giovedì, 1 Ottobre 2026

Giornata mondiale dell’ictus (29 ottobre): riconoscere i sintomi, la rete delle stroke unit e la riabilitazione

Oltre 100.000 ictus l'anno in Italia, un milione di persone con esiti, sei pazienti su dieci nelle stroke unit: come riconoscere i sintomi e come funziona la rete dell'emergenza
Quando
29 ottobre
Prossima edizione
29 ottobre 2026
Tipo
Giornata
Promotore
World Stroke Organization; in Italia A.L.I.Ce. Italia e Italian Stroke Association
Aggiornato il
1 Ottobre 2026
Giornata mondiale dell'ictus

Il 29 ottobre è la Giornata mondiale dell’ictus, promossa dalla World Stroke Organization dal 2006. In Italia l’ictus colpisce ogni anno oltre 100.000 persone, è la terza causa di morte e la prima di disabilità nell’adulto, e circa un milione di italiani convive con i suoi esiti. È anche una delle poche emergenze in cui il tempo decide tutto: nei minuti dopo l’esordio si perdono milioni di neuroni, e le terapie che possono salvare il cervello funzionano solo se il paziente arriva in fretta nell’ospedale giusto. Questa pagina spiega cosa rappresenta la Giornata, come riconoscere i sintomi, quali sono i numeri italiani, come è organizzata la rete delle stroke unit e cosa succede dopo la fase acuta. Viene aggiornata ogni anno.

Che cos’è la Giornata mondiale dell’ictus

L’obiettivo della ricorrenza è insegnare a tutti a riconoscere un ictus e a chiamare subito i soccorsi, e insieme ricordare che fino all’80 per cento degli ictus si può prevenire controllando i fattori di rischio. In Italia la Giornata è presidiata da A.L.I.Ce. Italia, la federazione delle associazioni per la lotta all’ictus cerebrale, nata ad Aosta nel 1997 e oggi presente in tutte le regioni, e dall’Italian Stroke Association, la società scientifica. Le attività ricorrenti sono l’illuminazione di verde di monumenti e palazzi comunali, le campagne sui social sui segnali d’allarme, gli incontri nelle piazze con la misurazione della pressione e del ritmo cardiaco, e il progetto “FAST Heroes” nelle scuole primarie, che insegna ai bambini a riconoscere i sintomi nei nonni.

La Giornata cade il 29 ottobre ogni anno, lo stesso giorno della Giornata mondiale della psoriasi. Tutte le ricorrenze sono nel Calendario della Salute di AgenSalute.

Riconoscere i sintomi: il metodo FAST

Le campagne di tutto il mondo usano l’acronimo inglese FAST, che in italiano si può ricordare così:

  • Faccia: la bocca è storta, un lato del viso non si muove quando la persona prova a sorridere.
  • Arti: un braccio cade o non si solleva, una gamba cede.
  • Sintomi del linguaggio: la persona non riesce a parlare, parla in modo impastato o non capisce.
  • Tempo: chiamare subito il 112, dire che si sospetta un ictus, annotare l’ora in cui sono comparsi i sintomi.

La versione estesa BE-FAST aggiunge l’equilibrio (perdita improvvisa di equilibrio o vertigine) e gli occhi (perdita improvvisa della vista da un occhio o di metà del campo visivo). Altri segnali sono il formicolio o l’intorpidimento improvviso di metà corpo, un mal di testa violento e mai provato, la confusione improvvisa.

Tre regole: non aspettare che passi, perché anche se i sintomi regrediscono in pochi minuti (attacco ischemico transitorio) il rischio di un ictus nelle ore successive è alto; non andare in ospedale con mezzi propri, perché il 118 porta il paziente direttamente nel centro attrezzato e avvisa in anticipo; non dare da mangiare o da bere.

