Sicurezza agroalimentare e salute, la riflessione di Tiso (Accademia Iniziativa Comune)
Roma, 6 novembre 2026 – “Dal campo alla tavola il prezzo dei prodotti alimentari cresce, ma spesso il valore aggiunto non arriva a chi lavora la terra. Gli agricoltori affrontano costi sempre più elevati, margini ridotti e un mercato in cui il potere contrattuale è distribuito in modo diseguale. Una contraddizione che mette a rischio il futuro dell’agricoltura e la sostenibilità del nostro sistema alimentare. E il cibo costa sempre di più. Lo vediamo ogni giorno quando facciamo la spesa: pane, pasta, frutta, verdura, latte e olio hanno un peso crescente sul bilancio delle famiglie. Eppure, dietro l’aumento dei prezzi sugli scaffali dei supermercati, si nasconde appunto una realtà spesso poco conosciuta: chi produce materialmente il cibo non è necessariamente chi guadagna di più dalla sua vendita”.
“È proprio qui che emerge una delle contraddizioni più evidenti della filiera alimentare: il prezzo pagato dal consumatore finale non corrisponde al reddito riconosciuto al coltivatore. L’agricoltore è il primo anello della catena alimentare, ma spesso è anche quello che ha meno possibilità di determinare il prezzo del proprio prodotto. Deve sostenere i costi di sementi, fertilizzanti, carburante, energia, acqua, macchinari, manodopera, trasporti e manutenzione dei terreni. A questi si aggiungono i rischi legati al clima, alla siccità, alle alluvioni, alle malattie delle colture e alle oscillazioni dei mercati. Quando arriva il momento di vendere il raccolto, però, il coltivatore si trova frequentemente davanti a prezzi stabiliti da intermediari, grossisti, industrie di trasformazione o grandi catene della distribuzione. Il risultato è paradossale: produrre costa sempre di più, ma il prezzo riconosciuto a chi coltiva non cresce necessariamente nella stessa misura. Questa situazione colpisce soprattutto le aziende agricole di piccole e medie dimensioni”.
“Cambiare questo sistema richiede interventi concreti e una maggiore responsabilità da parte di tutti gli attori della filiera. Tra le misure possibili troviamo: garantire prezzi remunerativi, contrastare le pratiche commerciali sleali, rafforzare le cooperative agricole, ridurre gli intermediari quando possibile, valorizzare il prodotto locale, e rendere trasparente la formazione dei prezzi. A giudizio di Accademia IC, dunque, una filiera alimentare giusta deve garantire al consumatore un prezzo sostenibile e all’agricoltore un compenso dignitoso. Perché senza agricoltori adeguatamente remunerati non può esserci un futuro alimentare sostenibile”.
Così, in una nota, Carmela Tiso, portavoce nazionale di Accademia Iniziativa Comune e presidente dell’associazione Bandiera Bianca.

