Pescara. Ospedali di Comunità, 42 pazienti nel primo mese nelle strutture
I primi dati di San Valentino e Città Sant’Angelo presentati al Congresso nazionale CARD di Roma, dove il lavoro ha suscitato particolare apprezzamento
Pescara, 5 novembre 2026 – Quarantadue pazienti, in prevalenza anziani, accolti per ricevere assistenza e monitoraggio clinico in una fase del percorso di cura che richiede un raccordo tra ospedale e territorio. È il quadro che emerge dal primo mese di ricoveri negli Ospedali di Comunità della ASL di Pescara: nell’agosto 2026 sono state prese in carico 20 persone a San Valentino in Abruzzo Citeriore e 22 a Città Sant’Angelo. Un’esperienza iniziale sulla quale l’Azienda ha avviato un’analisi per comprendere come il modello organizzativo si traduca nell’attività quotidiana, quali bisogni intercetti e come si sviluppino i percorsi assistenziali.
Le due strutture rispondono a un’esigenza precisa: offrire un’assistenza intermedia a persone clinicamente stabili che non necessitano di un ricovero in ospedale per acuti, ma hanno ancora bisogno di sorveglianza, cure infermieristiche continuative e supporto nella gestione della terapia. Sono situazioni nelle quali il domicilio può non essere, temporaneamente, sufficiente a garantire l’assistenza necessaria, oppure il rientro a casa dopo un ricovero deve essere preparato, coinvolgendo i servizi territoriali e chi si prenderà cura della persona.
Il profilo dei pazienti osservati aiuta a comprendere questa funzione. L’età mediana è di 81,4 anni a San Valentino e di 85,1 anni a Città Sant’Angelo; il monitoraggio clinico e la stabilizzazione della terapia rappresentano la principale indicazione al ricovero, rispettivamente nel 60% e nel 100% dei casi. Dietro questi dati vi sono bisogni assistenziali complessi, per i quali il modello aziendale prevede il lavoro congiunto di medici, infermieri e operatori sociosanitari, con assistenza infermieristica e sociosanitaria nell’arco delle 24 ore, percorsi personalizzati e raccordo con la rete delle cure primarie.
All’interno di questa impostazione comune, lo studio ha rilevato caratteristiche differenti nelle modalità di accesso. A San Valentino il 45% dei pazienti proveniva dall’ospedale, il 45% dal domicilio e il 10% dal Pronto Soccorso, delineando un’attività alimentata da più punti della rete assistenziale, con il coinvolgimento dei medici di medicina generale e degli specialisti. A Città Sant’Angelo, invece, tutti gli ingressi provenivano dall’ospedale ed erano stati mediati dalla Centrale Operativa Territoriale (COT), coinvolta nel 55% dei casi a San Valentino. Il ruolo della COT si inserisce nel lavoro di collegamento tra i servizi, necessario per accompagnare la persona nelle diverse fasi della cura e organizzare il passaggio al contesto assistenziale successivo.
Su questa esperienza la ASL di Pescara ha portato il proprio contributo al XXIV Congresso nazionale CARD, dal titolo “Il Distretto per la Comunità che cura: innovazione, tecnologie, prossimità”, che si è svolto a Roma, all’Auditorium Antonianum, dal 29 al 31 ottobre. Il lavoro dedicato allo stato dell’arte e ai protocolli operativi degli Ospedali di Comunità aziendali ha suscitato particolare apprezzamento nell’ambito del confronto congressuale. I dati delle due strutture sono stati discussi insieme all’impianto organizzativo adottato dall’Azienda, in un contesto nazionale dedicato al ruolo dei distretti e alla costruzione di servizi più vicini alle persone, soprattutto a quelle più fragili. Una prossimità che comprende la capacità di integrare le risposte assistenziali e mantenere una relazione con il paziente e la sua famiglia lungo il percorso di cura.
“Gli Ospedali di Comunità occupano uno spazio preciso nella rete assistenziale: quello in cui una persona ha bisogno di cure e sorveglianza che, in quel momento, non possono essere assicurate adeguatamente a domicilio – dichiara il Direttore Generale della ASL di Pescara, Vero Michitelli – Perché questo modello funzioni, occorrono una valutazione attenta all’ingresso, il lavoro quotidiano dell’équipe e una dimissione preparata insieme ai servizi territoriali e alla famiglia. Analizzare l’esperienza fin dall’avvio ci consente di verificare questi passaggi e di orientare lo sviluppo delle strutture sulla base dei bisogni effettivi dei pazienti. Il contributo di tutti gli operatori coinvolti è essenziale per dare continuità a questo lavoro”.
L’attenzione dello studio si è rivolta anche alla permanenza e alle modalità di conclusione dei ricoveri. Al momento dell’analisi erano terminati 5 percorsi a San Valentino e 13 a Città Sant’Angelo: tra i pazienti dimessi, la durata mediana del soggiorno era rispettivamente di 4 e 11 giorni. Il trasferimento ospedaliero rappresentava la modalità di dimissione più frequente, con il 60% dei percorsi conclusi a San Valentino e il 53,8% a Città Sant’Angelo. In quest’ultima struttura erano documentati anche passaggi verso il domicilio, le strutture residenziali, le cure domiciliari e la rete delle cure palliative, a testimonianza della diversa articolazione dei percorsi osservati.
Si tratta di risultati preliminari, riferiti al solo primo mese di ricoveri, che richiedono un periodo di osservazione più ampio per valutare compiutamente l’attività delle due strutture. Costituiscono comunque una prima base conoscitiva per seguirne lo sviluppo, approfondire le differenze emerse e verificare nel tempo la continuità dell’assistenza tra ospedale, Ospedali di Comunità e domicilio.

