mercoledì, 15 Luglio 2026

Trombosi venosa superficiale: studio italiano su ‘The Lancet’ dimostra l’efficacia del mesoglicano

Pubblicato su ‘eClinicalMedicine’ (The Lancet), lo studio METRO indica una riduzione del 30% del rischio di nuove trombosi venose superficiali dopo la fase acuta

Milano, 15 luglio 2026 – Uno studio italiano pubblicato sulla rivista scientifica ‘eClinicalMedicine’ (Gruppo editoriale ‘The Lancet’) apre nuove prospettive per la gestione della trombosi venosa superficiale (TVS), una complicanza della malattia venosa cronica caratterizzata da trombosi e infiammazione delle vene superficiali. Nonostante il trattamento raccomandato nella fase acuta, molti pazienti rimangono infatti esposti a un importante rischio di recidive e di eventi tromboembolici nel medio-lungo termine, in assenza di linee guida internazionali per la prevenzione secondaria.

Per rispondere a questa esigenza clinica è stato sviluppato METRO (Mesoglycan for long-term secondary prevention in patients with superficial vein thrombosis), uno studio multicentrico, randomizzato, controllato e in doppio cieco, della durata di 24 mesi, condotto su oltre 550 pazienti in 16 centri italiani. Lo studio è stato coordinato dal dott. Giuseppe Camporese della Clinica Medica 1 ad indirizzo Trombotico-Emorragico dell’Azienda Ospedale-Università di Padova e dal prof. Paolo Simioni, Direttore dell’Unità Operativa Complessa Clinica Medica 1 ad indirizzo Trombotico-Emorragico dell’Azienda Ospedale-Università di Padova.

I risultati, presentati nei giorni scorsi al congresso della International Society on Thrombosis and Haemostasis (ISTH) di Parigi, dimostrano che un trattamento prolungato con mesoglicano in pazienti con recente diagnosi di TVS riduce in modo statisticamente significativo il rischio di recidiva rispetto al placebo, fornendo nuove importanti evidenze a supporto della prevenzione secondaria.

Il mesoglicano è un principio attivo appartenente alla classe degli antitrombotici, farmaci che aiutano a prevenire la formazione di coaguli all’interno dei vasi sanguigni (vene e arterie), ed è utilizzato nella prevenzione e nel trattamento della malattia venosa cronica e delle sue complicanze.

I dati dello studio suggeriscono che il beneficio del mesoglicano non sia legato esclusivamente all’attività antitrombotica. La molecola, infatti, grazie alle sue proprietà antitrombotiche, profibrinolitiche e antinfiammatorie e all’azione sul glicocalice endoteliale, sembrerebbe favorire un progressivo recupero della funzionalità della parete vascolare danneggiata dal processo trombotico. Questo meccanismo potrebbe spiegare la comparsa graduale dell’effetto clinico e la sua persistenza nel tempo, anche dopo l’interruzione del trattamento, suggerendo un effetto “riparatore” duraturo sulla parete venosa.

“Ad oggi nessuna Linea Guida internazionale riporta raccomandazioni o suggerimenti su come prevenire le recidive della trombosi venosa superficiale, né tantomeno viene riportato quale sia il reale tasso di incidenza a lungo termine. Lo studio METRO nasce dall’esigenza di comprendere come proteggere i pazienti anche dopo la conclusione della terapia raccomandata dalle attuali Linee guida”, afferma Giuseppe Camporese, responsabile scientifico dello studio. “È il primo studio prospettico a livello internazionale che dimostra l’efficacia e la sicurezza di un trattamento farmacologico in prevenzione secondaria delle recidive di trombosi venosa superficiale. I risultati presentati all’ISTH di Parigi mostrano che il mesoglicano è in grado di ridurre le recidive in modo significativo, del 30% rispetto al gruppo trattato con placebo, e confermano come la trombosi venosa superficiale non debba essere considerata una condizione minore. Il tasso di recidiva del 39% a 24 mesi nel gruppo placebo evidenzia chiaramente l’esistenza di un rischio residuo importante”.

“Questo studio colma un’importante lacuna nelle conoscenze sulla gestione della trombosi venosa superficiale dopo la fase acuta della malattia”, aggiunge Paolo Simioni, co-autore della pubblicazione. “I risultati indicano che il mesoglicano non si limita a un effetto antitrombotico, ma sembra favorire un progressivo recupero della funzionalità della parete venosa danneggiata, traducendosi in una riduzione delle recidive nel lungo periodo. Si tratta di un approccio innovativo, fondato sulla protezione e sulla riparazione del vaso, che potrà contribuire a migliorare la qualità di vita dei pazienti e rappresentare un punto di riferimento per i futuri aggiornamenti delle linee guida internazionali”.

Camporese G. et al. “Mesoglycan for long-term secondary prevention in patients with superficial vein thrombosis (METRO): a multicentre randomised clinical trial in Italy”. eClinicalMedicine, 2026.

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