In Italia si consumano più antibiotici che in quasi tutti i Paesi dell’Europa occidentale e ogni anno le infezioni da batteri resistenti causano oltre 10.000 morti, un terzo di quelli dell’intera Unione europea. Gran parte di questo consumo è inutile: antibiotici per raffreddore, influenza, tosse e mal di gola virali, antibiotici avanzati e presi senza ricetta “perché l’altra volta ha funzionato”, cicli interrotti a metà. Il problema non è solo collettivo: chi prende antibiotici senza motivo si espone a effetti collaterali, altera la flora intestinale e seleziona in sé i batteri che resisteranno quando l’antibiotico servirà davvero. La stessa confusione riguarda l’armadietto dei medicinali di casa, con scatole scadute, farmaci conservati male e combinazioni rischiose. Questa guida spiega quando gli antibiotici servono e quando no, come prenderli, come tenere e usare i farmaci in casa, le interazioni più pericolose, come leggere le scadenze e dove smaltire i medicinali.
Antibiotici: quando servono e quando no
Gli antibiotici uccidono i batteri e non fanno nulla contro i virus: raffreddore, influenza, la maggior parte delle bronchiti acute, delle faringiti e delle otiti dei bambini, le gastroenteriti e il Covid sono infezioni virali, e l’antibiotico non abbrevia la malattia, non previene le complicanze e non “protegge”. Il muco giallo o verde non è segno di infezione batterica, è il normale decorso di un raffreddore. Gli antibiotici servono nelle infezioni batteriche diagnosticate dal medico: polmoniti, infezioni delle vie urinarie, faringiti da streptococco, confermate con il tampone rapido, alcune otiti, infezioni della pelle, e in alcune situazioni di prevenzione prima di interventi. La regola è: li prescrive il medico, dopo la visita, e il farmacista non può venderli senza ricetta; chiederli “per sicurezza” o perché si parte in vacanza non è un motivo. Nei bambini, che ricevono in Italia più antibiotici che altrove, i pediatri usano la “prescrizione ritardata”: si aspetta due o tre giorni e si inizia solo se i sintomi non migliorano.
Come prendere un antibiotico
- Rispettare dose, orari e durata prescritti: le dosi saltate e le interruzioni appena si sta meglio sono la causa più comune di fallimento e di resistenza. Se la durata prescritta è di cinque giorni, non servono dieci; le durate oggi sono più brevi di un tempo, e il medico indica quella giusta.
- Leggere se va preso a stomaco pieno o vuoto, e le distanze da latte, antiacidi e integratori di ferro e calcio, che per alcune classi, come le tetracicline e i chinoloni, annullano l’assorbimento.
- Non usare gli avanzi di un ciclo precedente né gli antibiotici di un familiare: il farmaco giusto dipende dall’infezione.
- Gli effetti collaterali comuni sono diarrea, nausea e, nelle donne, le candidosi; la diarrea con febbre e dolore addominale, anche settimane dopo, può essere un’infezione da Clostridioides difficile e va riferita. I probiotici possono ridurre la diarrea da antibiotico.
- Orticaria, gonfiore del viso, difficoltà a respirare dopo la dose sono i segni dell’allergia: sospendere e chiamare il medico, o il 112 se il respiro è difficile; un’allergia documentata va scritta nel fascicolo sanitario e detta a ogni medico.
- Gli antibiotici interagiscono con l’alcol, che con alcuni dà reazioni intense, con gli anticoagulanti, con la pillola, la cui efficacia alcuni possono ridurre, e con molti altri farmaci: dirlo al medico e al farmacista.
L’armadietto dei medicinali
L’armadietto di casa dovrebbe contenere pochi farmaci utili e conosciuti: un antidolorifico e antifebbrile, un antinfiammatorio, un antiacido, un antidiarroico e i sali reidratanti, un antistaminico, una crema al cortisone, un disinfettante, cerotti e garze, un termometro, più i farmaci cronici di chi vive in casa. Va tenuto in un luogo fresco e asciutto, non in bagno, dove umidità e calore rovinano i farmaci, e non in cucina vicino ai fornelli; chiuso a chiave o in alto se ci sono bambini, per cui le intossicazioni da farmaci sono tra le prime cause di accesso in pronto soccorso sotto i cinque anni, e i farmaci “buoni” come gli sciroppi e gli integratori colorati sono i più pericolosi. Le confezioni vanno tenute con il foglietto illustrativo e nella scatola originale, che riporta scadenza e lotto; le compresse non vanno travasate in portapillole per lunghi periodi se sono sensibili alla luce o all’umidità. Un controllo ogni sei mesi, a primavera e in autunno, permette di eliminare gli scaduti e di sapere cosa c’è. I farmaci che vanno in frigorifero, tra 2 e 8 gradi, sono indicati sulla scatola, insulina, alcuni colliri e vaccini, e non vanno nello sportello né a contatto con la parete fredda.
