenza dal vaccino? No: i vaccini iniettabili contengono virus inattivati e non possono causare la malattia. Il malessere del giorno dopo è la risposta immunitaria.
- Quanto dura la convalescenza? La stanchezza può durare una o due settimane; riprendere il lavoro o lo sport troppo presto allunga i tempi.
- L’influenza intestinale esiste? No: vomito e diarrea con febbre sono gastroenteriti da altri virus, non influenza.
- Chi è guarito può riprenderla? Nella stessa stagione è raro ma possibile, perché circolano più ceppi.
- Gli integratori prevengono l’influenza? Nessuno ha dimostrato di farlo; vitamina C e simili non sostituiscono il vaccino.
Fonti
- Ministero della Salute, circolare “Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione 2026-2027”
- Istituto superiore di sanità, sistema di sorveglianza RespiVirNet, bollettini settimanali
- AIFA, vaccini antinfluenzali autorizzati per la stagione 2026-2027
- Organizzazione mondiale della sanità, composizione dei vaccini antinfluenzali per l’emisfero nord
- Società italiana di pediatria e FIMMG, indicazioni sulla gestione dell’influenza in famiglia
- ECDC, Seasonal influenza: factsheet e raccomandazioni
Le altre guide di AgenSalute sono nella pagina Guide di AgenSalute.








