Como, 24 agosto 2026 – Un prurito insistente, un leggero bruciore o un’irritazione improvvisa che rovinano le giornate di vacanza: durante la bella stagione i disturbi intimi sono un problema molto comune che colpisce indistintamente donne e uomini. A scatenarli è una combinazione di fattori ambientali e meccanici tipici dell’estate: il calore che aumenta la sudorazione, il costume da bagno umido tenuto troppo a lungo, l’azione essiccante del cloro della piscina, l’effetto abrasivo della sabbia e la salsedine. Quando questi elementi alterano il pH naturale e le barriere cutanee o mucose, le difese dell’organismo possono venire meno, lasciando spazio a fastidiose dermatiti da contatto, balanopostiti, intertrigini o a vere e proprie infezioni fungine (come la Candida) e batteriche. Per capire come prevenire e gestire correttamente questi disturbi evitandone la trasmissione all’interno della coppia e senza ricorrere a cure fai-da-te, abbiamo rivolto alcune domande agli specialisti di Asst Lariana: il dottor Paolo Beretta, primario della Ostetricia e Ginecologia e direttore del Dipartimento Materno Infantile, e il dottor Christian Gastaldi, andrologo-urologo dell’Urologia al Sant’Anna.
Dottor Beretta, il prurito intimo dopo il mare/piscina è legato all’alterazione del pH o a un’infezione da Candida/batterica?
“Il prurito intimo dopo il mare o la piscina può essere causato sia da un’alterazione temporanea del pH e da irritazioni chimico-fisiche, sia dallo sviluppo di un’infezione vera e propria (da Candida o batterica). Spesso questi fattori sono strettamente concatenati. Le cause non infettive sono legate a fattori esterni quali cloro e agenti chimici aggressivi per il microbiota vaginale con riduzione di lattobacilli che comporta minor acidità. Salsedine e sabbia disidratano e irritano i tessuti vulvari provocando bruciore e micro-lesioni da sfregamento. L’alterazione del pH, che diventa meno acido, crea le condizioni ideali per la proliferazione fungina e batterica”.
Tenere il costume da bagno umido per diverse ore può scatenare il disturbo? Come si può proteggere la flora vaginale in estate?
“Rimanere a lungo con il costume umido crea un ambiente caldo-umido perfetto per la replicazione dei funghi. Per evitare che una semplice irritazione da aumento del pH si trasformi in un’infezione, è utile non rimanere a far asciugare il costume addosso, indossare slip asciutti in cotone subito dopo il bagno dopo essersi lavati con acqua corrente appena usciti dal mare o dalla piscina per eliminare sale e cloro. Usare un detergente intimo delicato a pH acido per ripristinare le barriere naturali, evitando lavaggi troppo frequenti. Se il prurito persiste per più di 2-3 giorni o compaiono perdite insolite, è fondamentale evitare creme o ovuli scelti a caso ed effettuare una visita specialistica”.
Quale tipo di detergente intimo specifico o altri rimedi si dovrebbero utilizzare nel periodo estivo o dopo la piscina?
“È consigliabile utilizzare un detergente intimo delicato a pH acido (tra 3.5 e 4.5) preferibilmente arricchito con estratti naturali antibatterici e lenitivi come l’albero del tè (tea tree), la malva o la camomilla. Questi vanno utilizzati solo una o due volte al giorno; per i lavaggi successivi, dopo ogni bagno, è sufficiente utilizzare semplice acqua dolce. Evitare prodotti troppo schiumogeni o intensamente profumati, che seccano le mucose e ne abbattono le difese”.
È consigliabile applicare lenitivi locali o fermenti lattici vaginali a scopo preventivo durante le vacanze?
“L’ecosistema vaginale è un ambiente delicato che si autoregola; l’applicazione superflua di prodotti topici rischia di alterare il pH naturale e la flora batterica protettiva (composta da lattobacilli), favorendo paradossalmente l’insorgenza di irritazioni o infezioni. L’applicazione di emulgel o creme barriera idrorepellenti (a base di ingredienti naturali come calendula, aloe vera o camomilla) può essere utile solo in situazioni specifiche di stress meccanico. Ad esempio, per proteggere le mucose esterne dallo sfregamento della sabbia, dal contatto con il cloro della piscina o dopo la depilazione. L’uso di ovuli o capsule vaginali a base di lattobacilli (come il Lactobacillus crispatus) è molto utile per ripristinare la flora batterica ma è consigliato, a scopo preventivo, solo per chi soffre di infezioni ricorrenti (candidosi o vaginosi batteriche) nei periodi di forte stress o sbalzi climatici. I probiotici per via orale rappresentano spesso la scelta preventiva migliore e meno invasiva in quanto aiutano a rafforzare sia il microbiota intestinale che quello vaginale. In linea generale, non è raccomandato l’uso preventivo sistemico e indiscriminato di lenitivi locali o fermenti lattici vaginali a meno che non vi sia una specifica predisposizione”.