L’Italia in cifre

  • Ictus l’anno: tra 100.000 e 120.000 secondo le stime dell’Italian Stroke Association, di cui circa 12.000 in persone sotto i 55 anni.
  • Esiti: circa un terzo dei pazienti muore entro un anno, un terzo resta con una disabilità grave, un terzo recupera in tutto o in parte. Metà dei sopravvissuti ha deficit cognitivi.
  • Persone che vivono con gli esiti di un ictus: circa un milione. Ogni anno circa 50.000 perdono l’autonomia.
  • Mortalità: in calo, del 15 per cento circa tra il 2017 e il 2022, per effetto della prevenzione e delle terapie della fase acuta.
  • Fattori di rischio: l’ipertensione, che riguarda 16 milioni di italiani e spesso non è controllata, è il primo; la fibrillazione atriale è all’origine di un ictus su cinque, e di quelli più gravi; seguono diabete, fumo, colesterolo, sedentarietà e obesità.

La rete dell’emergenza: stroke unit, trombolisi, trombectomia

Un ictus ischemico, cioè da occlusione di un’arteria cerebrale, oggi si cura con due terapie: la trombolisi, un farmaco che scioglie il trombo, da somministrare entro quattro ore e mezza dall’esordio, e la trombectomia meccanica, la rimozione del trombo con un catetere, possibile fino a 6 ore e in casi selezionati fino a 24. Entrambe richiedono una stroke unit, il reparto dedicato con neurologi e personale addestrato, e per la trombectomia un centro di secondo livello con neuroradiologia interventistica.

In Italia le stroke unit sono circa 200, ma la loro distribuzione non è uniforme: metà stanno al Nord, un quarto al Centro, poco più di un quinto al Sud e nelle isole. Il risultato è che solo sei pazienti su dieci vengono ricoverati in una stroke unit, contro un obiettivo del 90 per cento fissato dal piano d’azione nazionale sull’ictus al 2030. Anche la trombectomia raggiunge poco più di un terzo dei pazienti che ne avrebbero indicazione. Le regioni hanno organizzato reti “tempo-dipendenti” con centri hub e spoke e sistemi di telemedicina, ma i tempi tra l’arrivo in ospedale e il trattamento, che dovrebbero stare entro i 60 minuti, restano molto variabili. Il primo anello della catena è comunque il cittadino: poco più di metà dei pazienti arriva con il 118, gli altri con mezzi propri, perdendo tempo prezioso.

Dopo la fase acuta: la riabilitazione

Il recupero dipende da una riabilitazione precoce, intensiva e continuativa, che inizia in ospedale e prosegue in strutture di riabilitazione, a domicilio o in ambulatorio per mesi. È la parte del percorso su cui pesano di più le differenze regionali: i posti letto di riabilitazione neurologica sono insufficienti in molte aree, le liste d’attesa per la riabilitazione territoriale sono lunghe e il carico ricade sulle famiglie. Le associazioni chiedono da anni protocolli uniformi per il post-ictus, la presa in carico del caregiver e il riconoscimento della disabilità in tempi rapidi. A chi ha avuto un ictus spetta inoltre la prevenzione secondaria: farmaci antiaggreganti o anticoagulanti, controllo della pressione e degli altri fattori di rischio, e il trattamento della fibrillazione atriale se presente.

Prevenire: le regole di base

Misurare la pressione regolarmente e curarla se è alta, anche se non dà sintomi. Dopo i 65 anni, o in presenza di palpitazioni, chiedere al medico di controllare il polso per cercare la fibrillazione atriale, che si cura con gli anticoagulanti. Non fumare, muoversi ogni giorno, tenere sotto controllo glicemia e colesterolo. E imparare a memoria il metodo FAST: nella maggior parte dei casi a riconoscere l’ictus non è il paziente ma chi gli sta accanto.

Fonti

  • World Stroke Organization, World Stroke Day
  • A.L.I.Ce. Italia Odv, materiali informativi e campagne; Italian Stroke Association, dati epidemiologici e Action Plan for Stroke in Italy 2024-2030
  • Istituto superiore di sanità, progetto Cuore, scheda sull’ictus
  • Agenas, relazione sulla rete per l’ictus; DM 70/2015 e Accordo Stato-Regioni 2018 sulle reti tempo-dipendenti
  • GISE, dati sull’accesso alla trombectomia
  • ISTAT, cause di morte, malattie cerebrovascolari

Le altre pagine del calendario di ottobre: Giornata mondiale della psoriasi, Giornata mondiale dell’osteoporosi, Giornata mondiale della vista.

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