L’acqua è il luogo delle vacanze e anche quello degli incidenti più gravi dell’estate: in Italia annegano ogni anno circa 400 persone, e l’annegamento è la seconda causa di morte accidentale nei bambini da uno a quattro anni, quasi sempre in piscina o in acque calme, in silenzio, con un adulto a pochi metri distratto da un telefono o da una conversazione. Gli adulti muoiono soprattutto in mare, per le correnti, i malori e l’alcol, e i tuffi in acque basse provocano ogni anno decine di lesioni del midollo in giovani. La sicurezza in acqua non è questione di fortuna: le regole sono poche, conosciute e dimostrate. Questa guida le raccoglie: come sorvegliare i bambini, cosa dicono le bandiere e come uscire da una corrente, i tuffi, la congestione e le altre leggende, le infezioni di piscina e cosa fare quando qualcuno è in difficoltà in acqua.
Sicurezza in acqua per i bambini: la sorveglianza che funziona
Un bambino annega in meno di un minuto e senza rumore: non grida, non agita le braccia, scompare. La prevenzione è una sola, la sorveglianza attiva: un adulto che guarda il bambino senza fare altro, a portata di braccio per i piccoli sotto i cinque anni e per chi non sa nuotare, e che si dà il cambio con un altro adulto, perché “lo guardiamo tutti” vuol dire che non lo guarda nessuno. Braccioli, ciambelle e materassini non sono dispositivi di sicurezza: i braccioli si sfilano e si sgonfiano, le ciambelle si rovesciano; il giubbotto salvagente omologato, della misura giusta, è l’unico ausilio che tiene a galla con la testa fuori. Le piscine private, anche gonfiabili, vanno recintate con un cancello che si chiude da solo, e le piscinette svuotate dopo l’uso: un bambino annega in dieci centimetri d’acqua. I corsi di acquaticità e di nuoto dai quattro anni riducono il rischio ma non lo eliminano, e i bambini che “sanno nuotare” in piscina non sanno affrontare le onde. In spiaggia, far fare il bagno vicino alla torretta del bagnino, insegnare ai bambini un punto di riferimento sulla riva, e tenere i piccoli fuori dall’acqua quando c’è bandiera rossa, anche sulla riva, perché un’onda basta.
Bandiere, correnti e mare mosso
La bandiera verde indica mare calmo e servizio di salvataggio attivo, la gialla mare mosso e balneazione con prudenza, la rossa balneazione pericolosa e vietata, quella rossa con il bagnino assente la mancanza del servizio. Le correnti di risacca, i canali d’acqua che dalla riva vanno verso il largo nei punti dove le onde si abbassano, trascinano anche i nuotatori esperti: si riconoscono da una striscia di acqua più scura e piatta tra le onde, spesso con schiuma e sabbia che vanno verso il largo. Chi viene preso non deve nuotare contro la corrente verso la riva, perché si esaurisce: deve restare a galla, lasciarsi portare, nuotare parallelo alla riva per uscire dal canale, in genere largo pochi metri, e poi tornare dove le onde si rompono; e chiedere aiuto alzando un braccio. Con il mare mosso non si entra con i materassini, che il vento porta al largo in pochi minuti, e non si fa il bagno vicino a scogli, moli e foci di fiumi. L’alcol è presente in un annegamento di adulti su quattro: dopo aver bevuto non si entra in acqua, e chi ha bevuto non fa il bagnino degli altri.
I tuffi
I tuffi in acque basse, da scogli, moli, barche e bordi di piscina, provocano ogni anno in Italia decine di fratture della colonna cervicale, con paralisi permanenti in ragazzi tra i 15 e i 25 anni, quasi tutti maschi. Le regole: non tuffarsi mai in acque che non si conoscono, verificare la profondità entrando a piedi, non tuffarsi di testa dove l’acqua è meno di tre metri o torbida, mai di notte, mai dopo l’alcol, e le sfide tra amici dagli scogli sono il contesto tipico degli incidenti. In piscina il tuffo di testa è consentito solo nella parte profonda e dove è segnalato.
