Emicrania, il beneficio della cura impatta anche il caregiver
I risultati a sei mesi dello studio MI-DEAR mostrano una riduzione del 60% dei giorni di emicrania mensili e una riduzione dei sintomi depressivi nei pazienti, che generano anche una riduzione dello stress percepito dai caregiver
Lecce, 6 novembre 2026 – L’impatto dell’emicrania non riguarda soltanto chi ne soffre, ma può coinvolgere anche le persone che quotidianamente se ne prendono cura. È quanto emerge dai risultati a sei mesi dello studio MI-DEAR, realizzato con la collaborazione di Teva Italia, presentati oggi al Congresso della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee, SISC, a Lecce.
Uno degli aspetti più innovativi dello studio MI-DEAR è l’osservazione congiunta di ciò che accade al paziente e a chi se ne prende cura. Lo studio non si limita infatti a valutare i benefici clinici per il paziente, ma considera anche come il suo miglioramento si associ allo stress percepito dal caregiver, offrendo una prospettiva più ampia sull’impatto dell’emicrania e sulla sua gestione.
Lo studio osservazionale prospettico real-life ha coinvolto 154 coppie formate da un paziente con emicrania e dal relativo caregiver. MI-DEAR ha incluso adulti con emicrania episodica ad alta frequenza o cronica e sintomi depressivi, ai quali era stato prescritto fremanezumab. Complessivamente, 150 coppie hanno completato il follow-up a sei mesi.
A sei mesi dall’inizio del trattamento, i giorni mensili di emicrania (MMDs) sono passati in media da 15,3 a 6,3. Nello stesso periodo è stata osservata una riduzione significativa del carico complessivo dell’emicrania e dei sintomi depressivi dei pazienti. Il punteggio medio del questionario utilizzato per valutare questi sintomi (Patient Health Questionnaire-9; PHQ-9) è passato da 11,4 a 7,6.
Parallelamente, anche nei caregiver si è registrata una riduzione significativa dello stress percepito, con un punteggio medio passato da 20,0 a 16,7 della Relative Stress Scale (RSS). Le analisi hanno mostrato che la riduzione dello stress del caregiver era principalmente associata al miglioramento dei sintomi depressivi del paziente.
«L’emicrania è una patologia il cui impatto va oltre il numero degli attacchi e può interessare la sfera psicologica, relazionale e familiare. L’elemento distintivo di MI-DEAR è aver osservato contestualmente l’evoluzione della malattia nel paziente e lo stress percepito dal caregiver. I risultati indicano che al miglioramento clinico del paziente può accompagnarsi anche una riduzione dello stress di chi se ne prende cura, sottolineando l’importanza di considerare il carico complessivo della malattia» commenta la dott.ssa Claudia Altamura del Centro Cefalee per la Fondazione Campus Biomedico di Roma, Principal Investigator dello studio MI-DEAR.
I risultati di MI-DEAR contribuiscono ad ampliare la prospettiva con cui viene considerata l’emicrania. Accanto alla frequenza degli attacchi e alla disabilità associata, lo studio prende in esame i sintomi depressivi del paziente e lo stress vissuto dal caregiver.
«Per Teva, l’impegno nell’emicrania non significa solo fermarsi al controllo degli attacchi, ma anche considerarne l’impatto sulla vita quotidiana e sul benessere psicologico del paziente e di chi gli è accanto. Supportare studi real-world come MI-DEAR ci aiuta a comprendere meglio questi bisogni e a contribuire a una visione più ampia della cura, a beneficio non solo del paziente ma anche di chi svolge l’importante ruolo del caregiver» afferma Mario Cepparulo, Direttore Medico di Teva Italia.
Lo studio MI-DEAR
MI-DEAR (IMprovIng Dstress pErception in cARegivers of migraine patients with depressive symptoms treated with fremanezumab) è uno studio osservazionale prospettico real-life condotto su pazienti adulti con emicrania episodica ad alta frequenza o cronica e sintomi depressivi, insieme ai rispettivi caregiver.
Le coppie sono state valutate prima dell’inizio del trattamento e dopo sei mesi. Nei pazienti sono stati considerati diversi parametri, tra cui i giorni mensili di emicrania, l’utilizzo di farmaci per il trattamento acuto, l’intensità del dolore, la disabilità associata alla malattia e i sintomi depressivi. Nei caregiver è stato valutato lo stress percepito legato all’attività di cura.
Lo studio ha arruolato 154 coppie paziente-caregiver, 150 delle quali hanno completato il follow-up a sei mesi. I risultati presentati al Congresso SISC si riferiscono all’analisi condotta a questo timepoint.

