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COINA: “Policlinico Gemelli, il declino di un’eccellenza. 54,9% dei lavoratori intervistati si è già attivato per andarsene”

03/11/2026 Sindacati
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Ceccarelli (segretario nazionale COINA): «Un tempo il Gemelli era l’ospedale nel quale molti infermieri sognavano di entrare. Oggi rischia di diventare quello dal quale sempre più professionisti sognano di uscire»

Roma, 3 novembre 2026 – Il 95,9% dei lavoratori intervistati si sente poco o per nulla valorizzato, il 77,1% denuncia organici insufficienti, il 72,9% giudica pesante o molto pesante il proprio carico di lavoro. E il 54,9% si è già attivato concretamente per cambiare azienda. Sono i risultati del sondaggio anonimo realizzato nell’ottobre 2026 dal COINA, sindacato delle professioni sanitarie, tra 266 lavoratori del Policlinico Gemelli, prevalentemente infermieri. Numeri che fotografano un disagio profondo all’interno di una delle strutture ospedaliere più prestigiose d’Italia, tra turni fino a 17 ore, carenze di personale, difficoltà nella conciliazione vita-lavoro e contestazioni sulla gestione organizzativa.

Secondo le segnalazioni raccolte dal sindacato, alcuni professionisti scelgono di lasciare il Gemelli non soltanto per il servizio sanitario pubblico, ma persino per strutture private di dimensioni e prestigio inferiori, alla ricerca di condizioni lavorative più sostenibili.

«Il Gemelli continua a essere un’eccellenza clinica e scientifica, ma rischia di perdere il suo patrimonio più prezioso: le persone», dichiara Marco Ceccarelli, segretario nazionale del COINA. «Un tempo lavorare qui rappresentava un traguardo. Oggi, per troppi professionisti, il traguardo è trovare un’alternativa. Quando un infermiere preferisce una piccola clinica privata a un grande policlinico universitario, significa che il prestigio non basta più a compensare sacrifici, mancata valorizzazione e perdita di fiducia».

Il sondaggio COINA: in tre anni crolla la serenità lavorativa

Il confronto tra le rilevazioni del 2023 e del 2026 evidenzia un netto peggioramento. La percentuale dei partecipanti che esprime i livelli più bassi di serenità lavorativa passa dal 49% al 68,4%, mentre quella di coloro che si sono già attivati per lasciare il Gemelli sale dal 30,4% al 54,9%.

Le rilevazioni, condotte su base volontaria, non sono statisticamente rappresentative dell’intera popolazione aziendale, ma documentano il crescente malessere dei lavoratori coinvolti.

«Quasi il 96% non si sente valorizzato e oltre la metà cerca già un altro lavoro. Non sono numeri che un’Amministrazione possa ignorare», attacca Ceccarelli. «Denunciamo queste criticità da anni. Non siamo davanti a un’emergenza improvvisa, ma a una crisi che continua ad aggravarsi».

Turni fino a 17 ore, doppie notti e riposi sospesi

Tra le criticità segnalate al COINA e oggetto di contestazioni formalizzate negli anni figurano doppi turni fino a 17 ore continuative, prolungamenti delle prestazioni, doppie notti, riposi settimanali sospesi e carichi assistenziali sempre più gravosi.

Le dimissioni non tempestivamente compensate alimentano una spirale: il lavoro ricade sui colleghi rimasti, aumentano i turni aggiuntivi, diminuiscono le possibilità di recupero e altri professionisti cercano un’alternativa.

«Non si può trasformare l’emergenza in un sistema di gestione del personale», denuncia Ceccarelli. «Un turno di 17 ore non può diventare la normalità. Le carenze organizzative non possono essere scaricate sulle spalle degli infermieri. Il diritto al riposo, alla salute e alla vita familiare non è una concessione aziendale. E un professionista sottoposto a prestazioni prolungate, senza recuperi adeguati, è maggiormente esposto alla fatica, con possibili conseguenze sulla sicurezza dei pazienti».

Il caso della madre sanzionata

Tra le vicende denunciate dal COINA emerge quella di una lavoratrice madre che, al termine del proprio turno, aveva rappresentato l’impossibilità di prolungare la prestazione fino a circa 15 ore complessive, dovendo andare a prendere il figlio all’asilo. Secondo quanto riferito al COINA, la vicenda si sarebbe conclusa con l’irrogazione di una sanzione disciplinare da parte della Fondazione.