Dottor Gastaldi, anche gli uomini soffrono di irritazioni e infezioni intime legate al caldo e al mare. Quali sono i disturbi più frequenti nella stagione estiva?
“Sì, anche gli uomini possono soffrire di irritazioni intime legate al caldo e all’umidità estive. Si tende a parlarne meno rispetto ai disturbi femminili, ma le irritazioni e le infezioni intime maschili in estate sono molto più comuni di quanto si pensi. Sudore, calore, attrito a livello delle pieghe cutanee e sale marino possono creare il microclima per la proliferazione di batteri e funghi nella zona inguinale e genitale. Il rischio è più elevato, in particolare, per le persone in sovrappeso, i soggetti diabetici, immunodepressi o con alterazioni dismetaboliche, e per chi soffre di ipersudorazione. I disturbi più frequenti si manifestano con arrossamento, bruciore, prurito e desquamazione a carico delle pieghe inguinali. Molto comuni sono anche la balanite da Candida e le follicoliti sulle natiche e nella zona genitale”.
Il costume umido e la sabbia rappresentano un rischio anche per l’apparato genitale maschile? Quali sono le buone prassi di igiene e prevenzione al mare o in piscina?
“Durante l’estate, il costume bagnato e la sabbia rappresentano una causa comune di irritazione intima maschile. Il contatto prolungato con il tessuto umido, il sale e i granelli di sabbia può provocare disturbi sia per lo sfregamento meccanico diretto, sia per la macerazione della pelle, che rende i tessuti fragili e vulnerabili ad arrossamenti e dolorose fissurazioni. Inoltre i cristalli di sale residui dopo l’evaporazione dell’acqua possono provocare bruciore in zone già fragili. Non dimentichiamo che i tessuti sintetici del costume alterano la traspirazione tissutale e possono creare un micro-ambiente favorevole alla proliferazione locale di funghi e allo sviluppo di dermatofizie (infezioni della pelle, dei peli e delle unghie chiamate comunemente tigne o tinea). Per evitare tali inconvenienti è buona norma sciacquarsi dopo ogni bagno con acqua dolce, mettersi un costume asciutto e non farlo asciugare addosso, utilizzare costumi senza retina sintetica interna. Resta comunque fondamentale curare l’igiene intima al rientro a casa, utilizzando detergenti maschili a pH neutro o leggermente acido ed eventualmente applicando creme idratanti, lenitive ed emollienti”.
Cosa fare in presenza di rossori, piccoli tagli, prurito o desquamazione, e quanto è importante la gestione del cosiddetto “effetto ping-pong” all’interno della coppia?
“In presenza di rossori, micro-lesioni, prurito o desquamazione, la prima regola è curare l’igiene intima: occorre sciacquare la parte con acqua tiepida e detergenti maschili a pH neutro o leggermente acido, per poi asciugare con cura senza strofinare. È utile applicare una crema idratante e lenitiva a base di ossido di zinco, aloe vera o vitamina E, indossare intimo in cotone traspirante ed evitare i rapporti sessuali fino alla risoluzione dell’infiammazione. In presenza di sintomi persistenti, è fondamentale evitare il fai-da-te: prima di applicare prodotti farmaceutici locali, come pomate cortisoniche o antimicotici, occorre sempre consultare il medico di medicina generale, oppure l’urologo-andrologo o il dermatologo. Per prevenire l’“effetto ping-pong” nella coppia, è cruciale gestire la situazione in modo condiviso: astenersi dai rapporti sessuali (per almeno 7-10 giorni) fino alla risoluzione dei sintomi; verificare lo stato di salute della propria compagna/partner indirizzandola a sua volta a una visita specialistica. Spesso anche se il partner è asintomatico può essere buona norma un ciclo di bonifica terapeutica sistemica o locale contemporaneo per entrambi, sempre su indicazioni del medico. In questo modo si riduce sensibilmente il rischio di reinfettarsi a vicenda”.