Le scadenze e la conservazione
La data di scadenza vale per la confezione chiusa e conservata correttamente: dopo l’apertura la durata cambia, e vale la pena scriverla sulla scatola. Gli sciroppi ricostituiti, gli antibiotici in sospensione per i bambini, durano in genere una o due settimane in frigorifero; i colliri monodose vanno usati subito e quelli in flacone entro 28 giorni dall’apertura; le creme e le pomate da tre a sei mesi; le gocce e gli spray nasali uno-tre mesi; le compresse in blister fino alla scadenza se intatte. Un farmaco scaduto non diventa tossico, salvo rare eccezioni, ma perde efficacia in modo imprevedibile, e per un antibiotico o un farmaco cardiaco questo è un rischio: non si usa. Il caldo è il nemico principale: sopra i 25-30 gradi molti farmaci si degradano, l’insulina e i farmaci biologici perdono effetto, i cerotti transdermici rilasciano più principio attivo; in estate l’auto, la spiaggia e il davanzale sono da evitare, e nei viaggi i farmaci stanno in una borsa termica.
Le interazioni più comuni
Più farmaci si prendono, più aumentano le interazioni, e dopo i 65 anni una persona su due prende cinque o più farmaci al giorno. Alcune combinazioni da conoscere: gli antinfiammatori come ibuprofene, ketoprofene e diclofenac con gli anticoagulanti, con i farmaci per la pressione, con i diuretici e con il cortisone, per il rischio di sanguinamenti e danni ai reni; il paracetamolo oltre i 3 grammi al giorno negli adulti, perché è contenuto in molti prodotti per raffreddore e influenza e si somma senza accorgersene; il pompelmo, che aumenta i livelli di statine, alcuni farmaci per la pressione e per il cuore, e la liquirizia, che alza la pressione; l’iperico, l’erba di San Giovanni, che riduce l’effetto di anticoagulanti, pillola, antidepressivi e molti altri; gli antiacidi e gli integratori che bloccano l’assorbimento di antibiotici e farmaci per la tiroide; l’alcol con sedativi, antidolorifici oppioidi, antistaminici e antidiabetici. Gli integratori e i prodotti “naturali” sono farmaci a tutti gli effetti e vanno dichiarati. Il farmacista può fare la revisione della terapia, e il medico di famiglia la riconciliazione, cioè il riordino dei farmaci dopo un ricovero, che è il momento in cui gli errori sono più frequenti.
I farmaci da banco e l’automedicazione
I farmaci senza ricetta curano sintomi lievi per pochi giorni: un antidolorifico per il mal di testa, un antiacido per la digestione, uno spray nasale per il raffreddore, uno sciroppo per la tosse, che peraltro ha poche prove di efficacia. Le regole: leggere il foglietto, rispettare la dose massima e la durata indicata, in genere tre-cinque giorni, non associare prodotti con lo stesso principio attivo, e andare dal medico se il sintomo persiste o peggiora. Gli spray nasali decongestionanti oltre i cinque giorni creano dipendenza, i lassativi stimolanti usati ogni giorno rovinano l’intestino, gli antinfiammatori presi per settimane danneggiano stomaco e reni, i sonniferi e i sedativi, anche quelli “naturali”, non sono per l’uso quotidiano. Comprare farmaci online è sicuro solo sui siti delle farmacie autorizzate, riconoscibili dal logo europeo: i farmaci da ricetta venduti su siti stranieri sono falsi in oltre la metà dei casi.
Dove buttare i farmaci
I farmaci scaduti o non più usati non vanno nel sacco dell’indifferenziata né nel water, perché contaminano acqua e suolo: si portano nei contenitori bianchi davanti alle farmacie e nelle isole ecologiche dei comuni, tolti dalla scatola di cartone, che va nella carta, e con il blister o il flacone chiuso. Gli aghi e le siringhe vanno in contenitori rigidi e consegnati secondo le regole del comune; le bombolette spray e i termometri al mercurio hanno raccolte dedicate. I farmaci integri e non scaduti si possono donare: diverse farmacie e associazioni, con il Banco farmaceutico, li raccolgono per chi non può comprarli.
Fonti
- Agenzia italiana del farmaco (AIFA), campagne sull’uso corretto degli antibiotici e rapporto sull’uso degli antibiotici in Italia
- Ministero della Salute, Piano nazionale di contrasto all’antibiotico-resistenza (PNCAR) 2022-2025
- Istituto superiore di sanità, sorveglianza nazionale dell’antibiotico-resistenza AR-ISS, e Centro antiveleni, dati sulle intossicazioni da farmaci nei bambini
- Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), Giornata europea degli antibiotici e dati sulle infezioni resistenti
- Organizzazione mondiale della sanità, classificazione AWaRe degli antibiotici e raccomandazioni per il pubblico
- Federazione ordini farmacisti italiani (FOFI) e Assofarm, indicazioni sulla conservazione, sullo smaltimento e sulla revisione della terapia; Banco farmaceutico, raccolta dei farmaci
Le altre guide di AgenSalute sono nella pagina Guide di AgenSalute.








