martedì, 30 Giugno 2026

Dolore cronico: riconoscere importanza del terapista del dolore per garantire cure appropriate a milioni di italiani

Gli Stati Generali del Dolore Cronico richiamano l’attenzione sulla necessità di distinguere la terapia del dolore dalle cure palliative e di garantire percorsi di cura dedicati alle persone che convivono con il dolore cronico non legato al fine vita

Roma, 18 giugno 2026 – In Italia oltre 10 milioni di persone convivono con il dolore cronico. Una condizione che compromette qualità della vita, autonomia personale, relazioni sociali e attività lavorativa, generando un impatto rilevante non solo sul singolo individuo ma anche sul sistema sanitario e sull’intero tessuto economico e sociale del Paese.

In vista dell’incontro “La vita delle persone con dolore cronico. Costruire risposte, avviare percorsi, garantire cura ed assistenza“, in programma il 23 giugno presso il Senato della Repubblica, organizzato  dall’Alleanza sul dolore, iniziativa di Health Engine, che raccoglie 13 federazioni e associazioni dei pazienti, gli Stati Generali del Dolore Cronico si uniscono all’Alleanza sul dolore nel porre al centro del dibattito pubblico e istituzionale una delle questioni più urgenti e meno affrontate nell’ambito della sanità italiana: il riconoscimento del ruolo del terapista del dolore e la necessità di distinguere in modo chiaro la terapia del dolore dalle cure palliative.

Nonostante la Legge 38 del 2010 abbia riconosciuto il diritto dei cittadini ad accedere alla terapia del dolore, a oltre quindici anni dalla sua approvazione permane una diffusa confusione culturale e organizzativa che tende ancora a sovrapporre due ambiti assistenziali profondamente diversi.

La terapia del dolore si rivolge infatti alle persone che convivono con dolore cronico non legato al fine vita e ha l’obiettivo di ridurre o eliminare il dolore, migliorare la qualità della vita, favorire il recupero dell’autonomia e consentire il pieno reinserimento sociale e lavorativo del paziente. Le cure palliative, invece, intervengono prevalentemente nelle fasi avanzate e terminali delle malattie, quando l’obiettivo prioritario diventa il controllo dei sintomi e il miglioramento della qualità della vita residua.

La mancata distinzione tra questi due percorsi rischia di generare disorientamento tra cittadini, operatori sanitari e decisori pubblici, con conseguenze concrete sull’accesso alle cure e sulla capacità del sistema di rispondere in modo appropriato ai bisogni delle persone che soffrono di dolore cronico.

In questo contesto assume un valore strategico il riconoscimento del terapista del dolore quale figura specialistica di riferimento per la diagnosi e il trattamento del dolore come patologia autonoma. Un professionista in grado di coordinare percorsi multidisciplinari, attivare terapie innovative e ad alta complessità assistenziale e garantire una presa in carico continuativa lungo tutto il percorso di cura.

L’attuale assetto organizzativo evidenzia tuttavia numerose criticità: reti territoriali sviluppate in modo disomogeneo tra le diverse regioni, insufficiente disponibilità di dati epidemiologici e assistenziali aggiornati, applicazione non uniforme della normativa vigente, carenza di percorsi strutturati e limitata visibilità della disciplina all’interno della programmazione sanitaria nazionale.

A ciò si aggiunge la mancata valorizzazione della terapia del dolore come area specialistica autonoma, nonostante le evidenze dimostrino come una presa in carico tempestiva e appropriata da parte dei centri specialistici possa contribuire a ridurre ricoveri, prestazioni inappropriate e costi complessivi per il Servizio Sanitario Nazionale, migliorando al contempo gli esiti clinici e la qualità della vita dei pazienti.

Gli Stati Generali del Dolore Cronico ritengono necessario avviare una nuova fase di sviluppo dell’area terapeutica attraverso il pieno riconoscimento del terapista del dolore, la completa attuazione della Legge 38, il rafforzamento delle reti cliniche regionali, l’adozione uniforme degli strumenti di rilevazione delle attività assistenziali, il potenziamento della formazione specialistica e la definizione di percorsi di cura omogenei su tutto il territorio nazionale.

Il dolore cronico rappresenta oggi una delle principali sfide di salute pubblica del Paese. Affrontarlo significa garantire diritti, restituire dignità alle persone e costruire un modello assistenziale capace di rispondere in maniera efficace, sostenibile e uniforme a un bisogno che coinvolge milioni di cittadini.

L’appuntamento del 23 giugno al Senato, promosso da parlamentari dei diversi schieramenti per dare un sostegno concreto all’attività dell’Alleanza sul dolore, iniziativa di Health Engine, che raccoglie 13 federazioni e associazioni dei pazienti, rappresenta un’importante occasione di confronto costruttivo tra istituzioni, clinici, associazioni dei pazienti e stakeholder del sistema salute per individuare soluzioni concrete e contribuire allo sviluppo di una politica nazionale dedicata alla terapia del dolore, distinta e complementare rispetto alle cure palliative.

Gli Stati Generali del Dolore Cronico sono una task force nazionale composta da clinici specialisti e professionisti della salute, nata per promuovere il riconoscimento del dolore cronico come priorità di salute pubblica. L’iniziativa sostiene la piena attuazione della Legge 38/2010 e lavora per favorire lo sviluppo della terapia del dolore in Italia attraverso proposte, attività di sensibilizzazione e il dialogo con istituzioni, associazioni dei pazienti, comunità scientifica e società civile.

Notiziario

Archivio Notizie