domenica, 11 Ottobre 2026

Truffe sanitarie via SMS, telefono ed email: come riconoscere i falsi messaggi di ASL, CUP e fascicolo sanitario e cosa fare

"Comunicazione urgente dalla sua ASL, chiami il numero": è una truffa, e ne circolano a ondate in tutta Italia. Come riconoscere i falsi SMS, le finte prenotazioni, i numeri a pagamento e i link pericolosi, e cosa fare se si è già risposto
Truffe sanitarie via SMS e telefono, la guida di AgenSalute

“La sua ASL deve comunicarle con urgenza l’esito di un esame: richiami il numero 893…”. Messaggi come questo arrivano a ondate, in tutte le regioni, e ogni volta le aziende sanitarie pubblicano un avviso: non sono loro. Le truffe sanitarie funzionano perché toccano la paura per la salute propria o di un familiare, e perché imitano comunicazioni vere, come il promemoria di una visita o la notifica del fascicolo sanitario. Colpiscono soprattutto gli anziani, chi è in attesa di un referto e chi vive solo. Questa guida descrive i tipi di truffa più diffusi, i segnali che li smascherano, cosa fare quando arriva un messaggio sospetto e cosa fare se si è già chiamato o cliccato.

Le truffe sanitarie più diffuse

  • Il numero a pagamento: un SMS, a volte con il nome dell’ASL o del CUP come mittente, invita a richiamare un numero che inizia con 893, 895 o 899 “per comunicazioni urgenti”. Sono numeri a tariffazione maggiorata: la chiamata costa diversi euro al minuto, un risponditore automatico tiene la persona in linea, e in alcuni casi un finto operatore chiede dati personali e bancari. Nel 2026 è stata segnalata in almeno quattro regioni, con avvisi di ASL e Regioni da gennaio a luglio.
  • La finta prenotazione: “La sua visita è stata prenotata, per confermare o disdire chiami il numero”. Nessuna visita era stata richiesta; il numero è a pagamento o serve a raccogliere dati.
  • Il link al referto o al fascicolo: un SMS o una email con un collegamento per “scaricare il referto”, “aggiornare il fascicolo sanitario elettronico” o “rinnovare la tessera sanitaria”. Il link porta a una pagina che imita quella della Regione o del Ministero e chiede codici SPID, dati della carta o il codice ricevuto via SMS. È il phishing, nella versione via SMS detta smishing.
  • Il rimborso o il bonus: “Ha diritto a un rimborso per il ticket pagato” o a un bonus sanitario, con un modulo da compilare con i dati bancari.
  • La telefonata: un sedicente operatore sanitario, o un finto medico, chiede i dati del paziente “per aggiornare l’archivio”, o propone a domicilio esami gratuiti, apparecchi acustici, materassi e dispositivi “prescritti dalla ASL”.
  • La truffa del finto nipote o del finto ricovero, che colpisce gli anziani: qualcuno chiama dicendo che un familiare è in ospedale e serve denaro subito, per le cure o per una cauzione.

I segnali che smascherano una truffa

  • Il numero da richiamare inizia con 89: i prefissi da 892 a 899 sono riservati ai servizi a pagamento e nessun ente pubblico li usa.
  • C’è urgenza, paura o un premio: “entro oggi”, “esito grave”, “rimborso in scadenza”. Le comunicazioni sanitarie vere non creano allarme per SMS.
  • Il messaggio chiede dati, codici o pagamenti. ASL, CUP e Regioni non chiedono mai per SMS, email o telefono le credenziali SPID, il numero della carta, il PIN o i codici di conferma, e non chiedono soldi per un referto o una prenotazione.
  • Il link non porta al sito ufficiale: gli indirizzi veri terminano con il dominio dell’ente, come regione.lazio.it o salute.gov.it; nei messaggi truffa c’è un indirizzo accorciato, un dominio con lettere scambiate o un sottodominio strano.
  • Il mittente è un numero di cellulare, o un nome verosimile che però non corrisponde a quello usato di solito; i truffatori sanno falsificare anche il mittente, quindi questo segnale da solo non basta a dare fiducia.
  • Ci sono errori di italiano, un tono generico, nessun riferimento a un appuntamento reale che si ricorda di aver preso.

