Il 18 ottobre è la Giornata mondiale della menopausa. L’ha istituita nel 1984 l’International Menopause Society insieme all’Organizzazione mondiale della sanità, e l’intero mese di ottobre è dedicato alla consapevolezza sulla menopausa. In Italia è una delle ricorrenze più concrete del calendario: per una settimana gli ospedali aprono ambulatori gratuiti a migliaia di donne. Questa pagina spiega cosa rappresenta la Giornata, quali sono i sintomi che merita affrontare, cosa dicono oggi le linee guida sulla terapia ormonale, dove trovare un ambulatorio dedicato e perché la menopausa è diventata anche una questione di lavoro. Viene aggiornata ogni anno.
Che cos’è la Giornata mondiale della menopausa
La Giornata nasce per rompere un silenzio: la menopausa è una fase fisiologica che riguarda metà della popolazione, ma per decenni è stata trattata come un argomento privato, da sopportare. L’obiettivo della ricorrenza è informare sulle opzioni disponibili per la salute e il benessere dopo i 50 anni, dai sintomi vasomotori alla prevenzione cardiovascolare e ossea, e ricordare che i disturbi si possono curare.
In Italia l’appuntamento fisso è l’Open Weekend sulla menopausa di Fondazione Onda, che nel fine settimana più vicino al 18 ottobre coinvolge gli ospedali con i Bollini Rosa: circa 180 strutture in 17 regioni, con oltre 3.000 servizi gratuiti in un’edizione tipo, tra visite ginecologiche ed endocrinologiche, esami strumentali, consulenze cardiologiche, dietologiche e psicologiche, incontri aperti. Le prenotazioni si aprono a fine settembre sul sito bollinirosa.it. Accanto a Onda, la rete “Progetto Menopausa Italia” dell’AOGOI riunisce oltre cento centri ospedalieri che dal 1994 seguono le donne in questa fase.
La Giornata cade il 18 ottobre ogni anno. Tutte le ricorrenze sono nel Calendario della Salute di AgenSalute.
Quante donne riguarda e con quali sintomi
L’età media dell’ultima mestruazione in Italia è di 51 anni, e con l’aspettativa di vita attuale una donna trascorre in post-menopausa più di un terzo della propria esistenza. Nella fascia tra 45 e 65 anni, secondo l’indagine Censis di riferimento, il 61 per cento riferisce vampate di calore, il 47 irritabilità o ansia, il 45 aumento di peso, il 39 disturbi del sonno; solo una donna su dieci non ha alcun disturbo. A questi si aggiungono la secchezza vaginale e i disturbi urinari, che a differenza delle vampate non passano con il tempo, e gli effetti a lungo termine della carenza di estrogeni sull’osso e sul sistema cardiovascolare.
Per la maggior parte delle donne il primo interlocutore resta il ginecologo, ma molte non parlano dei sintomi con nessuno. Una su quattro riceve la proposta di una terapia, e in Italia la terapia ormonale è usata da circa il 5 per cento delle donne in menopausa, una delle percentuali più basse d’Europa.
La terapia ormonale: cosa dicono le linee guida oggi
Nel 2002 lo studio americano Women’s Health Initiative collegò la terapia ormonale sostitutiva a un aumento del rischio di tumore al seno e di eventi cardiovascolari. In pochi anni l’uso crollò in tutto il mondo. Vent’anni dopo quel lavoro è stato ampiamente rianalizzato: le donne arruolate avevano in media 63 anni e avevano iniziato la terapia molto dopo la menopausa, una condizione lontana da quella della paziente tipica.
Le raccomandazioni attuali delle società scientifiche internazionali e italiane si basano sulla “finestra di opportunità”: la terapia ormonale, quando è indicata, va iniziata prima dei 60 anni o entro dieci anni dalla menopausa, in donne sintomatiche senza controindicazioni. È superata la regola della dose minima per il tempo più breve possibile; la durata si valuta caso per caso. Gli estrogeni vaginali a basso dosaggio, per i disturbi genito-urinari, non hanno effetti sistemici. Nel novembre 2025 la Food and Drug Administration americana ha rimosso l’avvertenza in riquadro nero dalla maggior parte dei prodotti, e le linee guida europee sono in aggiornamento.
