Aodi: «Crescono i nuovi arrivi da Egitto, Tunisia, Palestina, Libia, Libano e Sud America. L’esercito invisibile di 26 anni fa è oggi una realtà visibile riconosciuta, indispensabile e regge il SSN. È tempo di superare definitivamente la logica dell’emergenza, valorizzare il merito e garantire tolleranza zero contro discriminazioni e razzismo»
ROMA 1 LUG 2026 – Si contano oggi 135.100 i professionisti della sanità di origine internazionale presenti in Italia. Una componente ormai strutturale del Servizio sanitario nazionale che, nel corso degli ultimi venticinque anni, è passata da presenza poco visibile a risorsa indispensabile per garantire il funzionamento degli ospedali, della medicina territoriale, delle strutture pubbliche e private e dell’intera rete assistenziale del Paese.
L’aggiornamento delle elaborazioni statistiche di AMSI – Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (Unione Professionisti della Sanità Internazionali), UMEM – Unione Medica Euromediterranea, AISCNEWS – Agenzia Mondiale Senza Confini e Rete Internazionale di Informazione e del Movimento Internazionale Uniti per Unire, aggiornato al 30 maggio 2026 e presentato anche durante il Congresso ECM del 27 giugno scorso, conferma una crescita costante del numero dei professionisti sanitari di origine internazionale, l’evoluzione dei Paesi di provenienza e il consolidamento del loro ruolo all’interno della sanità italiana.
Per la rete associativa non si tratta semplicemente di una fotografia statistica, ma della conferma che il futuro del Servizio sanitario nazionale dipenderà sempre di più dalla capacità di programmare il fabbisogno di personale, valorizzare le competenze, favorire l’integrazione professionale e garantire pari opportunità a tutti gli operatori sanitari, indipendentemente dalla loro origine.
In un Paese che continua a confrontarsi con la carenza di medici, infermieri e numerose altre figure sanitarie, con il progressivo pensionamento del personale, il calo delle iscrizioni ai corsi di laurea e l’invecchiamento della popolazione, il contributo dei professionisti sanitari di origine internazionale non rappresenta più una risposta temporanea alle emergenze, ma costituisce una delle condizioni indispensabili per assicurare continuità assistenziale, qualità delle cure e sostenibilità del sistema sanitario.
L’Italia segue una dinamica comune ai principali sistemi sanitari europei, sempre più impegnati ad attrarre professionisti qualificati provenienti da altri Paesi per rispondere alla crescente domanda di assistenza sanitaria e compensare la riduzione del personale disponibile.
Su questi temi interviene il prof. Foad Aodi, medico fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto di salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCeO, quattro volte consigliere dell’Ordine dei Medici di Roma e provincia, docente dell’Università di Tor Vergata e fondatore di AMSI, UMEM e del Movimento Uniti per Unire.
«Quando abbiamo iniziato questo percorso, oltre venticinque anni fa, parlavamo di un esercito invisibile. Migliaia di professionisti lavoravano ogni giorno negli ospedali italiani senza essere realmente conosciuti, valorizzati o coinvolti nelle politiche sanitarie. Oggi possiamo affermare che quell’esercito invisibile è diventato finalmente una realtà visibile, riconosciuta, rispettata e apprezzata, sia in Italia sia a livello internazionale. È il risultato di un lungo lavoro costruito sull’integrazione, sulla formazione, sul dialogo interculturale, sulla cooperazione sanitaria e sulla valorizzazione delle competenze. Le nostre statistiche rappresentano oggi uno dei principali osservatori nazionali sull’evoluzione della sanità multiculturale italiana e dimostrano che la diversità professionale costituisce una ricchezza per l’intero sistema sanitario.»
UNA PRESENZA ORMAI STRUTTURALE
Secondo l’aggiornamento delle elaborazioni AMSI-UMEM, i professionisti della sanità di origine internazionale presenti oggi in Italia sono 135.100, così distribuiti:
- 53.374 medici
- 48.738 infermieri
- 9.025 odontoiatri
- 8.820 fisioterapisti
- 8.658 farmacisti
- 4.885 psicologi
- circa 1.600 appartenenti alle altre professioni sanitarie (Podologi, Dietisti, Tecnici di Radiologia)
Continua inoltre a crescere la presenza di podologi, dietisti, nutrizionisti, tecnici sanitari di radiologia medica, tecnici di laboratorio biomedico e delle altre professioni tecnico-sanitarie.
