Lombardia, Ceccarelli (COINA): “Bertolaso lancia l’allarme sulla fuga degli infermieri in Svizzera, ma cosa fa per trattenerli?”
«Bertolaso lancia l’allarme sulle corsie che si svuotano verso la Svizzera. Ma cosa fa per trattenere gli infermieri? Il moderno Marco Polo cerca personale all’estero mentre la Regione è in agonia»
«5mila frontalieri italiani nella sanità ticinese, stipendi fino al triplo, 500 sanitari mancanti a Como e un deficit regionale stimato di 19mila infermieri. Indennità di confine ancora sulla carta. Magellano e Uzbekistan non fermano l’emorragia»
ROMA, 30 ottobre 2026 – «Guido Bertolaso lancia l’ennesimo allarme sulla fuga degli infermieri verso la Svizzera, ammette che negli ospedali di confine si chiudono reparti per mancanza di personale e riconosce che in terra elvetica gli stipendi possono essere tre volte superiori. Ma dopo aver descritto una situazione così drammatica, cosa sta facendo concretamente per fermarla?
Mentre le corsie di Como, Varese, Lecco e Sondrio perdono professionisti, l’assessore continua a vestire i panni di un moderno Marco Polo della sanità, cercando infermieri dall’America Latina all’Uzbekistan. Il paradosso è evidente: andiamo a cercare personale a migliaia di chilometri mentre non riusciamo a trattenere chi deve percorrerne appena pochi per trovare condizioni migliori. La Lombardia è in agonia sul fronte infermieristico e non può permettersi una politica fatta di allarmi e soluzioni tappabuchi».
È la presa di posizione di Marco Ceccarelli, segretario nazionale del COINA, sindacato delle professioni sanitarie, dopo le dichiarazioni dell’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso, che ha ammesso: «Chiudiamo reparti ospedalieri per mancanza di infermieri».
Cinquemila frontalieri in Ticino, Como perde personale
Circa 5mila frontalieri italiani, tra infermieri, medici e altri professionisti sanitari, lavorano nel Canton Ticino, provenienti soprattutto dalle province di Como, Varese e Sondrio. Rappresentano fino al 12% degli organici degli ospedali pubblici ticinesi e al 30% nelle strutture private. Nella sola provincia di Como mancano almeno 500 operatori sanitari, mentre le retribuzioni svizzere possono raggiungere livelli fino a tre volte superiori rispetto a quelle italiane.
«Non è una calamità naturale. Sono professionisti che continuano a fare lo stesso lavoro, spesso a pochi chilometri da casa, in un sistema che li remunera e li valorizza meglio. La Lombardia investe nella loro formazione e poi li vede attraversare il confine. Bertolaso conosce il problema: perché non costruisce condizioni concrete per trattenerli?», incalza Ceccarelli.
Lombardia, 19mila infermieri mancanti e indennità di confine non erogate
La crisi delle province di confine si inserisce in un quadro regionale preoccupante. Un atto presentato al Consiglio regionale nel giugno 2026 richiama una carenza stimata di circa 19mila infermieri rispetto al fabbisogno complessivo, mentre Bertolaso indica 2.500-3mila unità mancanti, riferendosi a un diverso perimetro del deficit. Il saldo negativo del personale infermieristico ha raggiunto 3.523 unità nel 2024.
Emblematico il caso dell’Asst Lariana: nel 2024, a fronte di 306 posti infermieristici disponibili, si presentarono soltanto 150 candidati, con appena 74 idonei.
Intanto le indennità di confine, annunciate per contrastare l’esodo, continuano a non essere erogate: fino a 5.400 euro annui per gli infermieri e 10mila per i medici, con un fabbisogno di 7,3 milioni di euro soltanto per circa 2mila sanitari della provincia di Como.
«Questa è la contraddizione più grave. Bertolaso sa che gli infermieri se ne vanno per stipendi insufficienti, annuncia incentivi e poi questi restano sulla carta. Dove sono le risorse, le progressioni di carriera e il riconoscimento delle competenze specialistiche? Non basta denunciare che i reparti chiudono: bisogna impedire che continuino a perdere personale», sottolinea Ceccarelli.
Magellano e Uzbekistan: il reclutamento estero non basta
La Regione continua a puntare sul progetto Magellano, rivolto ai professionisti sudamericani, e sugli accordi con l’Uzbekistan, da cui Bertolaso ha annunciato l’arrivo di 150 infermieri entro il 2026.
«Nessuna contrarietà verso i colleghi stranieri, che meritano identici diritti e tutele. Ma davanti a un fabbisogno stimato di 19mila infermieri, 150 nuovi arrivi rappresentano meno dell’1%. È questa la risposta all’emergenza? Il reclutamento internazionale può integrare gli organici, non sostituire una strategia di valorizzazione fondata su stipendi competitivi, carriere riconosciute e condizioni di lavoro sostenibili. E poi c’è una vicenda che dovrebbe far riflettere chi continua a puntare sul reclutamento internazionale: in India, un sistema informatico ha generato un certificato provvisorio di registrazione infermieristica persino a nome di un asino, con tanto di fotografia e documentazione fittizia. Sembra incredibile, ma è accaduto davvero. E allora chiediamo a Bertolaso: quali garanzie vengono assicurate sulla verifica dei titoli professionali, sulle competenze cliniche e sulla conoscenza della lingua italiana degli infermieri reclutati all’estero? Nessuno mette in discussione il valore dei colleghi stranieri, ma la carenza di personale non può giustificare scorciatoie. Con la salute dei pazienti non si scherza», incalza Ceccarelli.
Ceccarelli: «Meno allarmi nel vuoto, più risposte. La Lombardia deve smettere di perdere i suoi infermieri»
Per il COINA occorrono lo sblocco immediato delle indennità di confine, incentivi economici stabili, organici adeguati, progressioni retributive e riconoscimento delle competenze avanzate, comprese quelle dei futuri laureati magistrali clinici.
«Bertolaso non può denunciare la chiusura dei reparti e contemporaneamente dichiarare che per gli infermieri non c’è speranza di competere con la Svizzera. Chi governa la sanità deve costruire soluzioni, non soltanto raccontare le difficoltà.
All’assessore chiediamo una volta per tutte di invertire la rotta. Prima di cercare infermieri dall’altra parte del mondo, provi a trattenere quelli che ogni mattina attraversano il confine. Il Ticino offre condizioni che la Lombardia non riesce a garantire. Bertolaso conosce il problema, ne denuncia le conseguenze, ma le risposte restano insufficienti. Non servono altri allarmi: servono risultati. Perché a svuotarsi non sono soltanto gli organici degli ospedali, ma la capacità stessa della sanità pubblica di garantire assistenza ai cittadini», conclude Ceccarelli.

