Il rientro a scuola è il momento in cui tre mesi di orari liberi, cene tardi e giornate all’aperto si scontrano con la sveglia alle sette e sei ore al banco. I pediatri lo sanno e ogni settembre pubblicano le stesse raccomandazioni, perché le prime settimane decidono come andrà l’anno: un bambino che dorme abbastanza, fa colazione e si muove impara meglio, si ammala meno e vive la scuola con meno ansia. Questa guida raccoglie le regole della Società italiana di pediatria e dei pediatri di famiglia su sonno, alimentazione, zaino, schermi, attività fisica, vaccinazioni e certificati, con una sezione sui pidocchi, l’ospite fisso di ogni autunno scolastico.
Il sonno prima del rientro a scuola
I bambini della primaria hanno bisogno di 9-11 ore di sonno, gli adolescenti di 8-10, e a settembre quasi nessuno le fa. Il modo per rimettersi in orario è graduale: nell’ultima settimana di vacanza anticipare di 15-20 minuti al giorno l’ora di andare a letto e la sveglia, fino a raggiungere l’orario scolastico; tenere lo stesso orario anche nel fine settimana, perché la “grande dormita” della domenica rovina il lunedì; cena leggera e non oltre le 20; niente schermi nell’ora prima di dormire, perché la luce dei dispositivi blocca la melatonina; la camera buia, fresca e senza telefono. Un bambino che fatica ad alzarsi, si addormenta in classe o è irritabile nel pomeriggio sta dormendo poco, e nei più piccoli la stanchezza si vede come iperattività.
Colazione e merenda
Saltare la colazione è l’errore più diffuso, e a scuola si paga con il calo di attenzione a metà mattina. Una colazione completa ha carboidrati, meglio se integrali, come pane, fette biscottate o cereali senza zuccheri aggiunti; una proteina, latte, yogurt o un uovo; e frutta fresca. Per chi al mattino non ha fame, meglio svegliarsi dieci minuti prima e cominciare con poco. La merenda di metà mattina deve essere leggera, perché a scuola segue il pranzo: un frutto, uno yogurt, un panino piccolo con olio e pomodoro o con prosciutto, un pugno di frutta secca dai quattro anni; le merendine confezionate, i succhi di frutta e le bibite vanno limitati alle occasioni. L’acqua è l’unica bevanda da portare a scuola. Il pranzo in mensa, dove c’è, segue menù controllati dalle ASL e chi ha allergie o intolleranze deve presentare il certificato per la dieta speciale all’inizio dell’anno.
Lo zaino
Il peso dello zaino non dovrebbe superare il 10-15 per cento del peso del bambino: per un bambino di 30 chili, tre o quattro chili e mezzo. Nella realtà gli zaini della primaria pesano spesso il doppio, e il risultato sono dolori alla schiena e al collo, che però non causano la scoliosi, come si crede: la scoliosi è una malattia che non dipende dallo zaino. Le regole: zaino con schienale rigido e imbottito, due bretelle larghe sempre entrambe sulle spalle, cinghia in vita se c’è; i libri più pesanti vicino alla schiena; controllare ogni sera cosa serve davvero per il giorno dopo e lasciare a scuola quello che si può; i modelli con le ruote sono un’alternativa, ma vanno trascinati alternando le mani. Per i più grandi, i libri in versione digitale riducono il peso se la scuola li adotta. Il banco e la postura durante i compiti a casa contano quanto lo zaino: sedia con i piedi a terra, schermo all’altezza degli occhi, una pausa ogni mezz’ora.
Muoversi e stare agli schermi
Un bambino dovrebbe fare almeno un’ora al giorno di attività fisica moderata o intensa, e con il rientro a scuola le ore seduti aumentano di colpo. Andare a scuola a piedi o in bicicletta, anche con il pedibus organizzato dai genitori, è il modo più semplice; poi uno sport pomeridiano, scelto dal bambino e non dai genitori, e il gioco libero all’aperto, che vale quanto l’allenamento. Per gli schermi le raccomandazioni dei pediatri sono nette: niente sotto i due anni, al massimo un’ora al giorno tra i due e i cinque anni, e per i più grandi regole chiare su tempi e luoghi, mai a tavola, mai in camera di notte, mai nell’ora prima del sonno. Lo smartphone personale è sconsigliato prima delle scuole medie, e in classe è vietato dal 2024 anche per uso didattico fino alla terza media. Più dei divieti funziona l’esempio: un genitore che risponde ai messaggi a cena non può chiedere il contrario.
