La FIMMG Umbria esprime forte preoccupazione per lo schema di decreto-legge sul riordino dell’assistenza primaria territoriale, che introduce il cosiddetto “doppio canale” con la possibilità di dipendenza pubblica selettiva per i medici di medicina generale destinati alle Case della Comunità.
“Si tratta di un provvedimento mai condiviso con le organizzazioni sindacali di categoria, che rischia di incidere profondamente sul modello di assistenza territoriale senza un adeguato confronto istituzionale” — dichiara la FIMMG Umbria — “e che, per le modalità con cui viene proposto, appare di difficile attuazione e potenzialmente pericoloso per la tenuta del sistema”.
Al centro della contestazione vi è il superamento, di fatto, del percorso negoziale rappresentato dall’Accordo Collettivo Nazionale (ACN), unico strumento in grado di garantire una riforma realmente sostenibile, condivisa e aderente alle esigenze dei territori.
“In Umbria, come in molte altre realtà, la medicina generale rappresenta il primo presidio di prossimità, soprattutto nelle aree interne e più fragili. Intervenire in modo non concertato su questo equilibrio rischia di determinare conseguenze gravi: carenza di medici, aumento degli accessi impropri ai Pronto Soccorso, difficoltà nella gestione delle cronicità e un ampliamento delle disuguaglianze territoriali”.
“Proprio in queste settimane, in Umbria, stavamo lavorando alla definizione dell’Accordo Integrativo Regionale, un percorso condiviso che avrebbe ulteriormente rilanciato e rafforzato la sanità territoriale, valorizzando il ruolo della medicina generale all’interno delle Case della Comunità. Un lavoro concreto, costruito sul confronto e sulla conoscenza reale dei bisogni dei territori, che rischia oggi di essere vanificato da un intervento calato dall’alto.”
La FIMMG Umbria richiama inoltre l’attenzione sulle ricadute dirette per i cittadini: “Il rischio è quello di perdere progressivamente il rapporto fiduciario tra medico e paziente, che rappresenta il cuore della medicina generale. Il cittadino rischia di non avere più il proprio medico di riferimento, ma di trovarsi di fronte a un sistema impersonale, frammentato, meno capace di garantire continuità e presa in carico, soprattutto per i pazienti cronici e fragili”.
Particolare preoccupazione riguarda inoltre l’impatto sulle nuove generazioni di medici. “Il rischio concreto è quello di allontanare ulteriormente i giovani dalla medicina generale, già oggi in sofferenza, compromettendo il ricambio generazionale e la continuità assistenziale nei prossimi anni”.
“La riorganizzazione dell’assistenza territoriale è una sfida che condividiamo e che riteniamo necessaria” — conclude la FIMMG Umbria — “ma non può essere affrontata con provvedimenti calati dall’alto. Serve un confronto vero, serio e strutturato con chi ogni giorno opera sul territorio. Solo così sarà possibile costruire un modello efficace, sostenibile e realmente al servizio dei cittadini”.
La FIMMG Umbria chiede pertanto al Governo e alla Conferenza delle Regioni di sospendere l’iter del provvedimento e avviare un percorso condiviso con la rappresentanza della medicina generale e dell’intera professione medica.