La distribuzione interessa ormai l’intero territorio nazionale. Le maggiori concentrazioni si registrano nelle regioni caratterizzate dal più elevato fabbisogno assistenziale, come Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte e Toscana, mentre negli ultimi anni cresce significativamente anche la presenza in Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna, dove questi professionisti contribuiscono in misura crescente alla tenuta dei servizi ospedalieri e territoriali.
Il 56% dei professionisti presenti nel nostro Paese non possiede ancora la cittadinanza italiana. Parallelamente cambia anche la geografia delle nuove provenienze: aumentano gli arrivi da Egitto, Tunisia, Palestina, Libano, altri Paesi del Nord Africa e del mondo arabo e dal Sud America, mentre diminuisce progressivamente il peso dei flussi provenienti dall’Europa orientale, da altri Paesi dell’Unione Europea e da alcune aree dell’Africa subsahariana.
Questa evoluzione conferma come la mobilità internazionale delle professioni sanitarie stia cambiando rapidamente e come l’Italia rappresenti oggi una destinazione sempre più rilevante per professionisti altamente qualificati che scelgono di mettere le proprie competenze al servizio del Servizio sanitario nazionale.
IL TEMPO DELL’EMERGENZA È FINITO
Secondo le elaborazioni di AMSI e UMEM, tra il 2020 e il 2025 sono arrivati in Italia circa 19.800 infermieri e 9.400 medici di origine internazionale, contribuendo a mantenere operativi oltre 5.700 reparti e servizi sanitari in una delle fasi più difficili per il Servizio sanitario nazionale. Attualmente circa il 32% di questi professionisti risulta già stabilmente inserito nel SSN.
Per la rete associativa questi numeri dimostrano che il ricorso ai professionisti sanitari di origine internazionale non può più essere interpretato come una misura straordinaria o temporanea. La pandemia ha evidenziato il loro ruolo strategico, ma oggi la sfida è trasformare quella risposta emergenziale in una programmazione stabile, fondata sul merito, sulla qualità professionale e su regole certe.
Il contributo di questi professionisti non si misura soltanto in termini numerici. In questi anni hanno garantito la continuità assistenziale, sostenuto i servizi ospedalieri e territoriali, contribuito a ridurre le criticità organizzative e permesso di mantenere operative numerose strutture che altrimenti avrebbero incontrato gravi difficoltà nel garantire i livelli essenziali di assistenza.
«Non possiamo continuare a ricorrere ai professionisti sanitari di origine internazionale quando il sistema è in difficoltà e poi lasciarli nell’incertezza amministrativa. Hanno dimostrato competenza, affidabilità, responsabilità e spirito di servizio. È arrivato il momento di superare definitivamente l’articolo 13 del Cura Italia, costruendo percorsi ordinari, trasparenti e uniformi, fondati sulla verifica dei titoli, delle competenze e dell’esperienza professionale. La meritocrazia deve rappresentare l’unico criterio di valutazione.»
Secondo le rilevazioni della rete associativa, il 76% dei professionisti arrivati attraverso le procedure straordinarie introdotte durante la pandemia auspica la definitiva conclusione di questa fase transitoria e l’introduzione di un quadro normativo stabile.
La richiesta arriva anche da numerose ambasciate dei Paesi di provenienza, che chiedono chiarezza sul futuro dei propri professionisti impegnati nel sistema sanitario italiano.
«Continuiamo a confrontarci con le rappresentanze diplomatiche dei Paesi di origine, che ci chiedono quale sarà il futuro dei loro professionisti. Dopo anni di lavoro svolto con serietà e competenza, questa situazione di incertezza non è più sostenibile né per gli operatori né per il sistema sanitario.»
AGGRESSIONI, DISCRIMINAZIONI E RAZZISMO: UN FENOMENO CHE PREOCCUPA
Accanto agli aspetti organizzativi permane una crescente preoccupazione per il fenomeno delle aggressioni al personale sanitario.
Le elaborazioni AMSI-UMEM aggiornate al 31 marzo 2026 evidenziano un incremento del 32% delle aggressioni fisiche e verbali nei confronti degli operatori sanitari, con oltre 26.000 episodi denunciati.
