domenica, 11 Ottobre 2026

Bambini e virus dell’inverno: febbre, bronchiolite, tosse e vomito, cosa fare a casa e quando andare al pronto soccorso

Da novembre a marzo i bambini si ammalano di continuo e i pronto soccorso si riempiono di casi gestibili a casa. Come trattare la febbre, cos'è la bronchiolite e come si previene, i segnali veri di allarme, gli errori comuni
Bambini e virus dell'inverno: febbre e bronchiolite, la guida di AgenSalute

Un bambino che frequenta il nido o la scuola dell’infanzia prende in media da sei a otto infezioni respiratorie ogni inverno, e un genitore passa i mesi freddi a chiedersi se stavolta sia il caso di correre al pronto soccorso. Nella grande maggioranza dei casi la risposta è no: febbre, tosse e raffreddore si curano a casa, e il pediatra è il riferimento. Esistono però segnali che vanno riconosciuti subito, e un’infezione, la bronchiolite da virus respiratorio sinciziale, che nei primi mesi di vita è la prima causa di ricovero e che oggi si può prevenire con una sola iniezione. Questa guida raccoglie quello che pediatri e società scientifiche ripetono ogni anno: cosa fare con la febbre, cosa fare con la tosse e il vomito, come funziona la prevenzione della bronchiolite, quando andare in pronto soccorso e quando no.

La febbre: cosa fare e cosa non fare

La febbre è una difesa, non una malattia, e la sua altezza non misura la gravità: un bambino vivace con 39 preoccupa meno di un bambino abbattuto con 38. Si misura con il termometro digitale sotto l’ascella, o rettale nei lattanti; i termometri a infrarossi per la fronte sono imprecisi. Le regole della Società italiana di pediatria:

  • si abbassa solo se il bambino sta male, non per riportare il numero sotto una soglia; un bambino che gioca con 38,5 non ha bisogno di farmaci;
  • il farmaco è il paracetamolo, dalla nascita, o l’ibuprofene dai tre mesi, alla dose calcolata sul peso e non sull’età, con l’intervallo indicato; non si alternano i due farmaci per principio, non si danno insieme, e l’aspirina è vietata sotto i 16 anni;
  • niente spugnature fredde, niente alcol sulla pelle, niente bambino coperto o svestito troppo: vestiti leggeri e stanza a 20 gradi;
  • far bere spesso: la febbre disidrata, e nei lattanti si offre il seno o il biberon più spesso;
  • l’appetito tornerà: nei giorni di febbre contano i liquidi, non il cibo;
  • gli antibiotici non servono contro i virus, che causano la quasi totalità delle febbri invernali; li prescrive il pediatra se sospetta un’otite, una polmonite o una tonsillite batterica.

Le convulsioni febbrili colpiscono il 3-4 per cento dei bambini tra i sei mesi e i cinque anni: spaventano, ma durano pochi minuti e non lasciano danni. Il bambino va messo su un fianco, senza nulla in bocca, e si chiama il 112 se la crisi dura più di cinque minuti o è la prima.

Raffreddore, tosse e bronchiolite

Il naso chiuso nei lattanti, che respirano solo dal naso, impedisce di mangiare e dormire: i lavaggi nasali con soluzione fisiologica, più volte al giorno e prima delle poppate, sono la cura più utile dell’inverno. Gli sciroppi per la tosse non hanno prove di efficacia e sotto i sei anni sono sconsigliati; il miele, dopo l’anno, riduce la tosse notturna. Gli aerosol con mucolitici o cortisone non servono nel raffreddore comune e vanno fatti solo su indicazione del pediatra. Il fumo in casa, anche sul balcone, raddoppia le infezioni respiratorie dei bambini.

La bronchiolite è l’infezione dei bronchi più piccoli che colpisce i bambini sotto l’anno, quasi sempre per il virus respiratorio sinciziale, tra novembre e marzo: comincia come un raffreddore e dopo due o tre giorni compaiono tosse insistente, respiro veloce e rumoroso, difficoltà a poppare. Oltre il 60 per cento dei bambini la incontra nel primo anno; circa il 4 per cento dei lattanti viene ricoverato, e uno su cinque di questi finisce in terapia intensiva. Non esistono farmaci: la cura è lavaggi nasali, piccoli pasti frequenti, posizione semiseduta e, in ospedale, ossigeno e alimentazione con sondino.

