Il 20 ottobre è la Giornata mondiale dell’osteoporosi, promossa dalla International Osteoporosis Foundation dal 1996. È la ricorrenza di una malattia silenziosa: l’osso si indebolisce per anni senza dare sintomi e si manifesta con la prima frattura, spesso quando è già tardi. In Italia riguarda oltre quattro milioni di persone e causa più di una frattura da fragilità al minuto. Questa pagina spiega cosa rappresenta la Giornata, quali sono i numeri italiani, chi ha diritto alla densitometria gratuita, come si accede ai farmaci e cosa serve davvero per prevenire le fratture. Viene aggiornata ogni anno.
Che cos’è la Giornata mondiale dell’osteoporosi
La Giornata è dedicata alla prevenzione, alla diagnosi e alla cura dell’osteoporosi e delle fratture da fragilità, cioè quelle che avvengono per traumi minimi, come una caduta dalla propria altezza. Il messaggio ricorrente della IOF è che una prima frattura ne annuncia un’altra: chi ha già avuto una frattura da fragilità ha un rischio molto più alto di subirne una seconda, e proprio in quel momento andrebbe iniziata una terapia.
In Italia la ricorrenza è presidiata dalla Fondazione FIRMO, che organizza l’evento nazionale, dalla società scientifica SIOMMMS e da Fondazione Onda, che con l’Open Day sulla salute delle ossa apre gli ospedali Bollini Rosa a visite gratuite, densitometrie e ultrasonometrie. Molte ASL e associazioni portano nelle piazze l’esame del calcagno con ultrasuoni e i questionari sul rischio di frattura. Dal gennaio 2025 è operativo il Registro nazionale delle fratture da fragilità, promosso dall’Istituto superiore di sanità con FIRMO, che dovrebbe finalmente dare al Paese numeri propri.
La Giornata cade il 20 ottobre ogni anno. Tutte le ricorrenze sono nel Calendario della Salute di AgenSalute.
L’Italia in cifre
I dati di riferimento sono quelli della IOF per l’Italia, elaborati nel rapporto europeo SCOPE.
- Persone con osteoporosi: circa 4,4 milioni, il 6,3 per cento della popolazione. Dopo i 50 anni ne soffre il 23 per cento delle donne e il 7 per cento degli uomini.
- Fratture da fragilità: circa 570.000 l’anno, più di una al minuto. Un quinto riguarda l’anca, il 15 per cento le vertebre. La proiezione è di oltre 700.000 fratture l’anno entro il 2034.
- Fratture di femore: circa 100.000 ricoveri l’anno negli over 65. È la frattura più grave: in letteratura circa un paziente su cinque muore entro un anno e circa uno su tre entro due anni, e metà di chi sopravvive non recupera l’autonomia precedente.
- Costi: 9,5 miliardi di euro l’anno, di cui 5,4 per le cure dirette e 3,8 per la disabilità; solo 260 milioni sono spesa per farmaci. Una frattura d’anca costa in media 21.000 euro.
- Il dato che più pesa: il 75 per cento dei pazienti dimessi dopo una frattura di femore non riceve alcuna terapia per l’osteoporosi, e il divario di trattamento tra le donne che ne avrebbero diritto arriva al 71 per cento.
Se c’è una notizia positiva, è che l’incidenza delle fratture di femore negli over 80 è in calo da vent’anni, per effetto di una popolazione anziana più sana e attiva. Ma l’invecchiamento demografico fa crescere i numeri assoluti.
La MOC: chi ha diritto all’esame gratuito
La densitometria ossea, MOC o DXA, misura la densità minerale dell’osso e permette la diagnosi. Nel Servizio sanitario nazionale è gratuita, con impegnativa del medico, solo in presenza delle condizioni di erogabilità fissate dai LEA del 2017:
- una precedente frattura da fragilità o un riscontro radiologico di osteoporosi;
- una terapia con cortisonici per più di tre mesi a dosi superiori a 5 milligrammi al giorno, o con altri farmaci che danneggiano l’osso, o una malattia che lo indebolisce;
- per le donne in menopausa, almeno una tra: familiarità materna per frattura di femore o vertebra prima dei 75 anni, menopausa prima dei 45 anni, magrezza con indice di massa corporea sotto 19, oppure tre fattori di rischio minori (età oltre 65 anni, amenorrea prolungata, scarso apporto di calcio, fumo, alcol);
- per gli uomini oltre i 60 anni, tre fattori di rischio minori.
