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Istituto Tumori Milano. Il primo dei “Giovedì dell’Istituto” con il Card. Ravasi e il Maestro Giovanni Allevi

05/11/2026 Lombardia
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«Forse inguaribili, mai incurabili». All’Istituto Nazionale dei Tumori aperto il dialogo sulla cura che unisce scienza, cultura e umanità

Milano, 5 novembre 2026 – La cura non coincide soltanto con la possibilità di guarire, ma comprende l’ascolto, la relazione, la vicinanza e la capacità di accompagnare la persona anche nei momenti più difficili del percorso di malattia. È il messaggio emerso dall’incontro “Forse inguaribili, mai incurabili”, che si è svolto oggi nell’Aula Magna “G. Bonadonna” della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e ha inaugurato il ciclo dei “Giovedì dell’Istituto – Dialoghi tra Scienza, Ricerca e Cura”.

L’appuntamento ha aperto un confronto tra medicina, cultura e spiritualità, mettendo al centro la persona nella sua interezza, con le sue domande, le sue emozioni e il bisogno di non sentirsi sola di fronte alla malattia. Un dialogo tra competenze e sensibilità diverse, nato per riflettere su una concezione della cura capace di andare oltre la dimensione strettamente clinica, senza rinunciare al rigore della scienza e della ricerca.

L’iniziativa segna l’avvio della collaborazione tra la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori e il Cortile dei Gentili, la Fondazione istituita dal cardinale Gianfranco Ravasi per promuovere il dialogo tra credenti e non credenti. La partnership proseguirà attraverso nuovi appuntamenti rivolti ai pazienti, ai professionisti sanitari e alla cittadinanza, con il coinvolgimento di esponenti del mondo scientifico, culturale e spirituale.

Ad aprire i lavori è stato il presidente della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori, Gustavo Galmozzi. È seguita la lectio del cardinale Gianfranco Ravasi, presidente emerito del Pontificio Consiglio della Cultura e fondatore del Cortile dei Gentili. L’incontro, moderato dalla giornalista Nathalie Goitom, ha visto gli interventi dei professori Paolo Corradini, direttore della Divisione di Ematologia e Trapianto di Midollo Osseo dell’Istituto, e Franco Locatelli, dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. A concludere l’appuntamento è stato il compositore e filosofo Giovanni Allevi, che ha condiviso una riflessione maturata anche attraverso la propria esperienza di malattia e di cura presso l’Istituto.

«Sono convinto che la conoscenza più autentica nasca dall’incontro tra queste due dimensioni: da una parte il rigore del metodo scientifico, dall’altra la ricerca di senso che accompagna ogni esistenza. È in questo dialogo fecondo tra scienza e umanesimo che possiamo comprendere più profondamente i Malati e realizzare fino in fondo la nostra missione di cura», sottolinea Gustavo Galmozzi, Presidente della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori. «Per questo abbiamo immaginato “I Giovedì dell’Istituto” come uno spazio stabile e continuo di dialogo nel quale la medicina possa incontrare la cultura e confrontarsi con l’esperienza vissuta, la competenza professionale e con la testimonianza personale. Un luogo in cui la conoscenza si arricchisce attraverso la contaminazione tra saperi differenti, accomunati da un medesimo interesse: accogliere, comprendere e accompagnare la Persona nella sua interezza».

«La collaborazione con l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano è particolarmente significativa per il Cortile dei Gentili, perché esprime una convinzione che ci è cara: il dialogo tra saperi diversi può aiutarci a comprendere più profondamente l’esperienza umana», afferma il cardinale Gianfranco Ravasi: «La malattia, infatti, non coinvolge soltanto il corpo, ma attraversa la vita intera di una persona, le sue relazioni, le sue domande, le sue speranze. Prendersi cura significa riconoscere questa complessità e non fermarsi alla patologia, ma accompagnare la persona nella sua interezza, perché anche quando non è possibile guarire, resta sempre possibile dare senso, vicinanza e dignità al tempo vissuto».

«Prendersi cura del paziente non è qualcosa di accessorio: è parte integrante della terapia», ha ricordato nel dialogo il professor Locatelli: «“Clinico” viene dal greco “klinein”: vuol dire inchinarsi, portarsi allo stesso livello del malato. Ma questo richiede l’interesse per l’umanità del paziente, non solo per la sua malattia».

«Basta entrare in questo Istituto la mattina per vedersi venire incontro un’umanità dolente che chiede proprio quello: avere qualcuno che si occupi di te», ha aggiunto il professor Corradini: «Se fai la scelta di non abituarti al dolore degli altri, non puoi non renderti conto di quanto sia decisivo il prendersi cura della persona».

Il toccante intervento conclusivo del filosofo compositore Giovanni Allevi ha lasciato negli ascoltatori questa riflessione: «La solidarietà nel dolore e l’umana condivisione sono l’unico antidoto possibile alla solitudine esistenziale a cui ci sta portando il mondo contemporaneo».

L’incontro è il primo appuntamento di un percorso destinato a proseguire nel tempo, con l’obiettivo di creare nuove occasioni di confronto tra pazienti, professionisti sanitari e cittadinanza. Il prossimo appuntamento, a dicembre, vedrà protagonista Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE, con il titolo “Scienza per decidere, Salute da proteggere, Sanità pubblica da difendere”.

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