AMSI-Movimento Uniti per Unire-UMEM: «Ringraziamo FNOPI, la presidente Barbara Mangiacavalli e il consigliere nazionale Gianluca Chelo per aver condiviso un percorso di collaborazione che guarda al futuro. Tutti i professionisti della salute per noi sono di serie A. Chiediamo il definitivo superamento dell’articolo 13 del Cura Italia, la piena valorizzazione delle competenze e chiarezza sul termine “re-immigrazione”: il futuro dell’Italia si costruisce con il merito, l’integrazione e il rispetto delle regole.»
Roma, 29 giugno 2026 – Il congresso ECM del 27 giugno scorso che ha inaugurato il 26° Corso di Aggiornamento Interdisciplinare AMSI ha lasciato un messaggio che va ben oltre il valore scientifico dell’iniziativa. La presentazione del protocollo di collaborazione con FNOPI, il confronto tra medici, infermieri e tutte le professioni della salute e la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, degli ordini professionali, delle università e delle società scientifiche hanno confermato che il rafforzamento del Servizio sanitario nazionale passa attraverso la formazione continua, la multidisciplinarietà e la piena valorizzazione di tutte le competenze professionali, superando definitivamente le logiche emergenziali che hanno caratterizzato gli ultimi anni.
Su questi temi AMSI – Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, denominata anche Unione Professionisti della Sanità Internazionali, UMEM – Unione Medica Euromediterranea, AISCNEWS – Rete Internazionale di Informazione, Agenzia Mondiale Senza Confini, e il Movimento Internazionale Uniti per Unire riflettono sull’esperienza maturata durante il congresso e rilanciano una proposta fondata sulla collaborazione tra tutte le professioni della salute, sul superamento delle logiche emergenziali e sulla tutela del ruolo dei professionisti sanitari di origine straniera.
UNA COLLABORAZIONE DESTINATA A CRESCERE
Il professor Foad Aodi, medico fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCeO e docente dell’Università di Tor Vergata, ha espresso un sentito ringraziamento alla FNOPI, alla presidente Barbara Mangiacavalli, al consigliere nazionale Gianluca Chelo e a tutti i rappresentanti della Federazione per il contributo offerto alla costruzione di un percorso condiviso.
«Il protocollo rappresenta un passaggio importante perché dimostra che la collaborazione tra tutte le professioni sanitarie è possibile e produce risultati concreti. È il primo passo di un percorso che deve portare al definitivo superamento dell’articolo 13 del Cura Italia, consentendo ai professionisti che hanno sostenuto la sanità italiana durante la pandemia di uscire finalmente da una condizione di precarietà.»
TUTTE LE PROFESSIONI DELLA SALUTE SONO DI SERIE A
Per Aodi il principio non può essere oggetto di discussione.
«In quattro mandati da consigliere dell’Ordine dei Medici ho sempre difeso tutte le professioni della salute e non ho mai accettato l’idea di dividerle tra professionisti di serie A e professionisti di serie B. Chi esercita in Italia deve essere iscritto al proprio Ordine professionale, svolgere regolarmente la formazione ECM, come la nostra rete promuove da ventisei anni, essere coperto da assicurazione professionale, conoscere adeguatamente la lingua italiana e rispettare tutte le norme previste. Sono questi i criteri che qualificano un professionista, non la sua provenienza.»
LA MULTIDISCIPLINARIETÀ NON PUÒ RESTARE UNO SLOGAN
Secondo Aodi, il congresso ha confermato un percorso che la rete associativa porta avanti da molti anni.
«AMSI ha fatto scuola nel promuovere concretamente la collaborazione interprofessionale quando gran parte dei convegni erano ancora riservati esclusivamente a una singola categoria o specializzazione. Questo modello non favorisce il confronto, non rafforza l’integrazione tra competenze e non migliora la qualità delle cure. La salute globale richiede invece un confronto costruttivo quotidiano tra tutte le professioni sanitarie.»
Difendere la sanità italiana significa valorizzare chi la sostiene ogni giorno. Aodi ha ribadito che il contributo dei professionisti sanitari di origine straniera non può più essere considerato una soluzione temporanea.
