domenica, 11 Ottobre 2026

Rientro dalle vacanze: come superare la stanchezza, il calo dell’umore e lo stress del ritorno al lavoro in due settimane

Sonno sballato, irritabilità, umore basso: il ritorno al lavoro pesa su una persona su tre per una o due settimane. La guida per rientrare senza traumi e i segnali che non sono solo stress
Rientro dalle vacanze: stress e stanchezza, la guida di AgenSalute

Il rientro dalle vacanze non è una malattia, ma i sintomi sono riconoscibili e comuni: stanchezza che il sonno non toglie, irritabilità, difficoltà a concentrarsi, mal di testa, umore basso, la sensazione di non avere riposato affatto. Secondo le indagini condotte ogni settembre, riguarda circa una persona su tre, soprattutto chi ha fatto vacanze lunghe, chi torna a un lavoro che non ama e chi vive in città. Nella maggior parte dei casi dura da pochi giorni a due settimane, il tempo che l’organismo impiega a riallineare i ritmi del sonno, dei pasti e della luce. Questa guida spiega perché succede, cosa fare prima, durante e dopo il rientro, e quali segnali indicano che non si tratta della normale fatica di settembre.

Perché il rientro dalle vacanze pesa

In vacanza cambiano tre cose insieme: gli orari del sonno e dei pasti, che si spostano in avanti; l’esposizione alla luce, molto più alta; e il livello di attivazione, che scende. Il rientro inverte tutto in un giorno, come un cambio di fuso orario, e il corpo risponde con la stanchezza e l’umore basso dell’adattamento. A questo si aggiunge l’accumulo: le email arretrate, le scadenze rinviate, le giornate che si accorciano. Il problema non è il lavoro in sé, ma il passaggio brusco: chi rientra in modo graduale sta meglio di chi va dalla spiaggia alla scrivania.

Prima di tornare

  • Rientrare a casa due o tre giorni prima di tornare al lavoro, per sbrigare le cose pratiche, dormire nel proprio letto e riabituarsi agli orari.
  • Negli ultimi giorni di vacanza anticipare di 15-20 minuti al giorno l’ora di andare a letto e la sveglia.
  • Se possibile, ricominciare a metà settimana, così la prima settimana è di due o tre giorni, o lavorare il primo giorno da casa.
  • Non programmare riunioni importanti e decisioni nei primi due giorni; usarli per leggere, fare ordine e stabilire le priorità.
  • Lasciare in vacanza qualcosa da riprendere a casa: una passeggiata al mattino, un libro, una cena fuori nel fine settimana.

Le prime due settimane

  • Il sonno: orari regolari sette giorni su sette, niente schermi nell’ora prima di dormire, camera buia e fresca; un breve riposo pomeridiano di venti minuti aiuta, uno lungo peggiora la notte.
  • La luce: uscire al mattino, anche solo per andare al lavoro a piedi, perché la luce naturale è il segnale più forte per rimettere in fase l’orologio biologico; alla sera abbassare le luci.
  • Il movimento: l’attività fisica regolare è la misura con più prove di efficacia sull’umore e sullo stress; non serve la palestra, bastano trenta minuti di cammino a passo svelto cinque giorni a settimana, meglio all’aperto. Riprendere lo sport in modo graduale, senza recuperare in una settimana i mesi persi.
  • L’alimentazione: pasti regolari, verdura e frutta di stagione, poco alcol, che peggiora il sonno; molta acqua, perché a settembre fa ancora caldo e la disidratazione aumenta la stanchezza. Gli integratori “anti-stanchezza” non hanno prove di efficacia in chi mangia normalmente.
  • Il lavoro: una cosa alla volta, con le email lette a orari fissi e non in continuo; dire di no alle richieste aggiuntive nei primi giorni; fare pause brevi ogni novanta minuti; chiudere la giornata a un orario preciso.
  • Le relazioni: vedere amici e colleghi con cui si sta bene, e parlare della fatica invece di nasconderla.
  • La prospettiva: pianificare qualcosa di piacevole nelle settimane successive, anche un fine settimana, perché avere un orizzonte riduce la sensazione di tunnel.

Per chi torna con i figli

Il rientro delle famiglie coincide con quello a scuola, e la fatica si somma: orari da rimettere in piedi per tutti, nuove organizzazioni, attività pomeridiane da avviare. Conviene decidere insieme gli orari della casa, ricominciare con poche attività extra e aggiungerle a ottobre, e accettare che le prime settimane siano un po’ caotiche. I bambini mostrano la stanchezza del rientro con capricci e sonno disturbato, gli adolescenti con il ritiro e l’irritabilità: nei primi quindici giorni è normale.

Quando non è solo stress

La fatica del rientro passa da sola in una o due settimane. Se dopo tre o quattro settimane persistono umore basso per la maggior parte del giorno, perdita di interesse per le cose che prima piacevano, disturbi del sonno o dell’appetito, difficoltà a concentrarsi, senso di colpa o di inutilità, oppure se compaiono attacchi di ansia, pensieri di non farcela o il desiderio di non svegliarsi, non si tratta del rientro: sono i segnali di un disturbo dell’umore o d’ansia, che a settembre spesso emerge perché le vacanze lo avevano coperto. Il primo passo è il medico di famiglia, che può valutare e indirizzare allo psicologo o al centro di salute mentale, l’accesso al quale è diretto e gratuito. Anche il lavoro può essere la causa e non solo l’occasione: il burnout, con esaurimento, cinismo verso il proprio lavoro e calo del rendimento, è riconosciuto dall’OMS come fenomeno legato all’ambiente di lavoro, e il medico competente dell’azienda è una delle persone a cui rivolgersi.

Le domande più frequenti

  • Le vacanze brevi sono meglio di quelle lunghe? Le ricerche indicano che il benessere cresce nei primi otto giorni e poi si stabilizza, mentre il rientro è più duro dopo vacanze lunghe. Più periodi brevi distribuiti nell’anno danno risultati migliori di un solo mese.
  • Lavorare in vacanza riduce il trauma del rientro? Lo anticipa, e cancella il beneficio del riposo. Meglio una delega chiara e un messaggio di assenza.
  • Il caffè aiuta? Al mattino sì, dopo le 15 peggiora il sonno e allunga l’adattamento.
  • Serve la melatonina? Può aiutare chi ha spostato molto gli orari, per pochi giorni, a dose bassa e presa un’ora prima del nuovo orario di sonno; non sostituisce le regole sul sonno.

Fonti

  • Organizzazione mondiale della sanità, classificazione del burnout come fenomeno occupazionale (ICD-11) e raccomandazioni sull’attività fisica
  • Istituto superiore di sanità, indicazioni su sonno, stress e salute mentale
  • Società italiana di psichiatria e Società italiana di medicina del sonno, consigli per il rientro dalle vacanze
  • Ministero della Salute, Piano di azione nazionale per la salute mentale 2025-2030, accesso ai centri di salute mentale
  • INAIL e Ministero del Lavoro, valutazione dello stress lavoro-correlato (decreto legislativo 81/2008)
  • Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi, indicazioni su stress da rientro e quando rivolgersi a un professionista

Le altre guide di AgenSalute sono nella pagina Guide di AgenSalute.

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