FOAD AODI E NADIR AODI: “OLTRE 135MILA PROFESSIONISTI DI ORIGINE INTERNAZIONALE NELLA SANITÀ ITALIANA. SERVONO PROGRAMMAZIONE NAZIONALE, REGOLE OMOGENEE E PERCORSI STABILI DI INSERIMENTO”
ROMA, 17 OTTOBRE 2026 – Sono circa 15.300 le richieste di professionisti sanitari di origine straniera registrate dall’inizio del 2024 al 30 settembre 2026, secondo la nuova indagine AMSI: 8.050 medici, oltre 5.550 infermieri e circa 1.700 professionisti dell’area riabilitativa e tecnica. Un fabbisogno diffuso sul territorio nazionale, mentre la presenza dei professionisti sanitari di origine internazionale in Italia supera le 135mila unità.
Sul fenomeno intervengono AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, denominata anche Unione Professionisti della Sanità Internazionali), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), AISCNEWS (Agenzia Mondiale di Informazione Senza Confini), CISC NETWORK (Consorzio Informazione Senza Confini), il Movimento Internazionale Uniti per Unire (UXU).
A nome della rete associativa e dei movimenti intervengono il professor Foad Aodi, medico ortopedico-fisiatra, giornalista, divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Consiglio Direttivo UAP e del Registro Esperti FNOMCeO, docente dell’Università di Tor Vergata e fondatore di Unione per l’Italia, e il dottor Nadir Aodi, podologo, vice segretario generale AMSI e Uniti per Unire, coordinatore del Dipartimento Gioventù e Nuove Generazioni e della Commissione Podologi.
FOAD AODI E NADIR AODI: «BASTA VENTI STRATEGIE DIFFERENTI»
«Il fenomeno è ormai strutturale. Non possiamo avere venti strategie differenti per affrontare un fabbisogno che riguarda l’intero Paese. Occorre un monitoraggio nazionale, Regione per Regione e professione per professione, per stabilire quanti operatori servono, dove servono e attraverso quali percorsi inserirli. Chiediamo regole omogenee, riconoscimento delle competenze e prospettive professionali stabili, nel rispetto della qualità delle cure e della sicurezza dei pazienti», dichiarano Foad Aodi e Nadir Aodi.
«La sanità italiana non può continuare a rincorrere le emergenze. Servono programmazione, formazione e integrazione professionale, valorizzando tanto i professionisti italiani quanto quelli di origine internazionale, senza contrapposizioni e con pari attenzione a diritti, doveri e responsabilità».
CURA ITALIA: «RICONOSCIMENTO DEI TITOLI IN SEI MESI, VALORIZZARE CHI HA GIÀ MATURATO ESPERIENZA IN ITALIA»
«Rivolgiamo infine un appello al Governo e al Ministro della Salute affinché venga valorizzata l’esperienza acquisita dai professionisti sanitari di origine straniera entrati nel sistema italiano attraverso l’articolo 13 del decreto Cura Italia. Chiediamo di accelerare il riconoscimento dei titoli professionali, prevedendo un percorso misto, teorico e pratico, della durata di sei mesi, che tenga conto delle competenze e dell’esperienza già maturate sul campo», dichiarano Foad Aodi e Nadir Aodi.
«Il futuro di questi professionisti rappresenta un banco di prova per la credibilità e l’attrattività della sanità italiana. Se non arriveranno risposte concrete, rischiamo di scoraggiare nuovi professionisti e studenti stranieri interessati a venire in Italia. Parliamo di persone che hanno lasciato famiglie e figli, affrontando sacrifici enormi per lavorare nel nostro Paese. Non possiamo vanificare questa esperienza, mortificare i loro diritti e disperdere un patrimonio professionale costruito negli anni. Sarebbe un danno per i lavoratori, per la sanità italiana e per la sua reputazione internazionale», concludono Foad e Nadir Aodi.
INDAGINE AMSI: I DATI REGIONALI
Richieste di medici e altri professionisti, le prime regioni: Veneto e Piemonte circa 910 ciascuno, Lombardia 830, Puglia e Lazio 730 ciascuno, Emilia-Romagna 640. Le specialità più richieste sono anestesia e rianimazione, medicina d’urgenza, ortopedia, radiologia, chirurgia, ginecologia, pediatria, cardiologia, geriatria, fisiatria e medicina generale.
Altre Regioni: Toscana 570, Campania 540, Friuli-Venezia Giulia 510, Sicilia 460, Liguria 390, Marche 340, Calabria 290, Sardegna 210, Trentino-Alto Adige 190, Umbria 160, Abruzzo 110, Basilicata 90, Molise 60 e Valle d’Aosta 30.