D’Anna: “Una borsa già pari a un quarto di quella degli specializzandi ‘medici’ non può essere resa inutilizzabile da un limite reddituale anacronistico. E vanno inclusi anche i biotecnologi”
ROMA, 25 agosto 2026 – “Il confronto in atto tra i rappresentanti delle Università Italiane sulle modalità di attivazione delle Scuole di specializzazione ‘non mediche’ e sull’assegnazione delle borse agli specializzandi ‘non medici’, sta creando notevole allarme tra i 1.520 vincitori dei concorsi di accesso alle Scuole medesime”. Così, in una nota, il presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi (FNOB), sen. Vincenzo D’Anna, chiedendo al ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, e al Governo di “intervenire sulle condizioni di accesso alle borse per i laureati non medici”.
“Il primo problema – spiega D’Anna – riguarda il limite reddituale di circa 7.500 euro lordi annui, previsto dalla legge 398/1989 e che gli Atenei, in assenza di indicazioni diverse da parte del MUR, starebbero valutando di applicare. È una soglia anacronistica, soprattutto considerando che le borse per i laureati ‘non medici’ hanno un importo pari ad appena un quarto rispetto a quelle riconosciute agli specializzandi ‘medici’. Chiediamo pertanto che il limite venga adeguato alla realtà economica attuale”.
“C’è poi la questione dei biotecnologi, che non risultano espressamente citati tra i beneficiari. Un’esclusione che francamente non comprendiamo – aggiunge il presidente della FNOB – considerato che recenti decreti dello stesso MUR hanno riconosciuto e stabilito l’equipollenza dei relativi titoli (LM7, LM8 e LM9) alla LM6 dei biologi”. Insomma, rincara la dose D’Anna: “i biotecnologi sono biologi a tutti gli effetti. Devono dunque poter accedere anche loro alle borse di specializzazione”.
“La formazione specialistica – conclude il rappresentante dei biologi italiani – non può essere resa di fatto inaccessibile da un limite reddituale risalente a oltre trent’anni fa, né può escludere professionisti i cui titoli sono stati riconosciuti equipollenti. Chiediamo pertanto al ministro Bernini e al Governo un chiarimento tempestivo, prima che le decisioni degli Atenei diventino esecutive. Fare parti eguali tra diseguali resta la più grande delle ingiustizie”.