martedì, 26 Maggio 2026

Rinnovo contrattuale comparto sanità 2025-27: il “contesto sanitario” per i NON sanitari

Il prossimo appuntamento per le trattative per il rinnovo CCNL per il personale Comparto Sanità, relativamente al triennio 2025/2027, è fissato per il giorno 26 maggio 2026.

Nonostante l’iniziale clima positivo manifestato nei precedenti incontri all’unisono dalle forze sociali, il Comitato Amministrativi e Tecnici in Sanità, dopo l’ultimo tavolo avvenuto il 5 maggio 2026, ha rilevato delle note stonate nelle dichiarazioni esternate da alcune sigle sindacali, che va a minare il senso di unità caratteristico delle sigle stesse nonché del tavolo di trattativa creando un clima divisivo tra i lavoratori della Sanità.

Ci si è soffermati in particolare sulla dichiarazione riguardo il tema delle indennità sul quale il Comitato crede che quanto affermato sia di quanto più diviso, discriminatorio ed irrispettoso nei confronti di tutti lavoratori del comparto.

Abbiamo grandissimo rispetto per tutto il personale sanitario, sostenendone e difendendone convintamente le ragioni delle loro battaglie, nonché la loro valorizzazione economica e professionale e non ci lasceremo trasportare sul sentiero dello scontro tra lavoratori.

Allo stesso tempo, difendiamo il concetto che se le indennità compensano economicamente responsabilità, particolari competenze o disagi legati a specifici ruoli, il personale amministrativo non può essere escluso dai ragionamenti negoziali in quanto oltre alla responsabilità civile e penale, ha anche quella amministrativa e contabile.

L’istituzione delle indennità ad hoc prevede, infatti, l’individuazione di requisiti specifici in primis in sede di contrattazione nazionale, attraverso il riconoscimento del tipo di responsabilità (amministrativa, civile, penale, contabile, patrimoniale) che ogni singolo lavoratore acquisisce e possiede nell’esercizio delle proprie funzioni nonché la graduazione delle responsabilità sulla base delle attività previste da ogni singola struttura; in secundis, in sede di contrattazione decentrata, con la possibile costituzione di un fondo dedicato alle particolari responsabilità.

Pertanto, va evidenziato che questa è la fase propizia per affrontare già a livello di contrattazione nazionale l’argomento delle indennità, per l’equa distribuzione dei fondi contrattuali che avrà quindi un input di tipo generale e non sarà più demandata alla sola contrattazione decentrata che avviene negli enti. Le suddette indennità, quindi, non si considerano più come “accessorie” ma parte fissa del trattamento economico dei lavoratori.

Se, invece, come sostenuto da qualche sigla corporativa, le indennità debbano essere considerate come specifiche – sic et simpliciter – non del ruolo professionale con le relative responsabilità, ma solo in quanto operanti in un dato contesto, ritenendo aliene tutte le altre professioni non sanitarie, non possiamo che chiedere ai sostenitori di queste tesi, essendo loro presenti al tavolo delle trattive, di proporre lo spostamento di tutte le figure non sanitarie in altri contratti più adeguati al contesto professionale.

Si ribadisce quindi – come già sostenuto nelle precedenti dichiarazioni – che la strada delle risposte corporativistiche sia quella sbagliata che non solo non farà altro che far migrare i lavoratori esclusi verso lidi migliori della P.A., ma questo approccio intervenendo sempre con misure settoriali a favore di specifiche categorie non farà altro che minare l’efficienza gestoria del servizio sanitario nazionale aprendo le porte a forme di privatizzazione sempre più selvagge.

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