domenica, 11 Ottobre 2026

Primo soccorso in famiglia: cosa fare per soffocamento, arresto cardiaco, ferite, ustioni, cadute, svenimenti e convulsioni, e come chiamare il 112

La maggior parte delle emergenze avviene in casa, davanti a familiari che non sanno cosa fare nei minuti che contano. Le manovre per il soffocamento, il massaggio cardiaco e il defibrillatore, le ferite, le ustioni, i traumi, lo svenimento, le convulsioni, l'ictus e la chiamata al 112
Primo soccorso in famiglia: cosa fare nelle emergenze, la guida di AgenSalute

Due incidenti su tre avvengono in casa e intorno a casa, e nei primi minuti di un’emergenza, prima che arrivi l’ambulanza, chi è presente può fare la differenza tra la vita e la morte, tra una guarigione e un danno permanente: un boccone che soffoca un bambino, un nonno che cade e non si rialza, un arresto cardiaco davanti alla televisione, una pentola d’olio sulla mano. Il primo soccorso non richiede competenze mediche: richiede di sapere cosa fare e cosa non fare, di non perdere tempo e di chiamare il 112 nel modo giusto. Questa guida raccoglie le manovre e i comportamenti indicati dalle linee guida per le emergenze più comuni in famiglia. Leggerla non sostituisce un corso, che dura poche ore e che Croce Rossa, ASL, Misericordie e altre associazioni offrono in tutta Italia: è l’investimento più utile che una famiglia possa fare.

Primo soccorso: la chiamata al 112

Il 112 è il numero unico di emergenza in tutta Italia e in Europa, gratuito, dal fisso e dal cellulare anche senza credito; l’app Where ARE U invia automaticamente la posizione. Alla risposta bisogna dire dove ci si trova, con indirizzo, piano, citofono e punti di riferimento, cosa è successo, quante persone sono coinvolte, se la persona è cosciente e respira, l’età approssimativa, e non riattaccare finché l’operatore non lo dice: le domande non fanno perdere tempo, l’ambulanza parte mentre si parla, e l’operatore guida al telefono le manovre da fare. Conviene mettere il telefono in vivavoce, mandare qualcuno ad aprire il portone e accendere le luci, e tenere a portata la lista dei farmaci e delle malattie della persona. Per le intossicazioni e le ingestioni sospette, i centri antiveleni rispondono 24 ore, e il numero del più vicino va salvato nel telefono.

Soffocamento da corpo estraneo

Se la persona tossisce con forza, respira e parla, l’ostruzione è parziale: incoraggiarla a tossire e non fare altro. Se non riesce a respirare, parlare o tossire, porta le mani alla gola e diventa bluastra, l’ostruzione è completa e bisogna agire subito. Nell’adulto e nel bambino sopra l’anno: cinque colpi tra le scapole con il palmo della mano, con la persona piegata in avanti, poi cinque compressioni addominali, la manovra di Heimlich, con il pugno sopra l’ombelico e sotto lo sterno, spingendo con forza verso l’interno e l’alto, alternando cinque e cinque finché il corpo estraneo non esce o la persona non perde coscienza; in quel caso si inizia la rianimazione. Nel lattante sotto l’anno: a pancia in giù sull’avambraccio, con la testa più bassa del corpo, cinque colpi tra le scapole, poi girato a pancia in su cinque compressioni con due dita al centro del torace, alternando. Non si mettono le dita in bocca alla cieca per cercare l’oggetto, che si spinge più in basso. La prevenzione nei bambini sotto i quattro anni: niente frutta secca intera, caramelle dure, pezzi di wurstel, uva e pomodorini interi, che vanno tagliati in quattro per il lungo, mangiare seduti e senza correre, e i giochi con parti piccole fuori dalla portata.

Arresto cardiaco: massaggio e defibrillatore

Una persona che crolla a terra, non risponde quando la si chiama e scuote, e non respira o respira con rantoli irregolari, è in arresto cardiaco, e ogni minuto senza massaggio riduce del 10 per cento la probabilità di sopravvivere. La sequenza: chiamare il 112 in vivavoce, far portare il defibrillatore se c’è, e iniziare subito le compressioni toraciche al centro del torace, con le mani sovrapposte e le braccia tese, profonde cinque-sei centimetri, al ritmo di 100-120 al minuto, quello di una canzone veloce, lasciando risalire il torace tra una compressione e l’altra; chi è addestrato alterna 30 compressioni e 2 ventilazioni bocca a bocca, chi non lo è fa solo compressioni senza fermarsi, dandosi il cambio ogni due minuti. Quando arriva il defibrillatore semiautomatico, il DAE, si accende, si applicano le piastre sul torace nudo come indicato dalle figure e si seguono le istruzioni vocali: analizza il ritmo da solo, dice se e quando premere il pulsante e non può fare danni. I DAE sono in molte piazze, stazioni, palestre, farmacie e scuole, e l’app e la mappa regionale dei DAE indicano il più vicino; la legge del 2021 tutela chi li usa anche senza formazione. Nei bambini il massaggio si fa con una mano, nei lattanti con due dita, e si comincia con cinque ventilazioni, perché l’arresto è quasi sempre respiratorio.

