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Disabilità, l’allarme dei medici legali dal congresso FAMLI: “Riforma giusta, ma pochi specialisti e troppa complessità per i cittadini”

06/11/2026 Professioni
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Dal XVI Congresso Nazionale FAMLI, chiuso a Rimini con 440 partecipanti, il focus sulle criticità attuative della riforma: carenza di medici, servizi territoriali assenti e procedure più onerose. Nelle nove province della prima fase sperimentale le domande di accertamento sono già calate di circa il 15%

Roma, 6 novembre 2026 – “Il patto della medicina legale non si è concluso a Rimini: da lì riparte, con quattro anni davanti per trasformare gli impegni in risultati. E tra questi c’è una priorità che non possiamo eludere: una riforma della disabilità dal valore innovativo indiscutibile rischia, così com’è, di tradire proprio le persone che dovrebbe tutelare, cioè i cittadini più fragili”. Ad affermarlo è Arnaldo Migliorini, presidente della FAMLI – Federazione delle Associazioni dei Medici Legali Italiani, a margine del XVI Congresso Nazionale “Il patto della medicina legale”, conclusosi a Rimini con 440 partecipanti – in crescita rispetto ai 365 dello scorso anno – con il patrocinio della Società Italiana di Medicina Legale e delle Assicurazioni (SIMLA).

La riforma, introdotta dal decreto legislativo 62/2024, affida all’INPS un’unica “valutazione di base” che sostituisce i vecchi e frammentati accertamenti per invalidità civile, handicap e disabilità, con l’obiettivo di semplificare il percorso e costruire attorno alla persona un progetto di vita personalizzato.

A fotografare le difficoltà è lo stesso INPS, con la deliberazione n. 4 del Consiglio di indirizzo e vigilanza (CIV) del 28 maggio 2026: un documento che riconosce il valore della riforma ma ne segnala i limiti attuativi. Il nodo principale è la carenza di personale medico: a fronte del concorso del 2024 per 1.069 medici, ne risultavano assunti circa 691, in parte peraltro già in servizio nell’Istituto e dunque frutto di una semplice trasformazione del rapporto di lavoro; e il contributo degli specializzandi, potenzialmente 311, si riduceva a poco più di 65 unità una volta considerate distribuzione territoriale e rinunce. Da qui la stima di almeno 350 nuovi medici necessari in undici regioni. A questo si aggiungono la “sostanziale inesistenza” del servizio per la costruzione del Progetto di vita – una delle componenti più qualificanti della riforma – e la scarsa collaborazione delle strutture sociosanitarie territoriali.

Un allarme che assume particolare rilievo in vista del 1° gennaio 2027, quando la riforma entrerà a pieno regime su tutto il territorio nazionale, al termine della fase sperimentale. Le criticità emerse finora in poche province rischiano così di moltiplicarsi su scala nazionale, coinvolgendo una platea di milioni di persone: proprio per questo i medici legali chiedono che il tempo residuo venga impiegato per correggere i nodi organizzativi prima che la riforma diventi operativa ovunque.

Il paradosso è che una riforma nata per semplificare rischia di complicare la vita proprio a chi dovrebbe tutelare. “È un tentativo di modernizzazione per molti versi ammirevole, ma reso troppo complesso nella sua attuazione”, osserva il presidente FAMLI, Arnaldo Migliorini. “L’onere della documentazione si è spostato in gran parte sul medico certificatore, le procedure sono diventate più articolate e costose, e il supporto dei patronati si è ridimensionato. Il risultato è una riforma che, al momento, rischia di impattare negativamente proprio sul cittadino disabile”. Non a caso, secondo la relazione del CIV, nelle nove province della prima fase sperimentale le richieste di accertamento sono diminuite di circa il 15% rispetto all’anno precedente, un calo attribuito in parte al minore supporto consulenziale dei patronati e all’incidenza dei costi della certificazione.

Proprio per dare risposte concrete a questi nodi, il nuovo Consiglio Direttivo FAMLI, eletto durante il congresso, si metterà subito al lavoro. Tra le priorità del prossimo quadriennio, l’armonizzazione delle metodologie di valutazione del danno alla capacità lavorativa specifica e del danno differenziale, un corso professionalizzante per mediatori e conciliatori proposto insieme alla SIMLA, e la difesa del titolo di specializzazione universitaria in Medicina Legale e delle Assicurazioni. “Non vogliamo che quanto discusso resti una dichiarazione di intenti, ma che si traduca in proposte concrete e condivise”, conclude.

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