Con 82 pazienti randomizzati, l’Istituto ha dato il maggiore contributo al trial internazionale INTerpath-001. «Un risultato che testimonia la forza del nostro lavoro multidisciplinare» sottolinea Michele Del Vecchio.
Milano, 24 agosto 2026 – La ricerca italiana ha avuto un ruolo da protagonista in un risultato di grande rilievo internazionale nella ricerca sul melanoma. L’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano è, infatti, il centro che ha randomizzato il maggior numero di pazienti al mondo nello studio internazionale di fase III INTerpath-001: 82 pazienti randomizzati su 128 sottoposti a screening, oltre 30 pazienti randomizzati in più rispetto al secondo Centro Australiano a livello mondiale. Lo studio, nato dalla collaborazione internazionale tra Moderna e Merck e condotto su 1.137 pazienti, ha valutato l’aggiunta del vaccino personalizzato a mRNA intismeran al pembrolizumab rispetto al solo pembrolizumab. I risultati annunciati hanno dimostrato un miglioramento statisticamente significativo di entrambi gli obiettivi primari dello studio: la recurrence-free survival (RFS), cioè il tempo libero da recidiva, e la distant metastasis-free survival (DMFS), il tempo libero dallo sviluppo di metastasi a distanza. «La nostra forza è essere stati il centro al mondo con la maggiore esperienza in termini di pazienti all’interno di questo studio – sottolinea Michele Del Vecchio, Direttore dell’Unità Oncologia Medica Melanomi, Dipartimento di Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano –. Un risultato che testimonia lo straordinario lavoro di tutto il gruppo multidisciplinare coinvolto nella sperimentazione (chirurghi, oncologi medici, anatomopatologi, infermieri di ricerca, data manager)».
Un vaccino costruito sul singolo tumore
Il trattamento è destinato a pazienti con melanoma completamente asportato chirurgicamente ma ad alto rischio di recidiva: pazienti con melanoma primitivo ad alto rischio, con metastasi nei linfonodi regionali o, in alcuni casi, con singole metastasi a distanza radicalmente asportate. Il vaccino è costruito a partire dal materiale tumorale del singolo paziente. Dopo un controllo di qualità, il tessuto viene analizzato attraverso un algoritmo computazionale in grado di identificare fino a 34 neoantigeni, cioè proteine specifiche delle cellule tumorali di quel paziente. L’mRNA che codifica per questi neoantigeni viene, quindi, incapsulato in nanoparticelle lipidiche, per favorire l’accesso alle cellule target. Una volta somministrato, il vaccino stimola l’espansione delle cellule T specifiche contro il tumore e una memoria immunologica capace di riconoscere e colpire eventuali cellule tumorali residue che esprimano gli stessi antigeni. «È una vera terapia personalizzata – spiega Del Vecchio – perché il vaccino viene costruito sulla base delle caratteristiche del tumore del singolo paziente. L’obiettivo è consentire al sistema immunitario di riconoscere ed eliminare anche eventuali microfocolai metastatici responsabili della ripresa della malattia». L’immunoterapia con pembrolizumab è già oggi in grado di ridurre significativamente il rischio di recidiva nei pazienti con melanoma ad alto rischio. L’aggiunta del vaccino ha dimostrato di aumentare ulteriormente questa capacità, riducendo in maniera statisticamente significativa sia il rischio di recidiva, sia quello di sviluppare metastasi a distanza. Particolarmente rilevante anche il profilo di sicurezza: l’aggiunta del vaccino non ha determinato un aumento apprezzabile della tossicità rispetto al solo pembrolizumab, un aspetto importante in un trattamento adiuvante, somministrato cioè a pazienti nei quali non è presente una malattia macroscopicamente evidente.
Dalla sperimentazione internazionale a un possibile nuovo standard
I dati completi dello studio saranno presentati al Congresso ESMO di ottobre a Madrid. Il protocollo dello studio prevede la prosecuzione del follow-up dei pazienti per valutare anche la sopravvivenza globale. «Se questi risultati saranno confermati – conclude Del Vecchio – questo approccio potrà diventare il nuovo standard di cura per il trattamento adiuvante dei pazienti con melanoma ad alto rischio. Per arrivare a questo obiettivo sarà fondamentale una collaborazione stretta tra varie figure professionali». La gestione di una terapia personalizzata di questo tipo richiede, infatti, una forte integrazione multidisciplinare: dalla qualità e analisi del materiale tumorale alla somministrazione del vaccino e al monitoraggio dei pazienti. È un percorso complesso che mette insieme competenze diverse e nel quale, e qui sta la differenza, l’esperienza maturata dall’Istituto dei Tumori di Milano, sia nel vaccino in questione sia in generale nella ricerca e cura del melanoma, rappresenta un elemento fondamentale.