Un percorso nazionale di alfabetizzazione emotiva che porta il dibattito su ansia, rabbia e costruzione del sé nell’epoca digitale nelle scuole secondarie di tutta Italia
Roma, 13 ottobre 2026 – I recenti episodi di cronaca che hanno visto protagonisti studenti e giovani hanno riaperto il dibattito su come la scuola possa aiutare i ragazzi a riconoscere e dare un nome alle proprie emozioni, a partire dalla rabbia. Della rabbia a scuola si parla quasi sempre come di un comportamento da sanzionare. Quasi mai come di un’emozione da imparare a riconoscere e gestire. Un vuoto che molti adulti dicono di aver vissuto in prima persona: secondo il MINDex 2026 – il Barometro del Benessere Mentale degli Italiani – realizzato da Unobravo con Ipsos Doxa, quasi 6 italiani su 10 dichiarano di non essersi sentiti supportati dalla scuola nello sviluppo dell’intelligenza emotiva e il 51% ammette di non avere gli strumenti per gestire le proprie emozioni. Imparare a riconoscere e gestire le proprie emozioni è una competenza che accompagna per tutta la vita: aiuta a crescere adulti più consapevoli e può contribuire a prevenire fenomeni come il bullismo, la violenza di genere, le discriminazioni e il mobbing.
Per rispondere a questa emergenza con proposte e strumenti concreti, lunedì 12 ottobre presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati Unobravo, servizio di psicologia che offre percorsi di sostegno psicologico online e in presenza, ed Edulia dal Sapere Treccani, società del gruppo Treccani dedicata all’educazione e all’innovazione, hanno presentato “Sento dunque sono – Emozioni e identità a scuola”, un percorso formativo rivolto alle scuole secondarie di primo e secondo grado di tutta Italia, pensato per promuovere l’alfabetizzazione emotiva nei contesti scolastici. La conferenza stampa è stata promossa dall’On. Elena Bonetti e ha visto la partecipazione di Medici Senza Frontiere, con cui Unobravo collabora a ottobre sostenendo la sua campagna sulla salute mentale “Anche questa è cura”.
I primi a chiederlo sono i ragazzi: dal Report 2025 dell’Osservatorio Nazionale sul Bullismo sul Disagio Giovanile emerge infatti che oltre il 72% degli studenti ritiene utili le iniziative di sensibilizzazione a scuola, chiedendo a gran voce più momenti di confronto guidato e l’accesso a sportelli di ascolto psicologico.
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Gli incontri: tra emozioni, costruzione del proprio io e pressione da performance
Il progetto – che ha visto la partecipazione attiva del team clinico di Unobravo nell’elaborazione dei materiali propedeutici all’iniziativa – adotta un formato coordinato che coinvolge l’intera comunità scolastica attraverso 6 appuntamenti: 3 webinar per i docenti per accedere a strumenti pensati per sostenere la consapevolezza emotiva in classe, e 3 eventi che vedranno studenti partecipare sia in presenza (presso la Sala Igea di Treccani a Roma) sia collegati in diretta streaming dalle aule di tutta Italia. Sul palco i volti del web più noti ai ragazzi dialogheranno con i professionisti della salute mentale di Unobravo, con cui i contenuti di ogni incontro sono stati elaborati per garantire il necessario rigore clinico. Interverrà anche Medici Senza Frontiere, che condividerà la propria mission con gli studenti attraverso la testimonianza di un operatore umanitario.
Il primo incontro, che vedrà sul palco i Papà per Scelta insieme a un terapeuta di Unobravo, cercherà di fornire agli studenti gli strumenti per riconoscere le proprie fragilità e costruire la propria identità, soprattutto in un’epoca in cui tecnologia, social e AI giocano un ruolo importante, tanto che 1 under30 su 2 ritiene che i social possano effettivamente educare alle emozioni, considerandoli strumenti in grado di promuovere empatia e consapevolezza.
Si passerà poi all’incontro dedicato a quella che è l’emozione tra le più complesse da gestire ed esprimere per circa il 30% dei giovani della GenZ, la rabbia: non un “comportamento da punire o correggere”, ma un segnale emotivo profondo da imparare a decodificare e canalizzare in modo costruttivo, di cui i ragazzi potranno discutere grazie alla testimonianza di Giulia Lamarca, sempre affiancata da un terapeuta di Unobravo.
