I dati del Global Burden of Disease su The Lancet: impatto pari a quello delle fumatrici o di chi consuma alcol
Roma, 11 settembre 2026 – Fumano di meno, ma si ammalano di più. Le donne scontano un paradosso quando si parla di tabagismo. Lo rileva la nuova analisi del Global Burden of Disease 2023 pubblicata su The Lancet Public Health che ha analizzato il carico di malattia determinato dal fumo passivo in 204 paesi e territori.
Il fumo di ‘seconda mano’ è una causa di malattia e mortalità nei non fumatori con particolare danno sulle popolazioni di donne, bambini e adolescenti. La pubblicazione che ha analizzato dati dal 1990 al 2023 ha rilevato un carico di malattia (burden) complessivo preoccupante, con 2,7 miliardi di persone esposte al fumo passivo di cui 767 milioni tra 0 e 14 anni.
Ma leggendo più attentamente emergono le criticità: nonostante fumino statisticamente meno, le donne hanno una esposizione al fumo passivo in media 1,8 volte superiore agli uomini. Infatti, su 2,71 miliardi di soggetti esposti al fumo passivo, le donne sono 1,49 miliardi, pari al 55% del totale.
«Una popolazione più ampia che fa pendere la bilancia della morbidità e mortalità fumo-correlata: 868 mila decessi tra le donne contro i 791 mila degli uomini» spiega il dottor Claudio Leonardi, Presidente della Società Italiana Patologie da Dipendenza. «Eppure, l’esposizione al fumo di seconda mano non è riconosciuta come fattore di rischio della salute femminile. La perdita di salute delle donne è stata equiparata a quella data dal fumo attivo, o ad altri fattori di rischio come il consumo eccessivo di alcol o la scarsa attività fisica. È quindi importante che i fumatori assumano la responsabilità di tutela della propria e altrui salute».
Gli anni di vita in buona salute persi (DALYs) per infezioni respiratorie nelle donne esposte al fumo altrui sono 5 volte maggiori di quelli causati dal fumo attivo. Mentre per le malattie cardiovascolari (cardiopatia e ictus) il numero di anni persi dalle donne è 1,4 superiore rispetto agli uomini.
Nonostante il calo dei tassi di tabagismo (circa il 22% in meno dal 1990 al 2023) i numeri assoluti sono rimasti praticamente invariati a causa dell’aumento della popolazione. Negli adulti gli anni di vita persi sono attribuibili a cardiopatia ischemica, mentre nei bambini e ragazzi ‘pesano’ le infezioni delle basse vie respiratorie.
«Mentre il marketing guarda alle donne come target di mercato, specie nei paesi a basso reddito, l’industria farmaceutica ha oggi a disposizione efficaci strumenti per la cessazione» ha commentato Valerio Cartoni, Direttore Generale di Laboratorio Farmaceutico CT. «L’autorizzazione di AIFA del farmaco a base di citisina in fascia A ha portato ad un aumento degli accessi nei Centri Antifumo del nostro paese, ma la molecola è disponibile anche su prescrizione di medici di base e specialisti a carico del paziente. Scegliere la cessazione è il sintomo di una reale volontà di uscire da questa dipendenza per proteggere la salute propria e degli altri».
Il fumo passivo viaggia su un doppio binario: quello emanato dalla combustione della sigaretta (il cosiddetto ‘sidestream smoke’) e quello espirato dal fumatore, anche se diluito nell’ambiente circostante. In più il fumo combusto che raggiunge il non fumatore è privo della ‘protezione’ del filtro. Il risultato è una concentrazione più elevata di composti tossici e cancerogeni.
Molti Stati si sono adeguati alla Convenzione Quadro dell’OMS sul controllo del tabacco (2003), introducendo divieti nei locali pubblici, sui mezzi di trasporto e nei luoghi di lavoro; più difficile è intervenire nei contesti privati, abitazioni e veicoli. Il 70% della popolazione mondiale non è protetta da una normativa a tutela dei non fumatori.
Fonte: Flor L, Anderson J, Morgan B et al. Global, regional, and national prevalence of second-hand smoke and attributable disease burden in 204 countries and territories, 1990–2023: a systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2023. The Lancet Public Health, 2026.