I promemoria veri esistono: molte ASL inviano SMS con data e ora della visita prenotata, e il fascicolo sanitario manda notifiche. Ma contengono riferimenti che si riconoscono, non chiedono di richiamare numeri a pagamento e non chiedono dati.

Cosa fare quando arriva un messaggio sospetto

  • Non richiamare, non rispondere, non cliccare. Anche rispondere “stop” conferma che il numero è attivo.
  • Verificare per conto proprio: cercare il numero del CUP o della ASL sul sito ufficiale o sulla tessera di prenotazione, e chiamare quello; controllare il fascicolo sanitario entrando dall’app IO o dal sito della Regione, mai dal link ricevuto.
  • Cancellare il messaggio e bloccare il mittente.
  • Segnalare: alla Polizia Postale, dal sito commissariatodips.it, e alla propria ASL, che pubblica gli avvisi anche sui social; per i numeri a pagamento, si può chiedere al proprio operatore telefonico di bloccare le chiamate verso i prefissi 89, un servizio gratuito.
  • Parlarne con i familiari anziani: la maggior parte delle vittime non sa che i prefissi 89 sono a pagamento. Impostare il blocco sul loro telefono è la misura più efficace.

Se si è già chiamato o cliccato

  • Se si è chiamato un numero a pagamento: contattare l’operatore telefonico, chiedere il blocco dei numeri 89 e contestare l’addebito; le somme si possono recuperare con un reclamo, e in caso di rifiuto rivolgersi al Corecom della propria regione.
  • Se si sono inseriti i dati della carta: chiamare subito la banca per bloccarla, controllare i movimenti, e fare denuncia alle forze dell’ordine, necessaria per il rimborso delle operazioni non autorizzate.
  • Se si sono inserite le credenziali SPID o del fascicolo: cambiare subito la password dal sito ufficiale, attivare l’autenticazione a due fattori se non è attiva, e avvisare il gestore dell’identità digitale; controllare che nel fascicolo non siano stati modificati i consensi o i contatti.
  • Se si è scaricato un file o un’app: non aprirla, disinstallarla, eseguire un controllo antivirus e cambiare le password usate sul telefono.
  • In ogni caso, denunciare: la denuncia si fa online sul sito della Polizia Postale o in qualsiasi commissariato, anche per piccole somme, perché è così che le ondate vengono bloccate.

Le domande più frequenti

  • La ASL può mandare SMS? Sì, per promemoria di appuntamenti, campagne vaccinali e screening; non chiede mai di richiamare numeri a pagamento né di inserire dati.
  • Il numero mostrato era quello vero del CUP: come è possibile? I truffatori possono falsificare il mittente. Fa fede solo il numero che si chiama, cercato per conto proprio.
  • Ho dato solo nome e data di nascita: è grave? Vanno tenuti sotto controllo gli altri tentativi, perché i dati servono a rendere credibile la truffa successiva. Non c’è altro da fare se non diffidare dei contatti seguenti.
  • I referti arrivano via SMS? No: arrivano sul fascicolo sanitario elettronico o si ritirano allo sportello; l’SMS può solo avvisare che il referto è pronto, senza link.

Fonti

  • Polizia Postale e delle Comunicazioni, commissariatodips.it, avvisi sulle truffe a tema sanitario e modulo di segnalazione
  • AGCOM, numerazioni per servizi a sovrapprezzo (decade 89) e diritto al blocco gratuito
  • Regione Lazio, Regione Umbria, ASL Toscana Centro, ASL TO5, avvisi sui falsi SMS di ASL e CUP (2026)
  • Ministero della Salute e Agenzia per l’Italia digitale, fascicolo sanitario elettronico: canali ufficiali di accesso
  • Banca d’Italia, indicazioni sul rimborso delle operazioni di pagamento non autorizzate

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