Le punture di zanzara sono il fastidio dell’estate, ma da alcuni anni sono anche un tema di salute pubblica: la zanzara tigre è ormai in tutta Italia, la zanzara comune trasmette il virus West Nile nella pianura padana e nelle regioni del centro, e ogni estate si registrano casi di Dengue e Chikungunya, importati dai viaggi e in alcuni casi trasmessi localmente. Le punture di vespe, calabroni e api mandano in pronto soccorso migliaia di persone e in pochi casi, in chi è allergico, sono mortali. E in spiaggia le meduse sono sempre più frequenti. La difesa è fatta di repellenti usati bene, di eliminazione dei ristagni d’acqua e di pochi gesti corretti dopo una puntura. Questa guida raccoglie cosa funziona e cosa no, le regole per i bambini e la gravidanza, le malattie trasmesse dalle zanzare in Italia e cosa fare in caso di reazione grave.
Punture di zanzara: le specie in Italia e le malattie che trasmettono
La zanzara tigre, attiva di giorno, punge alle caviglie e alle gambe, vive in città e depone le uova in qualsiasi ristagno, dal sottovaso al tombino; può trasmettere Dengue, Chikungunya e Zika quando punge una persona infetta di ritorno da un viaggio, e dal 2023 in Italia ci sono stati focolai locali di Dengue in Lombardia, Lazio, Marche e altre regioni. La zanzara comune, attiva al tramonto e di notte, trasmette il virus West Nile, che dal 2008 è presente ogni estate nelle province della pianura padana e, negli ultimi anni, anche nel Lazio, in Campania e nel Sud: nell’80 per cento dei casi l’infezione non dà sintomi, nel 20 per cento febbre, mal di testa e dolori, e in meno dell’1 per cento, quasi sempre in anziani e persone con difese ridotte, una forma neurologica grave; non esiste un vaccino né una cura specifica, e la prevenzione delle punture è l’unica protezione. Per Dengue esiste un vaccino, consigliato a chi viaggia in aree endemiche. Il sistema di sorveglianza dell’Istituto superiore di sanità pubblica ogni settimana i casi e le province interessate.
Repellenti: cosa funziona e per chi
- DEET, in concentrazione dal 20 al 50 per cento, è il più studiato e protegge per 4-8 ore; sopra il 30 per cento non aumenta l’efficacia ma la durata. Dai 2 anni, a concentrazioni basse, e dai 12 anni in su senza limiti; in gravidanza è consentito a concentrazioni fino al 30 per cento.
- Icaridina (picaridina) al 20 per cento, efficace quanto il DEET, meno irritante e senza odore, dai 2 anni.
- IR3535 al 20 per cento, meno duraturo, usabile dai 6 mesi su indicazione del pediatra, in genere la scelta per i più piccoli.
- Olio di eucalipto citriodora (PMD) al 30 per cento, di origine vegetale, con efficacia dimostrata ma breve, dai 3 anni.
- Non funzionano o funzionano pochi minuti: braccialetti, cerotti, oli essenziali di citronella, geranio e lavanda, dispositivi a ultrasuoni, app per il telefono, vitamina B e aglio, candele alla citronella all’aperto.
Il repellente si applica sulla pelle scoperta, non sotto i vestiti, non vicino a occhi e bocca, non sulle mani dei bambini piccoli, dopo la crema solare e non prima; va lavato via al rientro e riapplicato dopo il bagno o quando si suda. Sotto i 6 mesi non si usano repellenti: zanzariera sulla culla e sul passeggino. Gli insetticidi a base di permetrina si applicano su vestiti, tende e zanzariere e non sulla pelle. In casa funzionano le zanzariere alle finestre, i diffusori elettrici con piretroidi usati nelle stanze arieggiate, i ventilatori che disturbano il volo, e la climatizzazione.
Eliminare i ristagni
Le zanzare nascono in casa e nel cortile, non arrivano da lontano: un sottovaso con due dita d’acqua produce centinaia di zanzare tigre in una settimana. Le regole, obbligatorie nei comuni con le ordinanze estive: svuotare ogni settimana sottovasi, secchi, annaffiatoi, ciotole degli animali, piscinette e teli; coprire bidoni e cisterne con reti; mettere nei tombini e nelle caditoie le pastiglie larvicide ogni due-quattro settimane; tenere pulite grondaie e fontane, e nelle vasche con acqua ferma mettere pesci rossi, che mangiano le larve. L’erba alta e le siepi ospitano le zanzare adulte: tagliare e irrigare al mattino. I trattamenti con insetticidi contro gli adulti sono riservati ai casi di malattia, decisi dalle ASL, e non vanno fatti per conto proprio.
