Il dato sui gettonisti è ormai il simbolo di un problema strutturale del Servizio sanitario nazionale: una misura nata per affrontare emergenze temporanee è diventata una modalità ordinaria di copertura delle carenze di personale. Se, come evidenzia il rapporto ANAC, nel biennio 2024-2025 sono stati spesi oltre 1 miliardo di euro e il ricorso ai medici a gettone è addirittura aumentato nel 2025 rispetto al 2024, significa che le misure restrittive adottate non hanno aggredito le cause del fenomeno.
La questione non è soltanto economica.
Ogni euro destinato all’intermediazione e all’esternalizzazione rappresenta una risorsa sottratta alla valorizzazione del personale dipendente, alla stabilizzazione degli organici, alla formazione e al miglioramento delle condizioni di lavoro. Il sistema continua a pagare molto di più per acquistare prestazioni esterne anziché investire sul proprio capitale umano.
Il SSN non riesce più nemmeno a reclutare infermieri dall’estero, nemmeno dal Sud America, per colmare le gravi carenze di personale negli ospedali. Molti professionisti stranieri, dopo aver valutato le condizioni offerte nel nostro Paese, rinunciano all’incarico a causa di retribuzioni insufficienti e a causa di un costo della vita in Italia ormai insostenibile.
A questo si deve aggiungere il tema rimosso della sostenibilità finanziaria del SSN.
Il finanziamento della sanità pubblica si basa sulla fiscalità generale e il carico fiscale grava in misura prevalente su una quota relativamente limitata di contribuenti. Quando una parte significativa dell’evasione fiscale continua a sottrarre risorse al bilancio pubblico, il risultato è una minore disponibilità di fondi per garantire servizi essenziali e per rendere attrattivo il lavoro nel SSN.
La vera domanda, quindi, non è quando finiranno i gettonisti, ma quando verrà adottata una politica organica per i LEA e per il personale sanitario che strutturalmente deve assicurarli.
Una politica che affronti contemporaneamente:
- il sottofinanziamento cronico del SSN e del suo personale;
- il rinnovo dell’impianto normativo e l’adeguamento delle retribuzioni ai livelli UE;
- la valorizzazione di tutte le professionalità sanitarie garantendo le ore settimanali non assistenziali destinate alla formazione;
- la riduzione del carico burocratico;
- la programmazione del fabbisogno di medici, veterinari e professionisti sanitari specializzati con contratti di formazione lavoro dignitosi;
- il contrasto alle disuguaglianze territoriali che rendono alcune aree del Paese sempre meno attrattive;
- il recupero delle risorse sottratte dall’evasione fiscale.
“Senza un investimento strutturale sulle persone che fanno funzionare il SSN, – commenta il Presidente FVM dott. Aldo Grasselli – il rischio è che l’emergenza diventi definitivamente la normalità: sempre più esternalizzazioni, sempre più gettonisti e sempre meno capacità del sistema pubblico di programmare il proprio futuro.
Il costo, alla fine, non sarà soltanto economico, ma riguarderà la qualità, la continuità e l’equità dell’assistenza sanitaria garantita ai cittadini”.