“Siamo di fronte all’ennesimo provvedimento che confonde gli strumenti con gli obiettivi. Il Decreto Schillaci, nel suo percorrere la strada delle Case di Comunità, sembra nascere da un’esigenza burocratica e architettonica piuttosto che da una reale visione di sistema della salute pubblica”.
Secondo la FIMMG Lazio, l’impostazione del decreto tradisce la necessità di rendere la sanità di prossimità un unicum integrato. Al contrario, si assiste a una frammentazione del settore della Medicina Generale, che viene percepito dai decisori politici più come un ostacolo da arginare, da scomporre, da disarticolare, che come la risorsa principale su cui investire.
“More solito, si legifera sulle mura e sugli strumenti. Invece di rafforzare il rapporto fiduciario medico-paziente, si sceglie di frammentare la medicina territoriale nel nome dei ‘palazzi’.
La medicina generale è stata vista, con un pregiudizio ormai cronico, come un problema da gestire e mai come la soluzione ai mali reali che affliggono il Paese: le crescenti disuguaglianze nell’accesso alle cure, l’impennata della spesa privata a carico delle famiglie e l’estrema frammentazione dei servizi, la poco lungimirante corsa all’aumento dell’offerta invece che organizzare una domanda crescente.
La FIMMG Lazio sottolinea come la mancanza di un investimento serio sul capitale umano dei medici di famiglia stia spingendo il sistema verso un binario morto, dove il cittadino è costretto a navigare in un labirinto di strutture senza un vero coordinamento clinico.
Un approccio padronale al tema della sanità pubblica, quando i veri padroni sono i cittadini, cui va sempre il massimo rispetto. La dura verità è che il tema degli obiettivi PNRR è sul tappeto da anni, che i problemi relativi a quell’architettura del PNRR sono arcinoti da anni, che già molte Regioni hanno affrontato e risolto molti dei nodi da sciogliere, qui si rimette tutto in discussione, generando instabilità in un momento politico e sociale già molto instabile ed in una categoria già da anni bersagliata da annunci, minacce, più o meno velate, alle prese con un cambio generazionale senza precedenti. Siamo molto preoccupati delle voci, sempre più insistenti e pressanti, di dimissioni, di allontanamento da una professione che invece di essere trattata come una preziosa risorsa viene gestita come un fastidioso problema da chi nel palazzo trova irritante ascoltare le istanze di professionisti che chiedono semplicemente rispetto del proprio ruolo e responsabilità e riconoscimento di quello che anche grazie a loro è stato fatto in questi anni dal nostro servizio sanitario nazionale.
“Winston Churchill diceva che ‘cambiare non sempre significa migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare’. Oggi, quello che deve cambiare radicalmente non è solo l’organizzazione logistica, ma la capacità della politica di ascoltare. È necessario dare voce a chi, tutti i giorni, ci mette la faccia davanti ai cittadini: i medici di medicina generale. Senza il nostro coinvolgimento attivo e la valorizzazione del nostro ruolo, le Case di Comunità rischiano di restare scatole vuote, lontane dai bisogni reali della gente.” Noi le proposte ce l’abbiamo, ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.