Parkinson, a Kyoto primo trapianto di cellule derivate da staminali. Società Italiana Parkinson: prospettiva concreta, ma serve prudenza
Il presidente Alessandro Tessitore: dati incoraggianti ma preliminari. Il trattamento mira a migliorare i sintomi motori, non ad arrestare la malattia
Roma, 5 novembre 2026 – In Giappone una donna con Parkinson ha ricevuto un trapianto di cellule derivate da staminali. È il primo intervento dopo l’autorizzazione condizionata concessa dalle autorità sanitarie giapponesi al trattamento Amchepry, a base di raguneprocel, indicato per migliorare i sintomi motori nelle persone con Parkinson che non ottengono un beneficio sufficiente dai farmaci disponibili. L’intervento neurochirurgico che ha consentito l’impianto stereotassico delle nuove cellule è stato eseguito in ottobre all’Ospedale universitario di Kyoto. Il decorso postoperatorio è stato favorevole e la donna è già stata dimessa.
“È un passo importante per la medicina rigenerativa, costruito in oltre vent’anni di ricerca – commenta Alessandro Tessitore, presidente della Società Italiana Parkinson e Disordini del Movimento/LIMPE-DISMOV e professore ordinario di Neurologia all’Università della Campania Luigi Vanvitelli –. Va però interpretato con rigore: i dati disponibili sono preliminari e molte domande restano aperte”.
Tessitore precisa che parlare di staminali nel cervello è fuorviante: “Non si trapiantano cellule staminali, ma cellule che ne derivano, cioè precursori già indirizzati a diventare neuroni produttori di dopamina, con il compito di sostituire quelli perduti. I precursori sono ottenuti da cellule adulte di un donatore, riprogrammate in laboratorio, e impiantati nel putamen, struttura cerebrale coinvolta nel controllo del movimento”.
Le evidenze su efficacia e sicurezza del trattamento provengono da uno studio clinico preliminare su sette pazienti, senza gruppo di controllo, pubblicato su Nature nel 2025. In alcuni si è osservato un miglioramento dei sintomi motori, senza eventi avversi gravi. La procedura comporta un intervento neurochirurgico e una terapia immunosoppressiva. “Un campione così ridotto – sottolinea Tessitore – non permette ancora di stabilire l’entità del beneficio”. Per questo l’autorizzazione giapponese è condizionata e a tempo, vincolata alla raccolta di ulteriori dati su efficacia e sicurezza. Al momento il trattamento non è disponibile in Italia né nel resto d’Europa. La Società Italiana Parkinson ne seguirà da vicino gli sviluppi, anche in vista di eventuali percorsi di valutazione a livello europeo.
Resta poi un punto centrale. “Compensare la carenza di dopamina non significa fermare il Parkinson – chiarisce Tessitore –. Il processo degenerativo prosegue e coinvolge anche cellule cerebrali diverse, con effetti su funzioni cognitive, sonno e umore. Nel tempo la patologia potrebbe interessare anche le cellule trapiantate: solo anni di osservazione diranno di più riguardo la durata del beneficio”.
La Società invita inoltre a diffidare di chi, in Italia o all’estero, offre a pagamento “terapie con staminali” al di fuori delle sperimentazioni autorizzate. Amchepry è un prodotto definito, con produzione controllata, criteri clinici precisi e monitoraggio, e non convalida altre proposte.
“Oggi in Italia le persone con Parkinson possono contare su farmaci, terapie infusionali, stimolazione cerebrale profonda, ultrasuoni focalizzati in casi selezionati e riabilitazione – conclude Tessitore –. Ogni opzione ha indicazioni specifiche e va valutata con il proprio neurologo, riferimento principale per scelte informate e personalizzate”.

