La sepsi si può combattere ogni giorno: prevenzione, diagnosi tempestiva e uso appropriato degli antibiotici
Milano, 11 settembre 2026 – La sepsi è una condizione potenzialmente letale che si verifica quando il sistema immunitario dell’organismo reagisce in modo eccessivo a un’infezione, causando una disfunzione d’organo. Secondo le stime della WHO (World Health Organization), ogni anno si verificano, al mondo, circa 11 milioni di decessi per sepsi, soprattutto tra i pazienti ricoverati in ospedale.
In occasione della Giornata Mondiale per la Lotta alla Sepsi, AMCLI Ets – Associazione Microbiologi Clinici Italiani richiama l’attenzione su una delle principali emergenze della medicina contemporanea. Nel 2026 AMCLI ribadisce l’urgenza di trasformare la consapevolezza in azioni concrete, investendo nella prevenzione, nel riconoscimento precoce, nella qualità dell’assistenza e nell’innovazione diagnostica.
La sepsi non è soltanto una condizione da trattare quando si manifesta: è un evento che può essere prevenuto, riconosciuto prima e gestito meglio attraverso l’organizzazione dei percorsi assistenziali e la collaborazione tra tutte le professionalità sanitarie. La microbiologia clinica svolge un ruolo centrale in questo percorso, perché consente di identificare rapidamente gli agenti eziologici e i loro profili di sensibilità ai farmaci antimicrobici, orientando la terapia mirata e contribuendo alla sorveglianza delle resistenze.
Quali sono le azioni concrete che, come sanitari, possiamo mettere in atto immediatamente? Lo spiegano i componenti del Comitato di Studio per gli Antimicrobici (CoSA-AMCLI ETS).
Ridurre i fattori di rischio – spiega Fabio Arena, Professore dell’Università di Perugia e componente del CoSA-AMCLI ETS. «Prevenire le infezioni significa anche ridurre le occasioni in cui possono insorgere. È fondamentale utilizzare cateteri, dispositivi invasivi e altre procedure solo quando realmente necessari, rimuovendoli tempestivamente quando non sono più indicati, insieme al rigoroso rispetto delle misure di prevenzione e controllo delle infezioni (IPC), a partire da una corretta applicazione dell’igiene mani, elemento fondamentale per ridurre la diffusione di microrganismi con profili di resistenza complessi, tipici dell’ambito ospedaliero, aspetto ancora più importante in una realtà epidemiologica complessa come quella italiana».
Sospettare precocemente la sepsi e accelerare la diagnosi – aggiunge Tommaso Giani, Professore dell’Università degli Studi di Firenze e Segretario del CoSA-AMCLI ETS. «Di fronte a un paziente con possibile infezione e deterioramento clinico, il tempo è determinante. Occorre riconoscere tempestivamente il sospetto di sepsi, garantire il rapido invio dei campioni microbiologici al laboratorio e favorire l’esecuzione e la comunicazione degli esami necessari nel minor tempo possibile. Un campione raccolto correttamente e inviato senza ritardi può fare la differenza, permettendo una diagnosi tempestiva e accurata e quindi una gestione terapeutica ottimale del paziente, con conseguente impatto positivo sugli indicatori di outcome clinico (inclusa la mortalità) e assistenziale (durata della degenza, utilizzo appropriato dei farmaci antimicrobici)».
Misurare ciò che accade nella propria realtà – sottolinea Simone Ambretti, Professore dell’Università di Bologna e componente del CoSA-AMCLI ETS. «Ogni struttura sanitaria dovrebbe dotarsi di un sistema di indicatori in grado di descrivere il percorso della sepsi: tempi di riconoscimento, raccolta e arrivo dei campioni in laboratorio, tempi di risposta degli esami microbiologici, appropriatezza dei prelievi, tempi di adeguamento della terapia e principali esiti clinici. Misurare consente di individuare criticità e verificare concretamente l’efficacia degli interventi».
Usare gli antibiotici in modo appropriato – conclude Fabio Arena. «La terapia antimicrobica tempestiva è essenziale nel paziente con sepsi, ma deve essere rivalutata alla luce dei risultati microbiologici e dell’evoluzione clinica. Evitare trattamenti inutilmente prolungati e ridurre, quando possibile, l’ampiezza dello spettro antibiotico significa contribuire a prevenire la selezione e la diffusione di microrganismi resistenti, preservando l’efficacia degli antibiotici per i pazienti di oggi e di domani».
«Combattere la sepsi significa agire prima che sia troppo tardi – commenta Pierangelo Clerici, Presidente AMCLI ETS –. Per AMCLI, questo significa rafforzare una cultura della prevenzione, della diagnosi microbiologica tempestiva e dell’antimicrobial stewardship, facendo della collaborazione tra laboratorio e assistenza clinica uno degli strumenti fondamentali per ridurre mortalità, complicanze e resistenze antimicrobiche».
AMCLI ETS – Associazione Microbiologi Clinici Italiani – è stata costituita nel 1970 ed è articolata su delegazioni regionali. L’associazione scientifica ha sede a Milano ed è attualmente presieduta dal prof. Pierangelo Clerici, già Direttore U.O. Microbiologia A.S.S.T Ovest Milanese, Legnano. Tra le finalità statutarie di AMCLI, lo sviluppo della Microbiologia clinica. Una delle peculiarità della società scientifica è operare attraverso gruppi di lavoro su specifiche materie d’interesse.