Il 12 dicembre è la Giornata internazionale della copertura sanitaria universale, istituita dalle Nazioni Unite nel 2017 nel giorno in cui, nel 2012, l’Assemblea generale aveva approvato la prima risoluzione che chiedeva a tutti i Paesi di garantire a ogni persona le cure di cui ha bisogno senza che per questo cada in povertà. L’Italia è uno dei pochi Paesi al mondo che ha un servizio sanitario pubblico e universale, finanziato dalla fiscalità generale, dal 1978. Ma copertura universale non significa solo avere diritto alle cure: significa poterle ottenere in tempi e a costi sostenibili, e su questo i dati italiani raccontano un sistema sotto pressione. Questa pagina spiega cosa rappresenta la Giornata, cosa chiedono le Nazioni Unite e come sta il Servizio sanitario nazionale, con i numeri che contano. Viene aggiornata ogni anno.
Che cos’è la copertura sanitaria universale
Per l’Organizzazione mondiale della sanità un Paese ha la copertura sanitaria universale quando tutte le persone hanno accesso ai servizi sanitari essenziali, dalla prevenzione alla riabilitazione, di qualità sufficiente, senza difficoltà economiche. È l’obiettivo 3.8 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, e nel mondo ne è ancora esclusa circa metà della popolazione, mentre due miliardi di persone subiscono spese sanitarie che le impoveriscono. La Giornata serve a chiedere ai governi investimenti e a misurare i progressi, con il motto “Health for All”.
In Italia il 12 dicembre è una ricorrenza meno nota di altre, ma è l’occasione in cui fondazioni, società scientifiche e sindacati della sanità fanno il bilancio del Servizio sanitario nazionale. Coincide con il periodo in cui il Parlamento approva la legge di bilancio, che fissa il finanziamento della sanità per l’anno successivo, ed è spesso il momento di mobilitazioni e appelli in difesa della sanità pubblica.
La Giornata cade il 12 dicembre ogni anno. Tutte le ricorrenze sono nel Calendario della Salute di AgenSalute.
Il Servizio sanitario nazionale in cifre
- La spesa sanitaria pubblica è stata di circa 130 miliardi di euro nel 2024, in crescita in valore assoluto, ma pari a circa il 6 per cento del PIL, sotto la media dei Paesi europei più vicini, dove Germania e Francia superano il 10 per cento. Le previsioni del governo la portano verso il 5,8 per cento nei prossimi anni.
- La spesa a carico delle famiglie, quella pagata di tasca propria per visite, esami, farmaci e odontoiatria, supera i 41 miliardi di euro l’anno, oltre un quinto della spesa sanitaria totale.
- La rinuncia alle cure: secondo l’ISTAT nel 2024 il 9,9 per cento delle persone ha rinunciato ad almeno una visita o un esame specialistico di cui aveva bisogno, per liste d’attesa troppo lunghe o per motivi economici; era il 7,5 per cento nel 2023 e il 6,3 prima della pandemia. Sono quasi sei milioni di persone.
- I livelli essenziali di assistenza, cioè le prestazioni che ogni regione deve garantire, sono rispettati in tutte le aree (prevenzione, ospedale, territorio) solo da 13 regioni; le altre, quasi tutte al Sud, restano sotto la soglia in almeno un’area.
- La mobilità sanitaria, cioè i pazienti che si curano fuori dalla propria regione, vale oltre 5 miliardi di euro l’anno e va quasi tutta dal Sud verso il Nord.
- Il personale: mancano oltre 5.500 medici di famiglia e 500 pediatri, e le domande per i corsi di laurea in infermieristica sono scese sotto i posti disponibili. L’Italia ha molti meno infermieri per abitante della media OCSE.
- La speranza di vita alla nascita è tra le più alte del mondo, oltre 83 anni, ma varia di tre anni tra la provincia di Trento e la Campania.
Cosa prevede la legge e cosa è cambiato
Il Servizio sanitario nazionale nasce con la legge 833 del 1978, che sostituisce le mutue con un sistema finanziato dalle tasse e aperto a tutti i cittadini, poi esteso agli stranieri regolari e, per le cure urgenti ed essenziali, a chiunque si trovi in Italia. L’articolo 32 della Costituzione tutela la salute come diritto fondamentale e garantisce cure gratuite agli indigenti. Dal 2001 la sanità è organizzata dalle regioni, e lo Stato fissa i livelli essenziali di assistenza e il finanziamento.
Negli ultimi anni i temi del dibattito sono stati le liste d’attesa, su cui è intervenuto il decreto del 2024 con una piattaforma nazionale di monitoraggio e la possibilità di prestazioni aggiuntive; la carenza di medici e infermieri, con il tetto alla spesa per il personale rivisto; la medicina territoriale finanziata dal PNRR, con le case di comunità e gli ospedali di comunità da completare entro il 2026; e la quota crescente di prestazioni pagata privatamente, che secondo le fondazioni indipendenti sta trasformando il sistema in una sanità a due velocità.
Cosa spetta a chi vive in Italia
- L’iscrizione al Servizio sanitario nazionale e la scelta del medico di famiglia o del pediatra, gratuite per tutti i residenti.
- Le prestazioni dei livelli essenziali di assistenza: visite, esami, ricoveri, farmaci, con il ticket dove previsto e con le esenzioni per reddito, età, patologia cronica e invalidità.
- I tempi massimi di attesa per classe di priorità sulla ricetta: 72 ore per le urgenti, 10 giorni per le brevi, 30 giorni per le visite e 60 per gli esami differibili, 120 per le programmabili. Se la ASL non li rispetta, il cittadino può chiedere la prestazione in intramoenia o nel privato convenzionato pagando solo il ticket.
- Il pronto soccorso e le cure urgenti per chiunque, compresi gli stranieri senza permesso di soggiorno, con il codice STP.
- La tessera europea di assicurazione malattia per le cure durante soggiorni negli altri Paesi dell’Unione.
Fonti
- Nazioni Unite, risoluzione 72/138 del 12 dicembre 2017; risoluzione 67/81 del 12 dicembre 2012; Organizzazione mondiale della sanità e Banca mondiale, Global Monitoring Report on Universal Health Coverage
- ISTAT, Rapporto BES 2025, dominio Salute, rinuncia a prestazioni sanitarie; conti della sanità
- Fondazione GIMBE, 8° Rapporto sul Servizio sanitario nazionale, ottobre 2025
- Ministero della Salute, monitoraggio dei livelli essenziali di assistenza, Nuovo sistema di garanzia
- Legge 23 dicembre 1978 n. 833; decreto-legge 7 giugno 2024 n. 73 sulle liste d’attesa; Piano nazionale di governo delle liste di attesa
- OCSE, Health at a Glance: Europe 2024
Le altre pagine del calendario di dicembre: Giornata mondiale contro l’AIDS, Giornata internazionale delle persone con disabilità, Campagna di vaccinazione antinfluenzale.








