mercoledì, 24 Giugno 2026

Medicina legale, allarme sugli accertamenti sui defunti: “Senza specialisti elementi rilevanti per giustizia rischiano di sparire”

Il Comitato Scientifico MeLP: “Solo chi ha esperienza sa riconoscere ciò che non torna. Servono standard uniformi in tutta Italia e il potenziamento del riscontro diagnostico”.

La medicina legale necroscopica è regolamentata da molteplici norme, nazionali, regionali e comunali che generano disomogeneità sul territorio nazionale. Tra i nodi più delicati della disciplina il riconoscimento di una serie di peculiarità che soltanto chi ha titoli ed esperienza di medicina legale necroscopica può riconoscere: quando la visita necroscopica viene affidata a medici privi di una specifica preparazione, si rischia di lasciar passare inosservati elementi che potrebbero rivelarsi di grande interesse per l’autorità giudiziaria. Perché solo chi ha competenze specialistiche ed esperienza diretta sa riconoscere, anche a un primo esame del corpo, i segnali che indicano che “qualcosa non torna”. È stato uno dei temi centrali della sessione “La medicina legale necroscopica del terzo millennio: dal territorio agli ospedali”, coordinato dal MeLP, il comitato scientifico di medicina legale pubblica, che si è tenuto nei giorni scorsi nell’ambito del 47° Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Legale e delle Assicurazioni (SIMLA).

La medicina necroscopica, dal punto di vista del MeLP, è un sistema antico, regolato da norme stratificate e non uniforme”, spiega il professor Alessandro Dell’Erba, Preside Facoltà di Medicina e Chirurgia e Ordinario di Medicina Legale Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, a nome del Comitato Scientifico di Medicina Legale Pubblica (MeLP). “Lo scopo del Comitato è, nei limiti del possibile, mettere ordine non solo nelle norme di riferimento, ma anche, attraverso la survey svolta, confermare le già note difformità territoriali per proporre un sistema che sia al tempo stesso di agevole attuazione e uguale in tutta Italia”. Un impegno da sviluppare “attraverso la valorizzazione del sapere medico-legale e dello specialista in medicina legale”. Da risolvere, secondo Dell’Erba, un problema centrale: “Troppo spesso le incombenze di medicina necroscopica sono delegate, per non dire abbandonate, a colleghi che non hanno specifica preparazione, e ciò porta non solo alle difformità territoriali, ma anche al mancato riscontro di situazioni di potenziale interesse per la sanità pubblica e per l’autorità giudiziaria”.

Da qui una delle proposte centrali del Comitato: “Ineludibile deve essere il potenziamento del ricorso, anch’esso spesso negletto, al riscontro diagnostico, sia aziendale che territoriale”, prosegue Dell’Erba. “Laddove potenziato, produrrà non solo una accuratezza diagnostica infinitamente maggiore, ma anche garanzie per i cittadini nell’ipotesi di eventi che, magari a distanza di tempo, possano avere un rilievo medico-legale: si pensi alle malattie professionali, alle correlazioni causali con eventi anche remoti e ai profili penalistici e civilistici”. L’obiettivo del MeLP, conclude, è “affrontare il tema in maniera sistemica e sistematica, consapevoli della sua valenza sociale, per arrivare alla definizione di una ‘buona pratica’ che possa avere cogenza paranormativa su tutto il territorio nazionale”.

Il nodo è soprattutto pratico. Oggi il riferimento normativo nazionale è ancora il regolamento di polizia mortuaria, ancorato a leggi scientifiche ampiamente superate ed applicato in modo diverso da comune a comune: per legge possono essere svolte da qualunque medico, a prescindere dall’esperienza effettiva maturata sui cadaveri. “Solo chi ha esaminato molti cadaveri sa cogliere quelle peculiarità che possono far sorgere il dubbio che un decesso meriti ulteriori approfondimenti”, sottolinea la dottoressa Camilla Tettamanti, Dirigente Medico ATS Liguria – Area 3 Genova. Una competenza specialistica che trasforma una formalità burocratica in un momento di reale individuazione di situazioni meritevoli di segnalazione, anche di rilievo giudiziario, senza dimenticare il valore sanitario di una certificazione accurata della causa del decesso che, attraverso l’implementazione dei riscontri diagnostici, permetterebbe di allocare risorse sanitarie per prevenzione e cura più consapevolmente.

A fotografare lo stato dell’arte è la Survey nazionale condotta dal MeLP. “Alla Survey hanno partecipato tutte le Regioni e sono state indagate tutte le attività afferenti alla medicina necroscopica”, spiega la dottoressa Natascha Pascale, dirigente medico legale dell’IRCCS CROB di Rionero in Vulture e professoressa a contratto all’Università degli Studi di Basilicata. “Si è registrata una variabilità di dati tra il setting ospedaliero e quello assistenziale territoriale, con un maggiore riscontro da parte dei Servizi Territoriali, dove la medicina legale è più rappresentata rispetto al setting ospedaliero. Per quanto riguarda invece la presenza di procedure codificate, è il setting ospedaliero a risultare più strutturato rispetto al servizio territoriale”. Una mappatura che conferma la natura “a macchia di leopardo” del sistema e che costituisce il punto di partenza per la fase successiva: uniformare le prassi e proporre standard condivisi a livello nazionale.

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