Vaccinazioni e certificati
Per l’iscrizione a nido, scuola dell’infanzia e scuola dell’obbligo sono obbligatorie dieci vaccinazioni, da difterite e tetano a morbillo, parotite, rosolia e varicella; per i bambini da 0 a 6 anni la mancata vaccinazione impedisce la frequenza, dai 6 ai 16 anni comporta una sanzione. Le scuole verificano con le ASL e non servono più certificati cartacei nella maggior parte delle regioni. A settembre conviene controllare con il pediatra i richiami dell’età: a 6 anni il richiamo di difterite, tetano, pertosse e polio, tra gli 11 e i 12 anni il vaccino contro il papillomavirus per ragazze e ragazzi e il richiamo contro il meningococco, e il vaccino antinfluenzale, gratuito fino ai 6 anni e raccomandato a tutti i bambini con malattie croniche. Il certificato medico per la riammissione dopo una malattia è stato abolito in quasi tutte le regioni; resta il certificato per l’attività sportiva, che per lo sport scolastico non serve e per quello agonistico richiede la visita medico-sportiva. Per i farmaci da assumere a scuola, come quelli per l’asma, il diabete o l’epilessia, serve il piano terapeutico firmato dal pediatra e consegnato alla scuola.
I pidocchi
I pidocchi arrivano ogni autunno con la vicinanza dei banchi e non dipendono dall’igiene: colpiscono i capelli puliti quanto quelli sporchi. Si controlla la testa una volta a settimana con il pettine a denti stretti, bagnando i capelli con il balsamo, dietro le orecchie e sulla nuca; si cercano le lendini, le uova attaccate al capello a meno di un centimetro dalla cute, che a differenza della forfora non si staccano. Se ci sono, si tratta con un prodotto a base di dimeticone o con un pediculicida, ripetendo dopo sette-nove giorni, e si tolgono le lendini con il pettine ogni due o tre giorni per due settimane; lenzuola, cappelli e spazzole vanno lavati a 60 gradi o chiusi in un sacchetto per due giorni. I prodotti preventivi non servono, e il bambino trattato può tornare a scuola il giorno dopo. La scuola va avvisata, perché vengano controllati i compagni: trattare un solo bambino in una classe con i pidocchi serve a poco.
L’ansia del primo giorno
Un po’ di agitazione prima della prima campanella è normale a ogni età, e il modo di affrontarla è ascoltare senza minimizzare, parlare delle cose belle che tornano, dagli amici alle attività preferite, e non trasmettere la propria ansia. I segnali che richiedono più attenzione sono il rifiuto di andare a scuola che dura più di qualche settimana, i mal di pancia e i mal di testa del mattino che scompaiono nei giorni di festa, i disturbi del sonno e il ritiro: in questi casi il pediatra può indirizzare allo psicologo scolastico o ai servizi dell’età evolutiva. Per gli adolescenti, settembre è anche il mese in cui i disturbi alimentari e l’uso dei social peggiorano: un cambiamento nel modo di mangiare o nel peso non va lasciato passare.
Fonti
- Società italiana di pediatria, vademecum per il rientro a scuola 2026
- Federazione italiana medici pediatri, decalogo per il ritorno a scuola
- Ministero della Salute, calendario vaccinale del Piano nazionale prevenzione vaccinale 2023-2025 e obblighi vaccinali per la frequenza scolastica (legge 119/2017)
- Ministero dell’Istruzione e del Merito, circolare sul divieto dello smartphone in classe
- Istituto superiore di sanità, indicazioni su pediculosi e attività fisica nei bambini; sorveglianza OKkio alla Salute su colazione e abitudini dei bambini
- Organizzazione mondiale della sanità, linee guida su attività fisica, sedentarietà e sonno nei bambini
Le altre guide di AgenSalute sono nella pagina Guide di AgenSalute.