«Una madre che deve prendere il figlio all’asilo dopo aver terminato il proprio turno non sta chiedendo un privilegio», afferma Ceccarelli. «La maternità non è un imprevisto organizzativo e un bambino che aspetta non può diventare una colpa professionale. Se la risposta a una necessità familiare è una sanzione, quale messaggio arriva agli altri lavoratori?».

«Da tempo denunciamo il rischio di un utilizzo intimidatorio della leva disciplinare. Il principio del “colpirne uno per educarne cento” può ottenere obbedienza immediata, ma distrugge motivazione e fiducia. E chi percepisce l’organizzazione come ostile, appena può, se ne va».

Fuga degli infermieri: il 96,8% lascerebbe per un’opportunità nel pubblico

Tra i 189 lavoratori che hanno risposto alla sezione del sondaggio dedicata all’impiego pubblico, il 96,8% dichiara che lascerebbe sicuramente o probabilmente la Fondazione davanti a una proposta compatibile con le proprie esigenze.

L’86,1% indica un aumento della retribuzione tra le misure capaci di convincerlo a restare, insieme a una migliore conciliazione vita-lavoro, alla riduzione dei carichi assistenziali e al riconoscimento delle competenze.

Le stime riferite al COINA indicano inoltre una perdita di personale sanitario superiore al 20% nel periodo considerato, dato sul quale il sindacato ha chiesto alla Fondazione una ricostruzione ufficiale.

«Il problema non è soltanto la concorrenza del pubblico», sottolinea Ceccarelli. «Quando alcuni professionisti scelgono persino strutture private meno prestigiose, significa che il nome del Gemelli non basta più. Il prestigio non paga le bollette, non restituisce le ore di riposo perdute e non sostituisce il riconoscimento economico e professionale».

L’allarme lanciato già nel 2023

Il COINA aveva già segnalato formalmente all’Amministrazione, nel novembre 2023, le criticità relative al benessere lavorativo, ai carichi assistenziali e al rischio di perdita delle professionalità. Negli anni successivi sono proseguite le contestazioni su orari, riposi, organici, turni aggiuntivi e trattamento economico.

Con la nota protocollo 62/2026 del 9 ottobre 2026, il sindacato ha nuovamente richiesto un confronto urgente e la trasmissione dei dati aggregati sulle dimissioni volontarie, sulle assunzioni e sulle posizioni rimaste scoperte.

«Abbiamo avvisato la Fondazione nel 2023 e abbiamo continuato a farlo», ribadisce Ceccarelli. «Non si può governare una crisi strutturale con misure emergenziali. Vogliamo conoscere i dati ufficiali, ma soprattutto pretendiamo interventi sulle cause che spingono i professionisti ad andarsene. Non basta sostituire chi lascia: bisogna creare le condizioni perché gli altri possano restare».

Benessere organizzativo e senso di appartenenza

Con la nota protocollo 67/2026 del 2 novembre, indirizzata al presidente e al direttore generale della Fondazione Policlinico Gemelli, il COINA richiama l’attenzione sul rapporto tra l’istituzione e i professionisti che quotidianamente ne garantiscono il funzionamento e gli standard di eccellenza. Il sindacato sottolinea che il valore di una struttura sanitaria non si misura soltanto attraverso i risultati clinici, scientifici ed economici, ma anche attraverso la capacità di valorizzare, tutelare e motivare il personale. Un rapporto di fiducia e appartenenza che rappresenta un elemento fondamentale per preservare il patrimonio professionale del Policlinico.

Le richieste COINA

Il sindacato chiede organici adeguati, turnazioni sostenibili, rispetto effettivo dei riposi, valorizzazione economica e professionale, confronto sindacale e un rinnovo contrattuale capace di restituire attrattività al lavoro nella Fondazione.

«Quando un infermiere esperto si dimette, non si perde semplicemente un dipendente. Si perdono competenze, esperienza, capacità di gestire le emergenze e continuità assistenziale. Risorse che non si ricostruiscono pubblicando un annuncio di lavoro», conclude il segretario nazionale del COINA.

«La Fondazione deve smettere di considerare la disponibilità illimitata dei dipendenti come la soluzione alle proprie carenze organizzative. Deve investire sulle persone, sulla loro dignità e sulle loro competenze. Un tempo il Gemelli era l’ospedale nel quale molti infermieri e professionisti sanitari sognavano di entrare. Oggi rischia di diventare quello dal quale sempre più professionisti sognano di uscire. Il vero declino di un’eccellenza comincia quando perde le persone che la rendono tale. La domanda non è perché i lavoratori se ne vadano, ma perché la Fondazione non riesca più a convincerli a restare».

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