La prevenzione della bronchiolite: una sola iniezione

Dal 2024 esiste il nirsevimab, un anticorpo monoclonale che protegge il neonato per tutta la stagione con una singola iniezione intramuscolare, e che nei Paesi che l’hanno adottato ha ridotto i ricoveri per bronchiolite dell’80-90 per cento; in Emilia-Romagna, la prima grande regione a offrirlo, i ricoveri sotto l’anno sono calati del 65 per cento e quelli in terapia intensiva del 77. Nella stagione 2025-2026 l’offerta gratuita è stata estesa dalle regioni a tutti i nati nel periodo di circolazione del virus, in genere da agosto a marzo, somministrata al punto nascita prima della dimissione o dal pediatra nelle prime settimane, e ai bambini prematuri o con malattie cardiache e respiratorie anche nel secondo anno. Per i nati in primavera e in estate la dose viene proposta a ottobre, all’inizio della stagione. Non è un vaccino, non impegna il sistema immunitario del bambino e si può fare insieme alle vaccinazioni del calendario. In alternativa esiste il vaccino per la madre in gravidanza, tra la 32esima e la 36esima settimana, che protegge il neonato nei primi mesi. I genitori possono chiedere l’uno o l’altro al punto nascita, al pediatra o al centro vaccinale.

Vomito e diarrea

Le gastroenteriti da rotavirus e norovirus sono il secondo motivo di accesso in pronto soccorso d’inverno. Il rischio è la disidratazione, non il virus: si danno piccole quantità di soluzione reidratante orale, quella in bustine della farmacia, ogni pochi minuti, anche con un cucchiaino; non succhi di frutta, bibite né bevande per sportivi; si continua l’allattamento e si riprende a mangiare appena il bambino lo chiede, senza diete in bianco prolungate. Gli antidiarroici sono vietati nei bambini; i probiotici possono accorciare la diarrea di un giorno. Il vaccino contro il rotavirus, gratuito nei primi mesi di vita, ha ridotto i ricoveri per gastroenterite di oltre il 70 per cento. Segnali di disidratazione: bocca secca, pianto senza lacrime, meno di tre pannolini bagnati in un giorno, occhi infossati, sonnolenza.

Quando andare al pronto soccorso

Il pronto soccorso pediatrico serve per le urgenze, e andarci per una febbre di poche ore significa attese lunghe e altri virus in sala d’attesa. Il pediatra di famiglia, o la guardia medica nei festivi, è il primo contatto. Si va invece subito in pronto soccorso, o si chiama il 112, se il bambino:

  • ha meno di tre mesi e la febbre supera i 38 gradi;
  • respira male: respiro molto veloce, rientramenti tra le costole e sotto lo sterno, alitamento delle narici, lamento a ogni respiro, pause nel respiro, labbra o unghie bluastre;
  • è insolitamente sonnolento, difficile da svegliare, molle, o al contrario inconsolabile per ore;
  • non beve da molte ore, ha segni di disidratazione o vomita tutto;
  • ha macchie sulla pelle rosse o violacee che non scompaiono premendo con un bicchiere, con febbre: è il segno della meningite da meningococco;
  • ha una convulsione che dura più di cinque minuti, o la prima della sua vita;
  • ha febbre da più di tre giorni senza una spiegazione, o che torna dopo essere scomparsa;
  • ha mal di testa forte con rigidità del collo, o dolore intenso a un orecchio o alla gola con difficoltà a deglutire la saliva.

Nei lattanti sotto i sei mesi con raffreddore e difficoltà a poppare, un respiro veloce e la tosse che peggiora dopo tre giorni sono i segni della bronchiolite da valutare lo stesso giorno.

Gli errori più comuni

Tenere il bambino a casa dal nido per ogni raffreddore non serve a nulla, mentre serve tenerlo a casa quando ha la febbre o vomita, per lui e per gli altri. Svegliarlo di notte per dare l’antipiretico è inutile: se dorme, sta bene. Chiedere l’antibiotico “per sicurezza” aumenta le resistenze e gli effetti collaterali. Rinunciare ai vaccini del calendario in inverno per paura di “sovraccaricare” il bambino lo lascia scoperto proprio nei mesi peggiori: antinfluenzale dai sei mesi, rotavirus, pneumococco, meningococco e le altre vaccinazioni dell’età si fanno anche durante un raffreddore senza febbre.

Fonti

  • Società italiana di pediatria e Società italiana di neonatologia, documento congiunto sulla prevenzione del virus respiratorio sinciziale e raccomandazioni sulla gestione della febbre
  • Ministero della Salute, circolare sulla profilassi del virus respiratorio sinciziale e Piano nazionale prevenzione vaccinale
  • Regione Emilia-Romagna, risultati della campagna con nirsevimab 2024-2025 e campagna 2025-2026
  • Istituto superiore di sanità, sorveglianza RespiVirNet dei virus respiratori
  • Federazione italiana medici pediatri, consigli alle famiglie per l’inverno; Ospedale pediatrico Bambino Gesù, schede per i genitori su febbre, bronchiolite e gastroenterite
  • Organizzazione mondiale della sanità, raccomandazioni sulla reidratazione orale nelle gastroenteriti

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