Il 12 marzo è la Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari, istituita dal Ministero della Salute e celebrata per la prima volta nel 2023. Nasce da un’emergenza che i numeri raccontano ogni anno allo stesso modo: quasi 18.000 episodi di violenza contro chi lavora in sanità, più di 23.000 operatori coinvolti, in grande maggioranza infermieri e donne, nei pronto soccorso e nei reparti di psichiatria. Le leggi del 2020 e del 2024 hanno inasprito le pene e introdotto l’arresto in flagranza differita, ma il fenomeno non arretra. Questa pagina spiega cosa rappresenta la Giornata, quali sono i dati, chi aggredisce chi e dove, cosa prevedono le norme e quali misure di protezione esistono. Viene aggiornata ogni anno con i dati dell’Osservatorio nazionale.
Che cos’è la Giornata contro la violenza sugli operatori sanitari
La Giornata è l’occasione in cui il Ministero presenta i dati dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie, istituito dalla legge 113 del 2020, e in cui le federazioni degli ordini, i sindacati e le aziende sanitarie organizzano convegni, corsi di formazione sulla gestione dell’aggressività e campagne rivolte ai cittadini, con lo slogan ricorrente che chi cura va rispettato. Le ASL e gli ospedali presentano i propri protocolli di sicurezza; le regioni i dati locali. È la pagina gemella della Giornata nazionale del personale sanitario del 20 febbraio.
La Giornata cade il 12 marzo ogni anno. Tutte le ricorrenze sono nel Calendario della Salute di AgenSalute.
L’Italia in cifre
- Gli episodi: quasi 18.000 nel 2025 secondo l’Osservatorio nazionale, con 23.367 operatori coinvolti; nel 2024 erano stati 18.392. Il numero reale è più alto: in un’indagine della FNOPI su oltre seimila infermieri il 44 per cento ha dichiarato di aver subito almeno un’aggressione nell’ultimo anno, e la maggior parte degli episodi verbali non viene denunciata.
- Le vittime: infermieri nel 55 per cento dei casi, medici nel 16, operatori sociosanitari nell’11; le donne sono oltre il 60 per cento in quasi tutte le regioni.
- I luoghi: i pronto soccorso prima di tutto, poi i servizi psichiatrici di diagnosi e cura, le degenze, i servizi territoriali e la continuità assistenziale, dove gli operatori lavorano spesso da soli e di notte.
- Gli aggressori: nella maggior parte dei casi i pazienti stessi, poi i familiari e gli accompagnatori. Le cause ricorrenti sono le attese, la mancanza di informazioni, lo stato di alterazione da alcol, droghe o malattia.
- Il tipo: violenza verbale in sette casi su dieci, fisica in uno su quattro, con lesioni che per l’INAIL rappresentano una quota crescente degli infortuni sul lavoro in sanità.
Cosa dice la legge
- La legge 113 del 2020 ha introdotto un’aggravante per le lesioni a chi esercita una professione sanitaria o socio-sanitaria, ha reso perseguibili d’ufficio le lesioni, anche lievi, e ha istituito l’Osservatorio nazionale, che raccoglie i dati e propone misure.
- Il decreto-legge 137 del 2024, convertito dalla legge 171 del 2024, ha previsto l’arresto in flagranza differita, entro 48 ore e sulla base dei video, per chi aggredisce il personale sanitario, ha aumentato le pene per le lesioni e ha introdotto un reato specifico per chi danneggia beni e strutture sanitarie, con pene da uno a cinque anni.
- Le aziende sanitarie hanno l’obbligo di valutare il rischio di aggressione nel documento di valutazione dei rischi e di adottare misure di prevenzione, secondo la raccomandazione ministeriale del 2007 aggiornata; l’aggressione è un infortunio sul lavoro, con tutela INAIL.
- Il Garante delle vittime e le procure hanno protocolli con le aziende per velocizzare le denunce; in diverse regioni esiste un “posto di polizia” nei pronto soccorso più grandi.
Le misure di protezione
Le misure adottate dalle aziende sono sempre più simili: pulsanti antipanico e allarmi portatili per il personale, videosorveglianza nei pronto soccorso e nelle sale d’attesa, bodycam per gli operatori del 118 e della continuità assistenziale, vigilanza privata o presidi di polizia nelle ore notturne, metal detector in alcune strutture, percorsi separati per i pazienti agitati, personale di accoglienza che informa sulle attese. La formazione sulla de-escalation, cioè sulle tecniche per disinnescare l’aggressività, è la misura che le società scientifiche considerano più efficace e meno diffusa. Per gli operatori aggrediti esistono il supporto psicologico, la tutela legale dell’azienda e, con la legge del 2020, la costituzione di parte civile dell’ordine professionale.
Cosa chiedono medici e infermieri
Le richieste di ordini e sindacati sono stabili da anni: applicare davvero le norme, perché le denunce restano poche e i processi lunghi; portare le forze dell’ordine in tutti i pronto soccorso con più di 50.000 accessi; investire sul personale, perché le attese e la carenza di organico sono la prima causa della rabbia dei pazienti; dotare di dispositivi di protezione anche i servizi territoriali; estendere le tutele al personale delle RSA e delle cooperative. Il 12 marzo è anche il giorno in cui si ricorda chi ha perso la vita sul lavoro per un’aggressione.
Fonti
- Ministero della Salute, Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie, rapporto sui dati 2025; Giornata nazionale del 12 marzo
- Legge 14 agosto 2020 n. 113; decreto-legge 1 ottobre 2024 n. 137, convertito dalla legge 28 novembre 2024 n. 171
- FNOPI, indagine sulle aggressioni agli infermieri; FNOMCeO, rilevazioni sugli episodi di violenza contro i medici
- INAIL, infortuni da aggressione nel comparto sanità
- Ministero della Salute, raccomandazione n. 8 per prevenire gli atti di violenza a danno degli operatori sanitari
- Fondazione GIMBE, 8° Rapporto sul Servizio sanitario nazionale (2025), capitolo sul personale
Le altre pagine del calendario: Giornata nazionale del personale sanitario, Giornata della copertura sanitaria universale, Giornata contro la violenza sulle donne e il pronto soccorso.