Il 60% riguarda gli infermieri, il 15% interessa i medici, mentre le aggressioni fisiche più gravi aumentano del 18%. Nei Pronto Soccorso l’incremento supera addirittura il 40%.
A questi dati si aggiunge un sommerso ancora molto esteso: secondo le elaborazioni della rete associativa restano infatti non denunciati oltre 120.000 episodi ai danni degli infermieri e circa 70.000 che coinvolgono i medici.
Particolarmente preoccupante è anche la crescita degli episodi di discriminazione.
Le rilevazioni aggiornate registrano infatti un aumento del 22% degli episodi di razzismo e del 42% delle discriminazioni nei confronti dei professionisti sanitari arrivati durante la pandemia.
«Chi cura deve essere rispettato sempre. Ogni aggressione rappresenta una sconfitta per l’intero sistema sanitario e ogni episodio di discriminazione indebolisce il rapporto di fiducia tra cittadini e professionisti. Difendere gli operatori sanitari significa difendere il diritto alla salute, la qualità dell’assistenza e i principi costituzionali di uguaglianza e dignità della persona.»
NO ALLA STRUMENTALIZZAZIONE DELLE MIGRAZIONI: DISTINGUERE TRA LEGALITÀ, COMPETENZE E PROPAGANDA
Sul dibattito che negli ultimi mesi si è sviluppato attorno al tema della cosiddetta “re-migrazione”, AMSI – Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (denominata anche Unione Professionisti della Sanità Internazionali), UMEM – Unione Medica Euromediterranea, AISCNEWS – Rete Internazionale di Informazione, Agenzia Mondiale Senza Confini e il Movimento Internazionale Uniti per Unire invitano ad abbandonare slogan e semplificazioni, distinguendo con chiarezza tra immigrazione irregolare, che da sempre le associazioni contrastano, migrazione qualificata e regolare e procedure di rimpatrio previste dalla legge.
«Si parla di re-migrazione senza che sia ancora chiaro cosa si intenda realmente e quale sia la differenza rispetto ai rimpatri previsti dalle normative vigenti. Noi combattiamo da sempre l’immigrazione irregolare e chiediamo legalità, ma non possiamo accettare che si alimenti confusione mettendo sullo stesso piano chi vive e lavora onestamente in Italia e chi non rispetta le regole. Sarebbe un errore gravissimo.», afferma il professor Foad Aodi.
«Se si dovessero colpire indiscriminatamente i professionisti qualificati di origine straniera, molte strutture sanitarie rischierebbero di trovarsi senza personale, con una conseguente riduzione dei servizi ai cittadini. Per questo diciamo no a ogni strumentalizzazione politica, al razzismo e a qualsiasi forma di discriminazione. Da venticinque anni lavoriamo per un’Italia migliore, senza divisioni tra professionisti di serie A e professionisti di serie B, tra cittadini di serie A e cittadini di serie B.»
Aodi ricorda inoltre come oggi gran parte dell’attività della rete associativa sia rivolta alla tutela di tutti i professionisti sanitari che operano nel nostro Paese.
«Oggi oltre l’80% del nostro impegno, insieme al Movimento Uniti per Unire, è dedicato ai professionisti della sanità italiana di origine straniera. Abbiamo iniziato parlando di professionisti stranieri; oggi rappresentiamo un esercito finalmente visibile, sostenuto anche da tantissimi colleghi italiani. Per noi esiste una sola categoria: quella dei professionisti che lavorano per la salute dei cittadini, indipendentemente dalla religione, dalle origini o dal Paese di nascita.»
Infine, Aodi rivolge un appello agli Ordini professionali.
«Chiediamo a tutti gli Ordini di seguire l’esempio della FNOPI, che ha avuto il coraggio di sostenere senza esitazioni tutti i professionisti. Non è possibile avere un doppio atteggiamento: da una parte riconoscere il contributo dei professionisti sanitari di origine straniera e dall’altra lasciarli soli quando vengono colpiti da discriminazioni o campagne di delegittimazione. Su questi temi servono coerenza, responsabilità e coraggio istituzionale.»
LE PROPOSTE DI AMSI, UMEM, AISCNEWS E UNITI PER UNIRE
Per la rete associativa è arrivato il momento di aprire una nuova fase della politica sanitaria italiana, basata sulla programmazione e non più sulla gestione delle emergenze.