Il ciclo di incontri si chiuderà con l’ansia, tema che sarà affrontato a partire dall’esperienza di Maurizio Merluzzo e con il contributo di un terapeuta di Unobravo: da quella sociale a quella da performance, è tra le emozioni che entrano sempre più a far parte della vita dei giovani; i dati dell’Osservatorio Nazionale sul Bullismo evidenziano come il 24% degli studenti guardi alla propria vita con incertezza o sofferenza, percependo il futuro con ansia o paura (circa il 22%).
La piattaforma digitale e gli strumenti per giovani e adulti
A questi appuntamenti si aggiunge una piattaforma digitale dedicata alle scuole: uno spazio di raccolta e condivisione di materiali utili, sviluppati con il team clinico di Unobravo. Ospiterà videopillole di esperti e terapeuti sui temi trattati, esercitazioni da portare in classe e ulteriori materiali di approfondimento; per tutti, invece, è disponibile “Emozionario – Il non dizionario delle emozioni”, il dizionario “al contrario” realizzato da Unobravo in cui il testo non parte dalla definizione accademica di un’emozione, ma dalle frasi oggi di uso comune per esplorare le possibili sfumature.
“La salute mentale non comincia nel momento in cui una persona entra in terapia. Si costruisce molto prima, anche attraverso le parole che impariamo a usare per raccontare ciò che sentiamo, gli strumenti che abbiamo per comprenderlo e la possibilità di chiedere aiuto senza vergogna. Per questo la scuola ha un ruolo straordinario: è il luogo che raggiunge tutti i ragazzi e li accompagna proprio negli anni in cui si costruiscono identità, relazioni e modi di stare nel mondo. La scuola non può e non deve trasformarsi in un luogo di terapia, ma può fare qualcosa di altrettanto importante: dare ai ragazzi un linguaggio per riconoscere ciò che provano, adulti preparati con cui confrontarsi e spazi in cui sentirsi ascoltati”, dichiara Danila De Stefano, CEO e Founder di Unobravo. “Se vogliamo davvero normalizzare la cura della salute mentale, non possiamo intervenire soltanto quando il disagio è già diventato sofferenza. Significa dare all’educazione emotiva uno spazio stabile nei percorsi scolastici, formare chi accompagna ogni giorno i ragazzi e rendere accessibili spazi di ascolto psicologico”.
“La scuola è il luogo in cui si forma la nostra coscienza e in cui impariamo, giorno dopo giorno, a diventare individui. Oggi, però, molte delle sfide che studentesse e studenti si trovano ad affrontare hanno a che fare con la sfera emotiva e relazionale: dalla rabbia all’ansia, fino alla ricerca della propria identità. In questo percorso, le parole hanno un ruolo fondamentale: trovare le parole per raccontare ciò che sentiamo significa prima di tutto imparare a riconoscerlo, comprenderlo e condividerlo con gli altri”, afferma Morris Barattini, Amministratore Delegato di Edulia dal Sapere Treccani.
“L’esperienza di Medici Senza Frontiere nell’assistenza a persone che hanno vissuto eventi traumatici evidenzia come la salute mentale sia influenzata non solo dall’accesso a cure specialistiche, ma anche dalla qualità delle relazioni e degli ambienti in cui queste crescono e vivono”, sottolinea Flavia Calò, psicologa e psicoterapeuta di Medici Senza Frontiere. “La scuola rappresenta uno dei contesti più importanti per promuovere il benessere psicologico. Investire nell’educazione emotiva significa fornire a bambini e bambine, ragazzi e ragazze, gli strumenti necessari per sviluppare consapevolezza di sé, relazioni positive e capacità di affrontare le sfide della vita”.
MINDex 2026 – Il Barometro del Benessere Mentale degli italiani: l’indagine, di tipo quantitativo, è stata condotta da Ipsos Doxa per Unobravo tra il 26 marzo e il 6 aprile 2026, attraverso 1.600 interviste con metodologia CAWI, su un campione rappresentativo della popolazione italiana tra i 18 e i 70 anni.