Dal 1° al 7 ottobre l’Italia celebra la Settimana mondiale dell’allattamento, la SAM. Nel resto del mondo si tiene dal 1° al 7 agosto, ma dal 1997 il nostro Paese, come gran parte dell’Europa, l’ha spostata alla prima settimana di ottobre. Questa pagina spiega che cos’è la settimana, qual è il tema del 2026, quante madri italiane allattano davvero e per quanto, e quali servizi il Servizio sanitario nazionale è tenuto a offrire prima e dopo il parto. Viene aggiornata ogni anno con i nuovi dati della sorveglianza dell’Istituto superiore di sanità.
Che cos’è la Settimana mondiale dell’allattamento
La World Breastfeeding Week è promossa dal 1992 dalla WABA, la World Alliance for Breastfeeding Action, con il sostegno di OMS e UNICEF. Le date mondiali, 1-7 agosto, ricordano la Dichiarazione degli Innocenti del 1990, il documento con cui i governi si impegnarono a proteggere, promuovere e sostenere l’allattamento. In Italia il coordinamento è affidato al MAMI, il Movimento allattamento materno italiano, che dal 1997 la organizza nella prima settimana di ottobre, in linea con gli altri Paesi europei.
La SAM 2026 va dal 1° al 7 ottobre. Nel 2027 cadrà nelle stesse date. Tutte le ricorrenze dell’anno sono nel Calendario della Salute di AgenSalute.
L’Italia in cifre
I numeri più affidabili sono quelli della Sorveglianza bambini 0-2 anni dell’Istituto superiore di sanità. L’indagine 2025, condotta tra luglio 2025 e gennaio 2026 su 64.789 madri in tutte le regioni, dice questo:
- Allattamento esclusivo a 2-3 mesi: 48,2 per cento, contro il 46,7 del 2022.
- Allattamento esclusivo a 4-5 mesi: 39,3 per cento, un balzo rispetto al 30 per cento del 2022.
- Latte materno ancora presente a 12-15 mesi: 41,2 per cento, contro il 36,2 del 2022.
- Bambini mai allattati: 13,1 per cento.
Il gradiente geografico è netto e stabile. L’allattamento esclusivo a 2-3 mesi va dal 31,3 per cento della Campania al 62 della provincia di Trento; i bambini mai allattati sono il 7,2 per cento nelle Marche e il 24,2 in Sicilia; a 12-15 mesi riceve latte materno il 26,8 per cento dei bambini siciliani e il 54,1 di quelli del Friuli Venezia Giulia.
Un secondo dato arriva dagli ospedali. Secondo il progetto sulla policy aziendale per l’allattamento della Società italiana di neonatologia, presentato il 29 settembre 2026, il 71 per cento dei neonati sani a termine lascia il punto nascita allattato in modo esclusivo. Il problema è quello che succede dopo: i tassi calano nelle settimane successive alla dimissione, quando la madre torna a casa e il sostegno si dirada.
Il confronto con gli obiettivi internazionali va fatto con una cautela: l’OMS misura l’allattamento esclusivo a sei mesi, con un traguardo del 50 per cento fissato per il 2025 e alzato al 60 per cento entro il 2030, mentre la sorveglianza italiana rileva le fasce 2-3 e 4-5 mesi. A livello mondiale il dato 2024 è del 47,4 per cento, contro il 37 del 2012.
Cosa offre il Servizio sanitario nazionale
Dal 2017 la protezione, la promozione e il sostegno dell’allattamento sono tra i livelli essenziali di assistenza, nell’ambito del percorso nascita e dell’attività dei consultori familiari. In concreto questo significa che ogni donna ha diritto a:
- informazioni e sostegno in gravidanza, nei corsi di accompagnamento alla nascita e nelle visite ostetriche;
- aiuto per l’avvio dell’allattamento nel punto nascita, con il contatto pelle a pelle e il rooming-in dove praticato;
- sostegno dopo la dimissione da parte di ostetriche e consultori, con visite domiciliari in molte regioni e gruppi di auto-aiuto mamma a mamma;
- indicazioni coerenti da pediatri di famiglia e personale dei servizi vaccinali.
Il Tavolo tecnico operativo interdisciplinare sull’allattamento del Ministero della Salute coordina le politiche nazionali, e il Piano nazionale della prevenzione 2020-2025 ha inserito l’allattamento tra gli interventi sui primi mille giorni di vita. Ma la qualità del sostegno varia molto da un territorio all’altro, e i numeri della sorveglianza lo dimostrano.
