Roma, 23 luglio 2026 – Ieri pomeriggio la Camera ha approvato le risoluzioni che impegnano il governo a concludere le Intese per devolvere a Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria la competenza esclusiva su protezione civile, professioni, previdenza complementare e coordinamento della finanza pubblica sulla sanità. Dopo il via libera del Senato giovedì scorso, giunge a compimento il primo passaggio parlamentare e questo rischierà di trasformare la Repubblica Italiana in una confederazione, i cui profili non sono ancora chiari, così Ludovico Abbaticchio Presidente Nazionale SMI.
Le intese che sono state presentate sono quasi tutte identiche, come se non ci fosse nessuna differenza tra regioni così diverse. Si corre, così, verso un’autonomia differenziata senza che siano state sciolte le questioni fondamentali, che riguardano i livelli essenziali delle prestazioni, le risorse finanziarie e le garanzie di uniformità dei diritti dei cittadini.
Riteniamo che non si possono trasferire competenze così rilevanti senza prima avere definito con certezza quali diritti devono essere garantiti e comunque bisogna tener conto della sentenza della Corte Costituzionale. La Consulta, infatti, non ha messo in discussione il principio dell’autonomia, ma ha smontato l’impianto nei suoi pilastri fondamentali. Ha affermato che le esigenze di ciascuna regione vanno dimostrate e supportate da dati e da elementi verificabili per rendere chiaro perché una funzione può essere svolta meglio da una regione anziché dallo Stato.
Con la devoluzione di competenze in sanità, invece, correremo il rischio che il turismo sanitario aumenterà, con i costi che saranno a carico delle regioni di provenienza dei pazienti, mentre i cittadini del Nord correranno il rischio di vedersi allungare le liste d’attesa. Sarebbe meglio fermarsi. Non ci resta, a questo punto, l’obbligo di mettere in campo tutte le azioni per difendere il diritto alla salute, il Servizio Sanitario Nazionale. Siamo convinti, inoltre, che il Mezzogiorno pagherà ancora di più il prezzo di queste scelte frammentate.
Chiediamo a tutte le forze sindacali di settore, di categoria, alle libere associazioni di volontariato laico e cattolico di unirsi e dire no alla autonomia differenziata e un sì ad un servizio sanitario pubblico e omogeneo in tutta Italia.