La puntura di zanzara: cosa fare
La puntura si tratta con acqua fredda, una pomata o un gel antiprurito a base di antistaminico o di cortisone a bassa potenza, e senza grattare, perché le lesioni grattate si infettano, soprattutto nei bambini. L’ammoniaca e i rimedi della nonna irritano la pelle. Le reazioni più grandi, con gonfiore di diversi centimetri e calore, sono reazioni locali esagerate e si curano con antistaminico per bocca e cortisone in crema; non sono allergie pericolose. Serve il medico se compaiono pus, strie rosse che risalgono l’arto, febbre, oppure se dopo una puntura in una zona con West Nile o al rientro da un viaggio tropicale compaiono febbre, mal di testa forte, dolori, eruzione cutanea: in quest’ultimo caso va detto al medico da dove si è tornati.
Vespe, calabroni, api e allergia
Vespe, calabroni e api pungono quando si sentono minacciati, vicino ai nidi, al cibo e alle bevande zuccherate: non agitare le braccia, non schiacciarli, tenere coperti i bicchieri, controllare le lattine prima di bere, non camminare scalzi sull’erba, non usare profumi intensi all’aperto. In caso di puntura, togliere il pungiglione dell’ape raschiando con un’unghia o una carta, senza pinzette che spremono il veleno, lavare, ghiaccio, antistaminico e cortisone in crema; il dolore e il gonfiore locale durano uno o due giorni. In una persona su cento le punture di imenotteri causano una reazione allergica generalizzata: orticaria diffusa, gonfiore di labbra, palpebre o gola, difficoltà a respirare, voce rauca, vertigini, calo di pressione, perdita di coscienza, in pochi minuti. È un’anafilassi: chiamare il 112, sdraiare la persona con le gambe alzate, usare subito l’adrenalina autoiniettabile se è disponibile. Chi ha avuto una reazione di questo tipo deve fare una visita allergologica, portare sempre con sé l’adrenalina prescritta e può fare l’immunoterapia con il veleno, che protegge in oltre il 90 per cento dei casi. Le punture in bocca o in gola, anche in chi non è allergico, vanno in pronto soccorso per il rischio di gonfiore delle vie aeree.
Meduse e altri incontri in spiaggia
Il contatto con una medusa provoca bruciore, dolore e un’eruzione con lesioni lineari. Cosa fare: uscire dall’acqua, sciacquare con acqua di mare, mai dolce né con urina, che peggiora; togliere i residui di tentacoli con una tessera di plastica, senza strofinare con la sabbia; applicare un gel astringente al cloruro di alluminio o una crema al cortisone; il calore, acqua calda a 40-45 gradi per 20 minuti, riduce il dolore. Serve il medico per reazioni estese, sintomi generali come nausea, vertigini, difficoltà a respirare, o per punture al viso e nei bambini piccoli. Le tracine, pesci sepolti nella sabbia dei fondali bassi, pungono il piede con un dolore molto forte: immergere il piede in acqua più calda possibile per 30-60 minuti, che inattiva il veleno, poi disinfettare; in pronto soccorso se il dolore non passa o la spina resta nella pelle. Per i ricci di mare, togliere le spine con una pinzetta e disinfettare.
Fonti
- Ministero della Salute, Piano nazionale di prevenzione, sorveglianza e risposta alle arbovirosi 2020-2025 e circolari annuali su West Nile, Dengue e Chikungunya
- Istituto superiore di sanità, EpiCentro, bollettini di sorveglianza delle arbovirosi e schede sui repellenti
- Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), aggiornamenti sulle zanzare invasive e sui casi autoctoni in Europa
- Società italiana di allergologia, asma e immunologia clinica (SIAAIC), raccomandazioni sull’allergia al veleno di imenotteri
- Società italiana di pediatria, consigli sui repellenti nei bambini; Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA), valutazioni dei principi attivi repellenti
- Istituto superiore di sanità e Società italiana di medicina di emergenza-urgenza, indicazioni sul trattamento delle punture di meduse e tracine
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