L’intervento dell’assessora regionale per il Diritto alla Salute Monia Monni
Di fronte a una criticità ormai strutturale come la carenza di medici di Medicina d’Urgenza e Accettazione, che interessa anche il Pronto Soccorso dell’ospedale San Donato di Arezzo, nonostante l’impegno dell’Asl Toscana sud est nello scorrimento delle graduatorie e i costanti tentativi di reclutamento, la Direzione generale della Asl Toscana sud est ha scelto di intervenire con determinazione, mettendo in campo un impianto strutturato di azioni organizzative e assistenziali finalizzate a garantire il mantenimento della qualità delle cure offerte ai cittadini e la sostenibilità del servizio.
All’interno dell’ampio programma di riorganizzazione del Pronto Soccorso, con l’obiettivo di migliorare i percorsi assistenziali, ridurre i tempi di attesa e rendere più efficace la presa in carico dei pazienti, rientra l’affidamento temporaneo della gestione dei codici minori alle organizzazioni di volontariato. Si tratta di una misura straordinaria resa necessaria dall’attuale contesto e concepita come strumento di supporto concreto per ridurre la pressione sul Pronto Soccorso e consentire ai professionisti di concentrarsi sui casi a maggiore complessità assistenziale.
Sempre per il Pronto soccorso, tra le altre misure già adottate, figurano il potenziamento del triage e della figura di bed-manager, l’introduzione del personale dedicato all’accoglienza, del modello See & Treat e dell’infermiere flussista in uscita, l’ampliamento dei percorsi Fast Track con il coinvolgimento di nuove specialità quali Malattie infettive, Dermatologia e Urologia, l’incremento delle OBI (osservazioni brevi intensive) specialistiche (Chirurgia generale, Ortopedia, Urologia e Malattie infettive), l’attivazione di percorsi di ricovero diretto dopo valutazione specialistica, con particolare attenzione per i pazienti oncologici, il coinvolgimento strutturato degli specialisti nelle prime fasi della presa in carico e nuovi percorsi dedicati ai pazienti con problematiche psichiatriche che, quando opportuno, consentirà di non dover accedere al Pronto Soccorso.
A queste iniziative si è aggiunto di recente un’importante novità che definisce una governance più efficace dei rapporti tra Pronto Soccorso e reparti ospedalieri dell’Area Medica, con l’obiettivo di contrastare i fenomeni di crowding e overboarding, ovvero l’attesa inappropriata dei pazienti destinati al ricovero. Nell’ambito del progetto, è stata prevista una specifica cabina di regia che monitora costantemente i flussi assistenziali per individuare e attuare ulteriori margini di miglioramento. I risultati di questo percorso sono già tangibili: la sperimentazione avviata al San Donato ha consentito una significativa riduzione dei tempi di attesa e di permanenza dei pazienti in Pronto Soccorso e rappresenta un modello destinato a essere progressivamente esteso ai pronto soccorso della Sud est. Contestualmente sul territorio, l’Azienda sta completando l’attivazione dei Punti di Intervento Rapido (PIR) all’interno delle Case della Comunità. Ad Arezzo le strutture di via Guadagnoli e del Baldaccio saranno operative entro il mese di settembre e consentiranno di offrire risposte appropriate a una quota importante di bisogni sanitari non urgenti che oggi continuano a gravare sul Pronto Soccorso.
“Quello messo in campo per il pronto soccorso di Arezzo non è un nuovo modello, bensì una soluzione tampone temporanea – sottolinea e mette in chiaro l’assessora al diritto alla salute della Toscana, Monia Monni -: soluzione tampone dove il triage, ovvero la ‘regia’ del pronto soccorso ed attribuzione dei codici di urgenza, rimane pubblica”. “Come Regione – commenta – abbiamo condiviso la scelta fatta, l’unica possibile al momento per continuare a garantire risposte ai bisogni di salute dei cittadini di quel territorio e risolvere un grave problema che si stava creando”. “Viviamo un tempo difficile – prosegue l’assessora -: bisogni che crescono e risorse del fondo sanitario nazionale che invece non aumentano. A questo si aggiunge la difficoltà a trovare personale sanitario, conseguenza sia di stipendi troppo bassi per l’impegno richiesto, motivo per cui molti fuggono nel privato, sia per un’autentica crisi vocazionale, degli infermieri ed anche dei medici. I numeri ci dicono che il trend si sta invertendo, ma ci vorrà tempo e nel frattempo dobbiamo pensare anche a soluzioni tampone, assieme ad azioni di sistema come quelle che riguardano invece la riorganizzazione della sanità territoriale attraverso le case di comunità o la creazione di punti di intervento rapido diffusi per dare risposta ai codici minori e ridurre l’accesso, per i casi non gravi, al Pronto soccorso dell’ospedale”.
“Di fronte alla persistente carenza di medici dell’emergenza-urgenza non siamo rimasti fermi. Abbiamo attivato tutte le leve organizzative a nostra disposizione per continuare a garantire ai cittadini un servizio efficiente e cure di qualità. L’affidamento temporaneo dei codici minori alle associazioni di volontariato nasce da questa esigenza: è una scelta straordinaria, limitata nel tempo, ma necessaria per sostenere il pronto soccorso in una fase particolarmente delicata. Il nostro obiettivo resta quello di consolidare i risultati già ottenuti, migliorare ulteriormente i percorsi assistenziali e accompagnare la piena attivazione dei servizi territoriali che consentiranno di dare risposte sempre più appropriate ai bisogni di salute della popolazione”, dichiara il direttore generale della Asl Toscana sud est, Marco Torre.