«Durante la pandemia hanno garantito continuità assistenziale nei momenti più difficili. Non possiamo utilizzarli nelle emergenze e lasciarli poi in una condizione di precarietà permanente. Noi difendiamo ogni giorno la sanità italiana con il lavoro, la formazione, il rispetto delle regole e la collaborazione tra tutte le professioni della salute. È arrivato il momento di riconoscere definitivamente il loro valore.»
L’ESPERIENZA DEGLI AMBULATORI AMSI E IL VALORE DELLA RICERCA
Nel ricordare il percorso sviluppato con la Regione Lazio, Aodi ha richiamato l’esperienza degli ambulatori promossi da AMSI, diventati negli anni un punto di riferimento osservato con interesse anche da altri Paesi europei.
«Attraverso gli ambulatori dedicati ai cittadini stranieri abbiamo raccolto dati epidemiologici e costruito un’esperienza che numerosi Paesi ci hanno chiesto di conoscere. Le nostre ricerche dimostrano con chiarezza che i migranti non portano malattie. Al contrario, spesso si ammalano dopo lunghi percorsi di sofferenza, per le difficoltà di accesso alle cure, per il disagio sociale e psicologico e per le condizioni di estrema vulnerabilità nelle quali arrivano nel nostro Paese.»
Il professor Aodi ha inoltre rivolto un ringraziamento al presidente del Consiglio regionale del Lazio, Antonello Aurigemma, per il messaggio inviato al congresso, auspicando di rafforzare ulteriormente la collaborazione istituzionale con la Regione Lazio sui temi della salute, dell’inclusione, della prevenzione e dell’assistenza ai cittadini più fragili.
NO ALLA DISCRIMINAZIONE E AL RAZZISMO
«Non possiamo accettare che si costruiscano carriere politiche alimentando discriminazione, razzismo o ostilità nei confronti dei professionisti sanitari di origine straniera, dei migranti, delle comunità straniere o dei cittadini di fede musulmana. Serve un confronto costruttivo, fondato sui dati scientifici e sul rispetto reciproco, non uno scontro permanente alimentato dalla paura.»
«Oggi siamo oltre 133.500 professionisti della sanità di origine straniera. Non siamo una realtà marginale ma una componente essenziale del Servizio sanitario nazionale. Continueremo a difendere la sanità italiana con il nostro lavoro quotidiano, mettendo sempre al centro i cittadini, la qualità delle cure e la collaborazione tra tutte le professioni della salute.»
LA RICHIESTA DI CHIAREZZA SULLA “RE-IMMIGRAZIONE”
Nel corso delle riflessioni finali è stata affrontata anche la crescente diffusione del termine “re-immigrazione”, rispetto al quale viene chiesto un chiarimento sul significato e sulle eventuali conseguenze.
«Dal 1995 lavoriamo per un’immigrazione programmata, qualificata e fondata sull’integrazione, promuovendo il Manifesto della Buona Immigrazione. Oggi sentiamo parlare di “re-immigrazione”, ma nessuno è ancora riuscito a spiegare con chiarezza cosa significhi realmente e quali effetti possa avere su persone perfettamente integrate, su cittadini italiani di origine straniera e su famiglie che vivono, lavorano e contribuiscono ogni giorno alla crescita del Paese. Sarebbe un film già visto e già fallito. Noi continueremo a rispondere con i fatti, difendendo gli italiani e, allo stesso tempo, tutti i cittadini di origine straniera che amano l’Italia come il proprio Paese e contribuiscono quotidianamente al suo sviluppo.»
Su questo tema è intervenuto anche il Dipartimento Nuove Generazioni e Gioventù del Movimento Uniti per Unire, rappresentato dalla dottoressa Shadia e dal dottor Nadir Aodi, che hanno condiviso integralmente la posizione della rete associativa, ribadendo come le nuove generazioni rappresentino una risorsa fondamentale per il futuro del Paese e come integrazione, partecipazione, merito e pari opportunità costituiscano gli strumenti più efficaci per rafforzare la coesione sociale e contrastare ogni forma di discriminazione.
«Continueremo a difendere la sanità italiana con il lavoro quotidiano di oltre 133.500 professionisti della salute di origine straniera. Difenderemo il merito, la qualità delle cure, il dialogo tra le professioni e il valore delle nuove generazioni. Il futuro del Servizio sanitario nazionale non si costruisce dividendo le persone, ma unendo competenze, responsabilità e valori.»