Congestione, crampi e altre leggende
La “congestione” dopo mangiato, come viene intesa in Italia, non esiste nella letteratura medica: non c’è un’ora o tre ore da aspettare dopo il pasto per entrare in acqua. Quello che esiste è il rischio di un malore, con nausea, vertigini e perdita di coscienza, quando si entra bruscamente in acqua fredda dopo essere stati a lungo al sole, con il corpo molto caldo, soprattutto dopo un pasto abbondante e con alcol: la differenza di temperatura provoca una risposta del sistema nervoso che può far svenire, e in acqua svenire significa annegare. La prevenzione è entrare gradualmente, bagnando polsi, nuca e petto, non tuffarsi di colpo se si è accaldati, evitare i bagni dopo pasti pesanti e alcolici, e uscire dall’acqua ai primi sintomi. I crampi colpiscono quando si è stanchi, infreddoliti e disidratati: chi ne ha uno in acqua deve galleggiare sulla schiena, distendere il muscolo e chiedere aiuto, senza tentare di nuotare a riva in fretta. Lo shock da acqua fredda, nei laghi e nei fiumi di montagna, provoca un respiro affannoso incontrollabile nel primo minuto: entrare lentamente e non da soli. Le apnee prolungate “per allenarsi” in piscina causano svenimenti senza preavviso e sono vietate in molte strutture.
Le infezioni di piscina e di mare
L’acqua della piscina, se disinfettata, trasmette poche infezioni, ma non è sterile: la gastroenterite da Cryptosporidium, resistente al cloro, si diffonde con chi fa il bagno con la diarrea, per cui chi ha avuto diarrea non entra in piscina per due settimane e i bambini piccoli usano i pannolini da acqua, cambiati fuori dalla vasca. Le verruche e il piede d’atleta si prendono a bordo vasca e nelle docce: ciabatte sempre. L’otite del nuotatore, un’infezione del condotto uditivo esterno, colpisce chi sta molto in acqua e si previene asciugando le orecchie inclinando la testa e con il phon a bassa temperatura, e con gocce apposite consigliate dal farmacista; se compaiono dolore e prurito, serve il medico. La congiuntivite da cloro è irritativa e passa con lavaggi e lacrime artificiali; gli occhialini la prevengono. In mare, le dermatiti da plancton e le punture di meduse e tracine sono i rischi più comuni. La balneazione è vietata vicino alle foci e nei tratti segnalati dai cartelli dopo i temporali, perché le fogne scaricano; i dati sulla qualità delle acque di ogni spiaggia sono sul portale Acque del Ministero della Salute e delle ARPA.
Cosa fare in caso di emergenza in acqua
- Chi vede una persona in difficoltà chiama il bagnino e il 112, o il 1530 della Guardia costiera in mare; non si tuffa per salvarla se non è addestrato, perché chi sta annegando si aggrappa e trascina sotto: si lancia qualcosa che galleggia, un salvagente, una tavola, una borsa frigo vuota, o si allunga un remo, un asciugamano, un bastone.
- Una volta a riva, se la persona non respira si iniziano subito le compressioni toraciche e le ventilazioni, cinque respiri iniziali e poi 30 compressioni e 2 respiri, senza cercare di “far uscire l’acqua”, e si usa il defibrillatore se c’è, che negli stabilimenti è obbligatorio; si continua fino all’arrivo dei soccorsi.
- Chi è stato recuperato dall’acqua e sembra stare bene va comunque visitato in pronto soccorso: l’acqua inalata può dare problemi respiratori anche dopo ore.
- Dopo un tuffo con trauma, non si muove la persona dall’acqua se non per tenerle la testa fuori e allineata con il corpo, in attesa dei soccorritori.
Un corso di primo soccorso e di rianimazione di poche ore, offerto da Croce Rossa, Salvamento e dalle ASL, è il modo migliore per prepararsi: la maggior parte degli annegamenti avviene davanti a familiari che non sanno cosa fare.
Fonti
- Istituto superiore di sanità, Osservatorio annegamenti e rapporto ISTISAN sugli incidenti in acqua; EpiCentro, annegamento e prevenzione
- Ministero della Salute, portale Acque di balneazione e ordinanze balneari; Guardia costiera, campagna Mare sicuro e numero 1530
- Società italiana di pediatria e Federazione italiana medici pediatri, decalogo per la sicurezza dei bambini in acqua
- Organizzazione mondiale della sanità, Global report on drowning e linee guida sulla prevenzione dell’annegamento
- Federazione italiana nuoto, sezione Salvamento, protocolli di soccorso e requisiti degli assistenti bagnanti
- Società italiana di medicina di emergenza-urgenza e Italian Resuscitation Council, linee guida sulla rianimazione dell’annegato; Istituto superiore di sanità, infezioni correlate alle acque ricreative
Le altre guide di AgenSalute sono nella pagina Guide di AgenSalute.








