SUGAR TAX, P.PAGANINI (COMPETERE): “CAMBIANO GLI ACQUISTI, MA MIGLIORANO DAVVERO LA SALUTE? UN NUOVO STUDIO PER COMPRENDERE LO ZUCCHERO OLTRE IL LUOGO COMUNE”
Tassare lo zucchero basta per ridurre l’obesità, il diabete le malattie cardiovascolari? E quali conseguenze possono avere queste politiche sulle famiglie, sulle imprese e sull’economia? Sono le domande alcentro di ‘Understanding Sugar Beyond the Narrative’ (comprendere lo zucchero al di là della narrazione), il nuovo studio di Pietro Paganini pubblicato da Competere.eu
“Il documento mette sotto esame le politiche nutrizionali più diffuse, dalle sugar tax alle etichette di avvertenza, fino alla riformulazione degli alimenti, e propone un approccio alla prevenzione fondato sulle evidenze scientifiche, sulla valutazione degli impatti e sulla responsabilizzazione dei cittadini”, è quanto dichiara Pietro Paganini Presidente di Competere, organizzazione indipendente impegnata nella ricerca, nell’analisi delle politiche pubbliche e nell’advocacy. “Le imposte sulle bevande zuccherate-sottolinea- possono influenzare i prezzi, ridurre gli acquisti di determinati prodotti e incentivare la riformulazione. Ma gli effetti sui consumi non si traducono automaticamente in miglioramenti dimostrabili e duraturi della salute. Secondo le ricerche esaminate nel paper-spiega- nella maggior parte dei casi le sugar tax non producono una riduzione dei consumi di zucchero: risultati che sollevano interrogativi sull’effettiva capacità di questi strumenti di incidere su fenomeni complessi come obesità e diabete. Cambiare quello che le persone comprano-osserva Pietro Paganini- non significa necessariamente migliorare la loro salute. Se introduciamo una tassa per prevenire le malattie, dobbiamo valutarla sulla base dei risultati sanitari, non limitarci a misurare quantocambiano gli acquisti. Le buone intenzioni non bastano: servono risultati verificabili”.Lo studio richiama l’attenzione anche sulle conseguenze economiche e sociali che rischiano di essere trascurate nel dibattito pubblico.“La sugar tax e, più in generale, le politiche sullo zucchero come le etichette fronte pacco (Nutri-Score) e gli incentivi alla riformulazione, possono pesare proporzionalmente di più sulle famiglie a basso reddito, creare difficoltà alle piccole imprese e produrre distorsioni nei mercati e nelle filiere produttive”.Inoltre, secondo il Presidente Paganini, “la sostituzione tra prodotti e alcune strategie di riformulazione possono modificare i comportamenti alimentari senza garantire un miglioramento complessivo della dieta. Le conseguenze possono estendersi oltre i confini nazionali, interessando le filiere agricole,l’occupazione e le economie dei Paesi produttori”. Il punto “non è soltanto chiedersi se una politica funziona, ma per chi funziona, quanto costa e quali effetti produce sull’intero sistema”. Il documento affronta anche un’altra questione: la distanza tra le evidenze scientifiche e la rappresentazione dello zucchero nel dibattito pubblico. “Lo zucchero non è un veleno e può trovare spazio in un’alimentazione equilibrata” chiosa Paganini che spiega “a incidere sulla salute sono le quantità consumate, la frequenza, il contesto alimentare e lo stile di vita complessivo. Obesità, diabete e altre malattie croniche hanno cause molteplici. Attribuirle a un singolo ingrediente rischia di produrre risposte politiche semplicistiche a problemi complessi”. Per questo, “UnderstandingSugar Beyond the Narrative non si limita a esaminare criticamente le politiche esistenti ma propone di superare una prevenzione concentrata prevalentemente sulla riduzione di singoli nutrienti, privilegiando un approccio più ampio. Cioè:educazione alimentare e nutrizione positiva; attività fisica e stili di vita sani; prevenzione personalizzata e innovazione; valutazione rigorosa delle politiche da adottare; libertà di scelta e responsabilizzazione. L’alternativa alle sugar tax -conclude Paganini- non è rinunciare alla prevenzione. È fare prevenzione meglio. Abbiamo bisogno di politiche che aiutino concretamente lepersone a vivere più a lungo e in salute. Per riuscirci dobbiamo investire nella conoscenza, nell’educazione e nell’innovazione, anziché affidarci asoluzioni uguali per tutti”.

