Milano, 26 giugno 2026 – Eisai esprime forte rammarico per la decisione della Commissione Scientifica ed Economica del Farmaco di AIFA di confermare la non ammissione alla rimborsabilità di lecanemab per il trattamento della malattia di Alzheimer in fase iniziale.
Per l’azienda, la decisione appare difficile da comprendere alla luce delle evidenze scientifiche presentate nel corso dell’iter valutativo, che, con ogni probabilità, non hanno trovato nei tempi della valutazione lo spazio necessario per un approfondimento completo, in particolare per quanto riguarda i dati di lungo periodo e il loro reale significato clinico per pazienti e famiglie. L’azienda auspica che vi siano le condizioni per un riesame complessivo di tali evidenze essendo ancora aperto lo spazio di confronto.
Lecanemab non è una terapia sintomatica: è una delle prime opzioni terapeutiche in grado di modificare il decorso della malattia di Alzheimer nelle sue fasi iniziali. Per questo motivo, il suo valore non può essere misurato esclusivamente attraverso una fotografia a 18 mesi, ma deve essere valutato nel tempo, osservando la capacità del trattamento di rallentare la progressione verso gli stadi in cui la persona perde autonomia, indipendenza e qualità di vita. Ed è proprio in questa prospettiva di lungo periodo che i dati disponibili a 48 mesi assumono pieno significato: mostrano un beneficio clinico rilevante e duraturo. Dopo 4 anni di trattamento, lecanemab ha dimostrato una riduzione del rischio del 56% di progressione verso gli stadi più gravi della Malattia di Alzheimer, quelli associati alla perdita progressiva dell’autonomia e a un crescente bisogno di assistenza. Nello stesso arco di tempo, circa 8 pazienti su 10 rimangono negli stadi iniziali della malattia.
Alla luce di questi risultati, definire l’effetto di lecanemab “modesto” non riflette il valore clinico di ritardare la progressione di una malattia neurodegenerativa grave, irreversibile e ad altissimo impatto sociale. È questo il cuore della questione: rallentare l’Alzheimer significa guadagnare tempo. Tempo di autonomia. Tempo di relazioni. Tempo di vita quotidiana, per i pazienti e per le loro famiglie. In una malattia in cui ogni passaggio a uno stadio più avanzato è una perdita concreta e spesso irreversibile, mantenere le persone più a lungo nelle fasi iniziali non è un beneficio marginale: è un risultato clinicamente significativo.
Eisai riconosce l’importanza di una valutazione dell’impatto organizzativo legato all’introduzione di queste terapie innovative e, al tempo stesso, che l’accesso all’innovazione venga valutato sulla base dell’intero corpo delle evidenze disponibili e del valore reale che queste terapie possono generare per i pazienti eleggibili.
L’Azienda conferma la propria piena disponibilità a collaborare con AIFA, con le Istituzioni, con la comunità clinico-scientifica e con le associazioni dei pazienti per individuare soluzioni di accesso appropriate, controllate e sostenibili.
Eisai resta quindi fermamente impegnata a proseguire il dialogo istituzionale, con l’obiettivo di rendere lecanemab disponibile ai pazienti eleggibili anche in Italia, nel rispetto dei più elevati standard di appropriatezza clinica, sicurezza e sostenibilità per il Servizio Sanitario Nazionale.