domenica, 11 Ottobre 2026

Freddo e anziani: come proteggere chi ha più di 65 anni in inverno, dalla casa ai farmaci, dalle cadute al monossido

Il freddo fa più vittime del caldo, quasi tutte tra gli anziani: infarti, polmoniti, cadute sul ghiaccio, stufe. La guida per chi ha più di 65 anni e per chi se ne prende cura: casa, farmaci, vaccini, segnali di allarme
Freddo e anziani: come proteggerli in inverno, la guida di AgenSalute

In Italia il freddo uccide più del caldo: la mortalità aumenta ogni inverno di un 10-15 per cento rispetto alla media dell’anno, e l’aumento riguarda quasi solo le persone sopra i 65 anni. Non sono morti per assideramento, che restano rare, ma infarti, ictus, polmoniti e scompensi di malattie croniche, favoriti dalle basse temperature, e poi le cadute sul ghiaccio e le intossicazioni da monossido di carbonio nelle case riscaldate male. Gli anziani sentono meno il freddo, producono meno calore e spesso, per risparmiare, tengono la casa troppo fredda. Questa guida spiega cosa fa il freddo all’organismo che invecchia, come proteggere un anziano in casa e fuori, quali farmaci richiedono attenzione e quali segnali devono far chiamare il medico. È pensata per chi ha più di 65 anni e per figli, badanti e vicini.

Freddo e anziani: cosa succede dopo i 65 anni

Con l’età il corpo regola peggio la temperatura: i brividi sono meno efficaci, la circolazione periferica è più lenta, la sensibilità al freddo diminuisce. Il freddo restringe i vasi, alza la pressione e rende il sangue più denso: è il motivo per cui infarti e ictus aumentano nelle ondate di gelo, soprattutto nelle prime ore del mattino e dopo uno sforzo all’aperto come spalare la neve. L’aria fredda e secca irrita i bronchi e abbassa le difese delle vie respiratorie, e in inverno circolano influenza, virus respiratorio sinciziale e pneumococco: la polmonite è la complicanza più frequente. Chi ha diabete, malattie cardiache, BPCO, demenza o prende molti farmaci è più esposto, come chi vive solo e chi ha un reddito basso.

La casa

  • La temperatura: almeno 18-20 gradi di giorno nelle stanze dove si sta, non sotto i 16 di notte; in bagno, dove avvengono molti malori, un po’ di più. Il risparmio sul riscaldamento è tra le prime cause di ricovero: chi ha difficoltà economiche può chiedere il bonus sociale per il gas e il contributo dei servizi sociali.
  • Le stufe e i bracieri: le stufe a gas, a kerosene e i bracieri in stanze chiuse producono monossido di carbonio, un gas senza odore che ogni inverno causa decine di morti; vanno usati solo con una finestra socchiusa, mai di notte, e con caldaie, scaldabagni e canne fumarie controllati ogni anno. Mal di testa, nausea, vertigini e sonnolenza che migliorano uscendo di casa sono i sintomi dell’intossicazione: finestre aperte, fuori subito, 112. Un rilevatore di monossido costa poche decine di euro.
  • L’umidità: l’aria dei termosifoni secca naso e gola; un umidificatore o una ciotola d’acqua sui radiatori aiutano a prevenire le infezioni respiratorie.
  • Arieggiare dieci minuti al giorno, anche con il freddo, per ricambiare l’aria.
  • Le coperte elettriche e le borse dell’acqua calda vanno usate con attenzione nelle persone con diabete o ridotta sensibilità, che non si accorgono delle scottature.

Fuori casa: cadute, ghiaccio e sforzi

Una persona su tre sopra i 65 anni cade almeno una volta l’anno, e in inverno il ghiaccio, le foglie bagnate e la poca luce aumentano le cadute, che nel 10 per cento dei casi provocano fratture, con l’anca in testa. Le regole: scarpe chiuse con suola in gomma scolpita, bastone con il puntale per il ghiaccio, uscire nelle ore centrali della giornata, evitare i marciapiedi non trattati e, con il gelo, rinunciare a uscire chiedendo a qualcuno di fare la spesa. Spalare la neve e spingere l’auto sono sforzi improvvisi al freddo che nei cardiopatici vanno evitati. Vestirsi a strati, con un capo che copra testa e collo, guanti e sciarpa sulla bocca nelle giornate di vento, che protegge anche i bronchi. In auto, una coperta e il telefono carico.

