venerdì, 24 Aprile 2026

Riforma medicina territoriale. Morini (FIMMG Emilia-Romagna): “Provvedimento calato dall’alto, così si distrugge sanità di prossimità”

“La riforma della medicina territoriale così come prospettata dal Governo rappresenta un intervento grave, inattuabile e pericoloso per la tenuta del Servizio sanitario nazionale. Un provvedimento costruito senza il necessario confronto con i medici e con le loro rappresentanze, che mortifica il lavoro svolto sui territori e rischia di compromettere in modo irreversibile l’assistenza di prossimità”. Lo afferma Daniele Morini, Segretario Regionale della Fimmg Emilia-Romagna in relazione alla proposta di riforma della medicina generale avanzata dal ministro della Salute Orazio Schillaci.

“Il metodo – prosegue Morini – è inaccettabile. Non è possibile immaginare una riforma che incide sul rapporto di cura di milioni di cittadini senza un coinvolgimento reale dei professionisti che ogni giorno garantiscono l’assistenza sul territorio. Si tratta di una scelta politica che segna una rottura profonda nel rapporto tra istituzioni e medicina generale”.

Nel merito, la proposta introduce un cambio di paradigma che non possiamo condividere: il medico di famiglia verrebbe trasformato da medico del cittadino a medico dell’azienda, con il rischio concreto di indebolire il rapporto fiduciario e di snaturare il modello stesso della medicina generale.

Un modello che, è bene ricordarlo, rappresenta uno dei pilastri del nostro sistema sanitario pubblico. Per Morini, il cosiddetto “doppio canale” e l’ipotesi di dipendenza non sono la soluzione ai problemi della sanità territoriale. Sono, al contrario, un elemento di ulteriore destabilizzazione. Chi ha scelto la medicina generale lo ha fatto per esercitare una professione autonoma, radicata nel territorio, fondata sulla continuità di cura e sulla relazione con il paziente. Pensare di risolvere la carenza di medici proponendo un modello che contraddice questa scelta è semplicemente irrealistico.

“Le conseguenze di questo impianto – prosegue il leader regionale FIMMG – sono evidenti e rischiano di essere devastanti: fuga dei giovani medici, abbandono anticipato da parte dei colleghi più esperti, aggravamento di una carenza assistenziale già oggi drammatica. In molte realtà del Paese, soprattutto nelle aree più fragili, questo significherebbe lasciare intere comunità senza un’adeguata copertura sanitaria”.

A pagarne il prezzo saranno i cittadini. Il rischio è quello di perdere il medico di fiducia per ritrovarsi all’interno di un sistema impersonale, frammentato, incapace di garantire una presa in carico efficace, soprattutto per i pazienti cronici e più fragili. Un modello che avvicina pericolosamente la sanità pubblica a una logica di “sportello”, distante dai bisogni reali delle persone.

È necessario chiarire con forza un punto: i medici di medicina generale non sono il problema. I medici ci sono, lavorano già ben oltre i limiti sostenibili, garantiscono ogni giorno assistenza a decine di pazienti, spesso in condizioni di totale solitudine organizzativa. In molte realtà stanno già operando all’interno delle Case della Comunità, contribuendo concretamente al loro funzionamento.

Il vero problema è un altro: la mancanza di risorse, di personale, di organizzazione. In questi anni non si è investito nelle équipe territoriali, non si è costruito un sistema di supporto adeguato, non si sono messe le condizioni per far funzionare davvero la medicina di prossimità. Si tenta oggi di scaricare queste responsabilità su un cambiamento di status giuridico che non risolve nulla e rischia, invece, di peggiorare la situazione.

Non si può demolire un modello nazionale per coprire inefficienze locali o ritardi attuativi. In molte Regioni esistono già esperienze concrete e funzionanti, costruite attraverso il confronto tra istituzioni e medicina generale, che dimostrano come sia possibile rafforzare l’assistenza territoriale senza stravolgerne i principi fondamentali.

“Noi siamo i primi a dire che la medicina territoriale deve evolvere e rafforzarsi. Siamo pronti a fare la nostra parte, come abbiamo sempre fatto, anche nei momenti più difficili, garantendo continuità assistenziale durante la pandemia e nelle fasi più acute della carenza di medici. Ma non accetteremo riforme calate dall’alto, prive di visione e scollegate dalla realtà dei territori. Chiediamo con forza l’apertura immediata di un confronto reale con le rappresentanze della medicina generale e con le Regioni, e la revisione profonda del provvedimento. In modo particolare con le Regione Emilia-Romagna con la quale abbiamo appena sottoscritto attraverso l’AIR ER una collaborazione forte e la volontà di lavorare insieme per la riorganizzazione della Sanità Regionale” conclude Morini.

Senza questo passaggio, il rischio concreto è quello di compromettere definitivamente il futuro della sanità pubblica di prossimità e il diritto dei cittadini ad avere un medico di famiglia.

La sanità territoriale non si smantella: si rafforza investendo sulle persone, sulle competenze e sull’organizzazione. Tutto il resto è un errore che il Paese non può permettersi.

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