FIALS Milano: “Non sempre protestare significa difendere i lavoratori. Attenzione alle conseguenze sui pazienti”
All’ASST Nord Milano proclamato lo stato di agitazione pochi giorni dopo la firma di un accordo economico. Mauro Nobile: «Il conflitto permanente non porta risultati. Occorre distinguere tra il diritto di protestare e la responsabilità di far funzionare i servizi»
Milano, 30 ottobre 2026 – In un venerdì segnato dalle tensioni sindacali e dalle agitazioni che coinvolgono anche i trasporti, arriva dalla sanità milanese un richiamo alla responsabilità. All’ASST Nord Milano alcuni rappresentanti sindacali hanno proclamato lo stato di agitazione del personale, nonostante sia stato appena raggiunto un accordo che introduce miglioramenti economici e professionali per centinaia di dipendenti.
Una decisione che FIALS Milano, tra i firmatari dell’intesa del 26 ottobre insieme a Nursing Up, considera poco comprensibile e potenzialmente controproducente.
«Il diritto alla protesta è fondamentale e non intendiamo metterlo in discussione», dichiara Mauro Nobile, segretario generale FIALS Milano Area Metropolitana. «Ma dobbiamo domandarci se ogni mobilitazione sia davvero nell’interesse dei lavoratori. Quando si raggiunge un accordo positivo, continuare ad alimentare il conflitto rischia di rallentare proprio quei miglioramenti che abbiamo ottenuto. E negli ospedali dobbiamo ricordare che un’eventuale escalation può avere conseguenze anche per i pazienti e le loro famiglie».
L’accordo raggiunto non è una promessa generica. Prevede avanzamenti economici per il personale, aumenti delle indennità che interessano circa mille dipendenti, nuovi riconoscimenti per chi opera in servizi particolarmente impegnativi e quattro progetti aziendali attesi da tempo. Sono previsti inoltre miglioramenti nei pagamenti e nelle modalità di riconoscimento del lavoro svolto.
FIALS respinge anche la ricostruzione secondo cui l’accordo comporterebbe un taglio generalizzato delle risorse destinate ai lavoratori. Le differenze indicate dagli oppositori riguardano, secondo il sindacato, prevalentemente modalità di contabilizzazione di finanziamenti regionali e il trasferimento di personale ad altre strutture, senza una corrispondente riduzione degli importi massimi previsti per i premi di produttività.
«Non abbiamo ottenuto tutto quello che chiedevamo», precisa Nobile. «Avremmo voluto aumenti maggiori e riconoscimenti più estesi, e lo abbiamo dichiarato ufficialmente al momento della firma. Ma non si può considerare una sconfitta tutto ciò che non coincide con il cento per cento delle proprie richieste. Il sindacato deve anche avere il coraggio di concludere una trattativa e assumersi la responsabilità dei risultati».
Il prossimo 10 novembre è già previsto un nuovo incontro con l’Azienda per discutere dell’orario di lavoro, una questione che riguarda direttamente la vita quotidiana degli operatori e l’organizzazione dell’assistenza.
«È lì che dovremmo concentrare le energie», conclude Nobile. «Sulle condizioni di lavoro, sui turni, sui riconoscimenti economici e sulla qualità dei servizi. La forza di un sindacato non si misura dal numero delle proteste che proclama, ma dai miglioramenti che riesce a ottenere. E nella sanità ogni scelta deve tenere conto anche di chi aspetta una visita, una cura o un’assistenza».

