Progetto di utilizzo della realtà virtuale nella cura dei pazienti della struttura Cure palliative, diretta dalla dottoressa Elvira Catania, in collaborazione con la Psicologia Clinica, diretta dal dottor Luca Binaschi e l’associazione di volontariato IdeaInsieme.
Perché la realtà virtuale in Cure Palliative?
La realtà virtuale (V.R.), da semplice forma di intrattenimento, si è progressivamente trasformata — come dimostrano numerosi studi scientifici — in un vero e proprio strumento clinico utilizzato in ambito sanitario.
La V.R. sembra infatti intervenire in modo significativo non solo nella riabilitazione cognitiva, ma anche nella percezione del dolore, nella gestione dell’ansia e della sofferenza, facilitando una sensazione di sollievo. In questo modo favorisce e supporta, insieme agli altri interventi terapeutici, il benessere complessivo del paziente e della rete affettiva che lo sostiene.
È proprio in questo contesto che la V.R. si inserisce come strumento di cura nella gestione della patologia cronica, ambito di cui si occupano le Cure Palliative.
La malattia cronica rappresenta, nella maggior parte dei casi, uno dei momenti più difficili da affrontare nella vita. I sintomi fisici si intrecciano con quelli emotivi, mentre l’angoscia esistenziale e la paura dell’ignoto condizionano profondamente la quotidianità. Oltre a compromettere la salute fisica e l’autonomia, la malattia si accompagna spesso a sintomi depressivi e ansiosi che incidono significativamente sulla qualità di vita del paziente e dei suoi cari.
Le Cure Palliative si fanno carico del dolore in maniera globale, nelle sue diverse manifestazioni, attraverso interventi farmacologici affiancati sempre più da approcci non farmacologici, tra i quali rientra oggi anche la realtà virtuale.
In che modo interviene la V.R. nelle Cure Palliative?
Nella percezione del dolore fisico
L’esperienza immersiva della V.R., attraverso il meccanismo della cosiddetta “distrazione attentiva”, coinvolge simultaneamente diversi canali sensoriali e cognitivi, sottraendo risorse attentive alla percezione nocicettiva e favorendo così una diversa elaborazione dello stimolo doloroso.
Le ricerche evidenziano come esperienze immersive in paesaggi naturali, rilassanti o personalizzati risultino particolarmente efficaci.
Nella gestione del dolore emotivo
La possibilità di “evadere” dalla condizione di sofferenza e di immergersi in ambienti familiari e significativi, o in luoghi desiderati, offre l’opportunità di vivere momenti appaganti e coinvolgenti. Questo processo favorisce la produzione di sensazioni positive che svolgono una funzione di regolazione emotiva.
Queste esperienze, analogamente a quanto avviene nelle pratiche meditative, facilitano il contatto con se stessi, restituendo memoria, integrità e dignità individuale.
Nel ridurre il senso di solitudine e nel potenziare le relazioni
A differenza di quanto talvolta si ritiene rispetto all’uso della V.R. in altri ambiti, nelle Cure Palliative si evidenzia una influenza positiva anche sul piano relazionale. La condivisione di momenti di armonia, di spazi esplorativi e di luoghi familiari favorisce la vicinanza affettiva, contribuendo alla creazione di nuovi ricordi, patrimonio prezioso anche nel processo di elaborazione del lutto.
“Un sentito ringraziamento va alle famiglie Zanotti e Busti. Edgardo e Donatella non solo hanno promosso, attraverso la loro passione per i viaggi, l’idea del progetto, ma, tramite l’associazione IdeaInsieme Onlus, hanno anche reso possibile, con una generosa donazione, l’acquisto del materiale necessario alla sua realizzazione – dichiara la dottoressa Elvira Catania – Grazie a questo contributo, la struttura dispone oggi di un nuovo strumento da affiancare a quelli più tradizionali, per offrire cure sempre più attente ai bisogni dei pazienti e delle loro famiglie”.
“L’introduzione della realtà virtuale rappresenta un esempio concreto di come l’innovazione tecnologica possa integrarsi anche nei percorsi di accompagnamento e cura nelle fasi più delicate della vita – sottolinea il Direttore generale dell’AOU, dottor Stefano Scarpetta – Il Maggiore di Novara è da sempre attento a valutare e promuovere l’utilizzo di soluzioni innovative in tutti i contesti assistenziali, con l’obiettivo di perseguire il continuo miglioramento degli standard di assistenza offerti ai nostri pazienti. Ai donatori e a tutti i professionisti coinvolti esprimo la riconoscenza dell’Azienda per la sensibilità e l’impegno dimostrati”.