Isernia, 26 agosto 2026 – Impiantato un pacemaker intracardiaco AVEIR per via venosa giugulare in una paziente di 97 anni. La procedura, eseguita presso la Cardiologia-UTIC del Presidio Ospedaliero ‘F. Veneziale’ di Isernia, è stata effettuata in regime di Day Hospital: la signora è tornata nella propria abitazione la sera stessa. Un percorso che si colloca tra le prime esperienze di questo tipo in Italia.
L’anziana, fragile e sottopeso, presentava episodi di blocco atrioventricolare parossistico che rendevano necessario l’impianto di un pacemaker. Le concomitanti problematiche cerebrovascolari e le condizioni generali, però, indicavano poco favorevole il ricorso a un sistema transvenoso convenzionale.
L’équipe della UOSVD Cardiologia-UTIC di Isernia ha quindi scelto un pacemaker intracardiaco AVEIR, dispositivo miniaturizzato posizionato direttamente nel cuore, senza necessità della tradizionale tasca sottocutanea né degli elettrocateteri.
Tale caratteristica consente di ridurre drasticamente il rischio delle complicanze infettive correlate ai sistemi di stimolazione convenzionali, un vantaggio particolarmente importante nel paziente anziano e fragile. Il dispositivo è stato impiantato attraverso accesso venoso giugulare. La procedura si è conclusa con successo e senza complicanze e, dopo poche ore di osservazione e i necessari controlli, la paziente è stata dimessa nella stessa giornata ed è tornata a casa la sera stessa, senza pernottamento in ospedale. La gestione dell’impianto in regime di Day Hospital rappresenta uno degli aspetti più innovativi dell’esperienza e si colloca tra le prime esperienze documentate in Italia, con particolare rilievo considerando l’età di 97 anni e la fragilità della paziente. Ridurre la permanenza ospedaliera nel grande anziano significa inoltre limitare disorientamento, perdita dell’autonomia e altre possibili complicanze legate alla degenza.
L’esperienza della Cardiologia del ‘Veneziale’ dimostra come innovazione tecnologica, competenza nell’elettrostimolazione e organizzazione assistenziale possano consentire trattamenti avanzati e minimamente invasivi anche in pazienti di età estremamente avanzata. A 97 anni, entrare in ospedale per ricevere un pacemaker intracardiaco e poter tornare nella propria casa la sera stessa rappresenta un esempio concreto di innovazione al servizio della persona fragile.