Fuori da questi criteri la MOC si paga per intero. Non esiste un codice di esenzione per l’osteoporosi come malattia cronica: l’esenzione si ottiene solo per invalidità o per le patologie che la causano. La frequenza dell’esame di controllo è di norma non inferiore ai 18-24 mesi.
I farmaci: la nota 79
I farmaci per l’osteoporosi sono rimborsati secondo la nota 79 dell’AIFA, aggiornata da ultimo nel 2025. Ne fanno parte dieci molecole: i bisfosfonati alendronato, risedronato, zoledronato e il denosumab come prima scelta; ibandronato, raloxifene e bazedoxifene come seconda; gli anabolici teriparatide, abaloparatide e romosozumab per i casi più gravi. La rimborsabilità scatta in prevenzione secondaria, cioè dopo una frattura di vertebra o femore, e in prevenzione primaria solo con valori densitometrici molto bassi (T-score inferiore a -4, o a -3 con fattori di rischio), oppure in chi assume cortisonici a lungo o terapie di blocco ormonale per tumori del seno o della prostata.
Il problema non è la disponibilità dei farmaci ma la loro prescrizione: dopo una frattura la terapia dovrebbe partire entro poche settimane, e nella maggior parte dei casi non parte affatto. Per questo la IOF promuove i Fracture Liaison Service, i servizi ospedalieri che intercettano ogni paziente fratturato e lo avviano a diagnosi e cura. In Italia i centri certificati sono poche decine: meno di un ospedale su dieci ne ha uno.
Vitamina D, calcio e movimento
La vitamina D è rimborsata dal Servizio sanitario secondo la nota 96 dell’AIFA, ristretta nel 2023: solo con livelli ematici molto bassi, sotto 12 nanogrammi per millilitro nella popolazione generale e sotto 20 nelle persone a rischio, oppure in condizioni specifiche come il malassorbimento, l’iperparatiroidismo e l’allettamento a domicilio. Al di fuori di questi casi i grandi studi non hanno dimostrato un beneficio della supplementazione nelle persone sane.
Ciò che la ricerca sostiene con forza è altro: un’alimentazione con calcio sufficiente, attività fisica con carico (camminare, salire le scale, esercizi di forza), niente fumo, alcol moderato e, dopo i 65 anni, la prevenzione delle cadute, che significa esercizi di equilibrio, controllo della vista e dei farmaci che danno sonnolenza, casa senza tappeti e con luci adeguate.
Cosa fare, in pratica
- Dopo i 65 anni, o dopo la menopausa in presenza di fattori di rischio, chiedere al medico se si ha diritto alla MOC.
- Dopo qualsiasi frattura avvenuta per una caduta banale, pretendere una valutazione dell’osteoporosi e una terapia: è il momento in cui la cura serve di più ed è quello in cui più spesso manca.
- Approfittare degli screening gratuiti di ottobre per un primo orientamento, sapendo che l’ultrasonometria del calcagno non sostituisce la MOC.
- Muoversi ogni giorno: è la prevenzione più efficace e l’unica senza controindicazioni.
Fonti
- International Osteoporosis Foundation, World Osteoporosis Day; rapporto SCOPE 2021, profilo Italia
- Istituto superiore di sanità e FIRMO, Registro nazionale fratture da fragilità
- Fondazione Onda, Open Day salute delle ossa
- DPCM 12 gennaio 2017, allegato 4, condizioni di erogabilità della densitometria
- AIFA, nota 79 (aggiornamento 2025) e nota 96 (aggiornamento 2023)
- IOF Capture the Fracture, rapporto sui Fracture Liaison Service in Italia
Le altre pagine del calendario di ottobre: Giornata mondiale della menopausa, Giornata mondiale delle malattie reumatiche, Giornata mondiale dell’ictus.