Le controindicazioni restano: un pregresso tumore al seno, un ictus, una malattia cardiaca, una trombosi. E il rischio oncologico aumenta con l’uso prolungato oltre i dieci anni. La decisione, cioè, resta individuale, ma oggi si prende su dati diversi da quelli del 2002.
In Italia le principali formulazioni a base di estradiolo e progesterone sono rimborsate dal Servizio sanitario nazionale in classe A; alcune specialità restano in classe C, a carico della paziente.
Dove rivolgersi: i servizi
Non esiste una rete nazionale ufficiale dei centri per la menopausa e non esiste un codice di esenzione per la menopausa in sé. I riferimenti sono tre:
- i consultori familiari e gli ambulatori di ginecologia delle ASL, con impegnativa del medico di famiglia;
- i centri della rete AOGOI “Progetto Menopausa Italia”, oltre cento in tutta Italia, e gli ambulatori dedicati degli ospedali con i Bollini Rosa, che si possono cercare per provincia sul sito bollinirosa.it;
- per la salute delle ossa, la densitometria è gratuita per le donne con menopausa precoce, prima dei 45 anni, e per chi rientra nei criteri dei LEA (vedi la pagina sulla Giornata mondiale dell’osteoporosi).
Menopausa e lavoro
È il tema che negli ultimi anni ha allargato la ricorrenza oltre la sanità. L’indagine “Menopausa e lavoro” di Fondazione Onda su oltre 1.500 lavoratrici tra 45 e 65 anni ha rilevato che il 64 per cento ha sintomi significativi, il 14 per cento un impatto elevato sulle prestazioni, il 30 per cento ha ridotto l’orario e il 18 ha rinunciato a un avanzamento. Il 38 per cento non ne parla con nessuno sul posto di lavoro e l’84 per cento riferisce che l’azienda non ha alcuna iniziativa in materia. Il costo delle assenze è stimato in oltre 100 milioni di euro l’anno.
In Italia non esiste una norma specifica: l’INAIL ha pubblicato linee guida per le aziende nel 2017, e alcune grandi imprese hanno introdotto policy interne. Nel Regno Unito i sintomi gravi sono equiparati a una disabilità ai fini della tutela contro le discriminazioni. È uno dei temi su cui le associazioni chiedono un intervento legislativo.
Cosa fare, in pratica
- Parlare dei sintomi con il ginecologo o con il medico di famiglia, senza aspettare che passino da soli: per vampate, insonnia e disturbi urogenitali esistono terapie, ormonali e non.
- Approfittare degli open day di ottobre per una valutazione completa, che includa pressione, colesterolo, glicemia e salute dell’osso.
- Dopo la menopausa, considerare la prevenzione cardiovascolare come una priorità: la protezione degli estrogeni viene meno e il rischio delle donne si avvicina a quello degli uomini.
- Non interrompere né iniziare una terapia ormonale sulla base di notizie: la valutazione va fatta con uno specialista sulla propria storia clinica.
Fonti
- International Menopause Society, World Menopause Day
- Fondazione Onda, Open Weekend menopausa negli ospedali Bollini Rosa, report delle edizioni recenti
- AOGOI, Progetto Menopausa Italia
- Censis, indagine sulle donne in menopausa
- Position statement delle società di menopausa sulla terapia ormonale; FDA, aggiornamento delle avvertenze, novembre 2025
- Fondazione Onda, indagine “Menopausa e lavoro”
- INAIL, linee guida su menopausa e lavoro
Le altre pagine del calendario di ottobre: Ottobre rosa e tumore al seno, Giornata mondiale dell’osteoporosi, Giornata mondiale delle malattie reumatiche.