Ferite, emorragie e ustioni

Una ferita che sanguina si tratta con la compressione diretta, con garze o un panno pulito, per almeno dieci minuti senza sollevare per controllare, tenendo l’arto alzato; se il sangue esce a fiotti o non si ferma, si chiama il 112 e si continua a premere, e il laccio emostatico è solo per le emorragie massive di un arto. Le ferite piccole si lavano con acqua corrente e sapone, si disinfettano e si coprono; servono i punti, entro sei-otto ore, se la ferita è profonda, aperta, sul viso, sulle mani o sulle articolazioni, o se è un morso di animale o di persona, e serve il controllo del vaccino antitetanico. Un oggetto conficcato non si estrae. Per le ustioni, acqua corrente fresca, non ghiacciata, per venti minuti subito, poi coprire con una garza sterile o una pellicola trasparente pulita, senza bucare le bolle e senza burro, olio, dentifricio o ghiaccio; i vestiti si tolgono se non sono attaccati alla pelle. Si va in pronto soccorso per ustioni più grandi del palmo della mano, su viso, mani, piedi, genitali e articolazioni, con bolle estese, per le ustioni elettriche e chimiche, e sempre nei bambini e negli anziani. Il sangue dal naso si ferma stando seduti con la testa in avanti, non indietro, comprimendo le narici per dieci minuti.

Cadute, traumi e sospetta frattura

Chi cade e non riesce a muovere o caricare un arto, ha dolore forte, deformità o gonfiore, potrebbe avere una frattura: non si raddrizza, si immobilizza nella posizione trovata con cuscini o una stecca improvvisata, si mette ghiaccio avvolto in un panno e si va in pronto soccorso, o si chiama il 112 se la persona non può essere spostata. Una persona caduta dall’alto, investita, o con dolore al collo e alla schiena non va mossa: si tiene ferma la testa e si aspettano i soccorsi. Per un trauma cranico, il pronto soccorso è necessario se c’è stata perdita di coscienza, anche breve, vomito, sonnolenza insolita, mal di testa che peggiora, confusione, convulsioni, sangue o liquido da naso e orecchie, e sempre se la persona prende anticoagulanti; nei bambini piccoli, dopo una caduta con bernoccolo, pianto che si calma e comportamento normale sono rassicuranti, ma il pediatra va sentito. Un anziano che cade in casa va fatto rialzare solo se non ha dolore e con calma, e la caduta va riferita al medico, perché la prossima si può prevenire.

Svenimento, convulsioni, ictus e altre emergenze

Uno svenimento, con perdita di coscienza breve e ripresa in meno di un minuto, si gestisce sdraiando la persona con le gambe sollevate, allentando i vestiti e areando; non si dà da bere finché non è sveglia, e serve il medico se è il primo episodio, se è avvenuto durante uno sforzo, se c’è stato dolore al petto o palpitazioni, o se la persona è anziana. Durante una convulsione non si tiene ferma la persona, non si mette nulla in bocca: si proteggono la testa e il corpo da ciò che può ferire, si allontanano gli oggetti, si cronometra, e finita la crisi si mette la persona su un fianco; il 112 se dura più di cinque minuti, se è la prima, se si ripete o se la persona non si riprende. La posizione laterale di sicurezza, sul fianco con la testa inclinata indietro, è quella in cui si mette chiunque sia incosciente ma respiri, per evitare che soffochi con il vomito. L’ictus si riconosce con la regola FAST: Faccia storta quando sorride, Arto che non si solleva, Speech, la parola impastata o assente, Tempo, chiamare subito il 112 e annotare l’ora di inizio dei sintomi, perché le cure funzionano nelle prime ore. Un dolore al petto oppressivo che dura più di dieci minuti, con sudore, nausea, affanno o dolore al braccio e alla mandibola, è un infarto fino a prova contraria: 112, persona seduta e tranquilla, niente sforzi, e l’aspirina solo se lo dice l’operatore. Per i bambini che ingeriscono farmaci, detersivi o piante, chiamare il centro antiveleni senza provocare il vomito.

Il kit e il corso

In casa e in auto servono guanti monouso, garze sterili, bende, cerotti, disinfettante, una coperta isotermica, forbici, pinzette, una maschera per la ventilazione, un termometro e l’elenco dei numeri utili; le famiglie con bambini piccoli e anziani dovrebbero avere un DAE nel condominio o conoscere quello più vicino. Un corso di primo soccorso e di rianimazione cardiopolmonare, con la disostruzione pediatrica per i genitori, dura dalle quattro alle otto ore e si ripete ogni due anni: è l’unico modo per saper fare, nel momento in cui serve, quello che qui si è letto.

Fonti

Le altre guide di AgenSalute sono nella pagina Guide di AgenSalute.

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