Ospedali Amici dei Bambini
Il programma OMS-UNICEF “Insieme per l’allattamento” certifica gli ospedali e le comunità che rispettano i dieci passi per il sostegno all’allattamento. Al maggio 2025 in Italia gli Ospedali Amici dei Bambini erano 36, le Comunità Amiche 12 e quattro i corsi di laurea “amici dell’allattamento”. Su circa 440 punti nascita, è meno di uno su dieci.
Le banche del latte umano donato
L’Italia è il primo Paese europeo per numero di banche del latte umano donato: 44, contro le 37 della Germania e le 36 della Francia. Nel 2024 hanno raccolto circa 10.000 litri da 1.523 donatrici. Il latte donato è destinato ai neonati prematuri e fragili ricoverati nelle terapie intensive neonatali, ma raggiunge solo un neonato fragile su tre: il fabbisogno dei nati di peso molto basso è coperto per circa un quarto.
Allattamento e lavoro: cosa dice la legge
Il decreto legislativo 151 del 2001 garantisce alla lavoratrice dipendente due ore al giorno di riposo retribuito per l’allattamento nel primo anno di vita del bambino (una se l’orario è inferiore a sei ore), fruibili anche dal padre in alternativa. Dal 1° gennaio 2026 la legge di bilancio ha portato il congedo di paternità obbligatorio a dieci giorni retribuiti al 100 per cento ed esteso il congedo parentale fino ai 14 anni del figlio.
Alla Camera è depositata dal gennaio 2026 una proposta di legge che renderebbe obbligatori gli spazi per l’allattamento nei centri commerciali, nelle stazioni e negli aeroporti, prevederebbe una banca del latte in ogni ospedale con terapia intensiva neonatale, estenderebbe i riposi anche alle lavoratrici autonome e istituirebbe il 5 ottobre come giornata nazionale dell’allattamento. Il testo non è stato ancora calendarizzato.
Sul fronte della pubblicità, l’Italia ha recepito solo in parte il Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno: sono vietate la pubblicità delle formule per i primi sei mesi e le forniture gratuite ai reparti, ma le associazioni segnalano da anni che i controlli sono rari e le sanzioni praticamente mai applicate.
Perché conta
Secondo la serie pubblicata da The Lancet, portare l’allattamento a livelli quasi universali eviterebbe ogni anno oltre 800.000 morti di bambini sotto i cinque anni e circa 20.000 morti per tumore al seno nelle madri. L’OMS e l’UNICEF raccomandano l’allattamento esclusivo per i primi sei mesi e la sua prosecuzione, insieme ad alimenti complementari, fino a due anni e oltre. Il messaggio della SAM non è però una prescrizione alle madri: è una richiesta di condizioni, in ospedale, sul territorio e sul lavoro, che rendano possibile allattare a chi lo desidera.
Le iniziative della settimana
Durante la SAM i consultori, i punti nascita e le associazioni organizzano incontri aperti, flash mob di allattamento nelle piazze, aperture straordinarie degli sportelli ostetrici e momenti informativi nelle biblioteche e nei centri per le famiglie. Il MAMI raccoglie gli eventi sul proprio sito; regioni come il Piemonte pubblicano un calendario proprio. Le iniziative delle ASL vengono riprese tra le notizie di AgenSalute nella settimana.
Fonti
- WABA, World Breastfeeding Week 2026
- MAMI, Movimento allattamento materno italiano, SAM 2026 e storia della settimana in Italia
- Istituto superiore di sanità, Sorveglianza bambini 0-2 anni, indagine 2025 sull’allattamento
- Società italiana di neonatologia, progetto sulla policy aziendale per l’allattamento, 29 settembre 2026
- OMS, obiettivi globali di nutrizione 2030
- Epicentro ISS, politiche di protezione e promozione dell’allattamento; DPCM 12 gennaio 2017 sui LEA
- UNICEF Italia, Ospedali e Comunità Amiche dei Bambini, maggio 2025
- Associazione italiana banche del latte umano donato e SIN, dati 2024
- Decreto legislativo 151/2001; legge di bilancio 2026; proposta di legge AC 2764
- The Lancet, serie sull’allattamento 2016 e 2023
Le altre pagine del calendario di ottobre: Ottobre rosa e tumore al seno, Giornata mondiale della vista, Giornata mondiale della salute mentale.







