D’Avino (FIMP): “Uno schema di decreto mai condiviso con le parti coinvolte. In pericolo autonomia professionale, contrattazione collettiva e diritto di rappresentanza”
Roma, 24 aprile 2026 – “Siamo profondamente amareggiati nell’apprendere i contenuti della bozza di riforma della medicina territoriale presentata dal Ministero della Salute alle Regioni, senza alcun reale confronto con le rappresentanze dei professionisti coinvolti”.È quanto dichiara Antonio D’Avino, Presidente nazionale della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP), commentando il testo che punta a ridefinire il ruolo dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta all’interno delle Case della Comunità.
“La proposta introduce un modello organizzativo che, pur mantenendo formalmente la convenzione, ne modifica in profondità l’impianto attraverso nuovi obblighi organizzativi e un sistema che apre, seppur su base volontaria, a forme di dipendenza. Il cuore della riforma è particolarmente critico per la Pediatria di Famiglia perché la figura del professionista viene ridefinita come ‘funzione territoriale’ inserita in una rete di servizi, con una conseguente trasformazione sostanziale del ruolo professionale. Un approccio – prosegue D’Avino – che comporta l’introduzione di indicatori di performance e sistemi di monitoraggio stringenti, che incidono in modo significativo sulla discrezionalità organizzativa dello studio e sull’autonomia clinica e gestionale del Pediatra di Famiglia”.
A ciò si aggiunge un aumento rilevante del carico organizzativo, legato a nuovi obblighi di integrazione funzionale e partecipazione alle attività delle strutture territoriali, con il rischio concreto di sottrarre tempo all’attività clinica: “il cosiddetto debito organizzativo minimo nazionale rappresenta un cambio di paradigma non condiviso. Per i Pediatri di Libera Scelta questo si traduce in un obbligo strutturale di presenza fisica nelle Case della Comunità, che diventa parte integrante del modello di lavoro”, evidenzia D’Avino. “Si tratta di un’impostazione in contrasto con quanto definito nell’Accordo Collettivo Nazionale, entrato in vigore appena un mese fa, che aveva invece preservato l’autonomia organizzativa della Pediatria di Famiglia”.
Per la FIMP, il punto più critico risiede in uno spostamento strutturale dell’equilibrio del sistema, dalla contrattazione collettiva nazionale (ACN), che ha storicamente regolato il rapporto convenzionale, verso una disciplina normativa statale e regionale sempre più pervasiva. “Il risultato è un aumento della complessità burocratica e operativa, accompagnato da una progressiva riduzione degli spazi di autonomia negoziale e professionale: un impianto che rischia di compromettere autonomia professionale, centralità della contrattazione collettiva nazionale e diritto di rappresentanza, in assenza di un confronto reale e collaborativo con i professionisti”.
“Il rafforzamento della sanità territoriale e delle Case della Comunità è un obiettivo condivisibile – conclude D’Avino – ma non può essere perseguito attraverso modelli imposti dall’alto che modificano unilateralmente l’equilibrio della convenzione e il ruolo dei professionisti. Chiediamo pertanto l’apertura immediata di un tavolo di confronto per una revisione sostanziale del testo”.