Farmaci e malattie croniche

  • Alcuni farmaci peggiorano la risposta al freddo: i betabloccanti e altri antipertensivi, i sedativi e gli antidepressivi, che riducono la percezione del freddo e aumentano le cadute; chi li prende non deve sospenderli, ma deve sapere che sente meno i segnali.
  • La pressione sale con il freddo: chi è iperteso la misuri più spesso in inverno, perché la terapia può richiedere un aggiustamento, e non interrompa mai da solo.
  • Chi ha il diabete controlli i piedi ogni giorno: il freddo riduce la circolazione e le lesioni si infettano senza dolore.
  • Chi ha BPCO o asma tenga a portata di mano i farmaci al bisogno e abbia un piano con il medico per le riacutizzazioni, che in inverno raddoppiano.
  • Le scorte: prima delle feste e delle previsioni di neve, verificare che i farmaci bastino per almeno due settimane.
  • I vaccini: antinfluenzale ogni autunno, antipneumococcico una volta dopo i 65 anni, anti Covid e, dai 75 anni, quello contro il virus respiratorio sinciziale, tutti gratuiti; insieme riducono la maggior parte delle polmoniti invernali.

Mangiare e bere in inverno

Il freddo aumenta il fabbisogno di energia e gli anziani tendono a mangiare meno: tre pasti caldi al giorno, con proteine a ogni pasto, dai legumi al pesce alle uova, aiutano a mantenere il calore e i muscoli. La sete diminuisce ma la disidratazione in inverno esiste, favorita dall’aria secca e dai diuretici: un litro e mezzo di liquidi al giorno tra acqua, brodi, tisane e latte caldo. L’alcol dà una sensazione di calore ma dilata i vasi e fa perdere calore più in fretta, oltre ad aumentare le cadute: il bicchiere “per scaldarsi” prima di uscire è la cosa sbagliata. La vitamina D, che in inverno manca per la poca luce, va integrata su indicazione del medico, perché riduce il rischio di fratture.

I segnali di allarme

Chiamare il medico, la guardia medica o il 112 se un anziano presenta:

  • confusione, sonnolenza o parola impastata improvvise, anche senza febbre: possono essere ipotermia, intossicazione da monossido o un ictus;
  • pelle fredda e pallida, brividi che si fermano, battito lento: ipotermia, da trattare coprendo e scaldando gradualmente, senza bagni caldi né alcol, in attesa dei soccorsi;
  • dolore o peso al petto, affanno a riposo, gonfiore improvviso delle gambe;
  • febbre con tosse, respiro frequente o dolore al fianco: la polmonite negli anziani può dare pochi sintomi;
  • una caduta, anche senza dolore immediato: le fratture dell’anca e i traumi cranici in chi prende anticoagulanti vanno sempre valutati in pronto soccorso;
  • il mancato contatto: se un anziano che vive solo non risponde al telefono per un giorno, andare a vedere.

Chi può aiutare

I comuni e le ASL attivano in inverno numeri per gli anziani soli, i servizi di consegna di spesa e farmaci, l’assistenza domiciliare e i centri diurni; il medico di famiglia può attivare l’infermiere di comunità per le visite a casa; le associazioni come Auser e la Croce Rossa hanno linee telefoniche di compagnia e trasporto. Il modo più efficace per proteggere un anziano dal freddo resta però lo stesso che per il caldo: una telefonata al giorno e una visita a settimana da parte di chi gli vuole bene.

Fonti

  • Ministero della Salute, “Decalogo per la protezione dal freddo” e guida sulle ondate di freddo
  • Istituto superiore di sanità, EpiCentro, freddo e salute; sistema di sorveglianza della mortalità giornaliera; sorveglianza PASSI d’Argento sulle cadute negli over 65
  • Organizzazione mondiale della sanità, Housing and health guidelines: temperature interne e salute
  • Vigili del fuoco e Ministero dell’Interno, prevenzione delle intossicazioni da monossido di carbonio
  • Società italiana di gerontologia e geriatria, raccomandazioni per l’inverno; calendario vaccinale per gli over 65 del Piano nazionale prevenzione vaccinale

Le altre guide di AgenSalute sono nella pagina Guide di AgenSalute.

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