Le priorità individuate comprendono:
- il definitivo superamento dell’articolo 13 del Cura Italia;
- procedure nazionali più rapide, uniformi e trasparenti per il riconoscimento dei titoli professionali;
- una programmazione pluriennale del fabbisogno sanitario;
- investimenti nella formazione continua e nell’aggiornamento professionale;
- il rafforzamento delle misure di prevenzione contro aggressioni, razzismo e discriminazioni;
- una maggiore valorizzazione della cooperazione sanitaria internazionale;
- l’istituzione di un Osservatorio permanente nazionale sui professionisti sanitari di origine internazionale, finalizzato al monitoraggio dei flussi professionali, del fabbisogno, dell’integrazione lavorativa, delle discriminazioni e dell’evoluzione della sanità multiculturale italiana.
Secondo AMSI e UMEM, solo attraverso una programmazione stabile sarà possibile affrontare efficacemente le future carenze di personale, garantire continuità assistenziale e valorizzare il patrimonio di competenze rappresentato dai professionisti sanitari di origine internazionale, oggi parte integrante del Servizio sanitario nazionale.
Parallelamente continua ad ampliarsi anche la rete delle Commissioni di AMSI – Unione Professionisti della Sanità Internazionali, oggi uno dei principali strumenti operativi dell’associazione e del Movimento Internazionale Uniti per Unire.
Le Commissioni coinvolgono medici, infermieri, odontoiatri, farmacisti, fisioterapisti, psicologi e rappresentanti delle altre professioni sanitarie, insieme a esperti impegnati nei settori della cooperazione internazionale, della salute globale, dei diritti umani, della formazione, della ricerca scientifica, dell’assistenza ai migranti, della mobilità professionale, delle emergenze sanitarie e dei rapporti con le istituzioni.
Attraverso gruppi di lavoro multidisciplinari vengono sviluppate attività di ricerca, aggiornamento scientifico, formazione continua, confronto tra professionisti, elaborazione di proposte normative e progettualità condivise a livello nazionale e internazionale, con l’obiettivo di promuovere una sanità sempre più inclusiva, moderna e orientata alla valorizzazione delle competenze.
Negli ultimi anni la crescita della rete associativa ha accompagnato l’evoluzione della sanità italiana, trasformando AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Uniti per Unire in uno dei principali punti di riferimento nazionali sui temi dell’integrazione professionale, della cooperazione sanitaria internazionale e della medicina multiculturale.
L’obiettivo rimane quello di costruire un sistema sanitario capace di programmare il proprio futuro, valorizzando tutte le professionalità e favorendo il dialogo tra istituzioni, università, ordini professionali, associazioni scientifiche e operatori sanitari.
UNA SANITÀ PIÙ FORTE SI COSTRUISCE VALORIZZANDO LE COMPETENZE
Per AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale Uniti per Unire, il dibattito sulla presenza dei professionisti sanitari di origine internazionale non riguarda soltanto il tema dell’integrazione, ma rappresenta una scelta strategica per il futuro della sanità italiana.
Le trasformazioni demografiche, l’aumento della domanda di assistenza, il progressivo invecchiamento della popolazione, il pensionamento di migliaia di operatori sanitari e la persistente carenza di personale impongono una programmazione lungimirante, capace di investire sulle competenze disponibili senza distinzione di origine, nazionalità o provenienza.
Secondo la rete associativa, il Servizio sanitario nazionale ha oggi bisogno di stabilità normativa, procedure trasparenti, meritocrazia, investimenti nella formazione e una piena valorizzazione del capitale umano rappresentato da tutti i professionisti che ogni giorno garantiscono il diritto alla salute dei cittadini.
Il contributo dei professionisti sanitari di origine internazionale costituisce ormai una componente strutturale del sistema e continuerà ad assumere un ruolo sempre più rilevante negli anni a venire.
FOAD AODI: «L’ESERCITO INVISIBILE È DIVENTATO VISIBILE ED UNA RISORSA STRATEGICA PER L’ITALIA»
«Non chiediamo privilegi né corsie preferenziali. Chiediamo pari dignità, pari opportunità e valutazioni fondate esclusivamente sul merito, sulle competenze e sul lavoro svolto.
L’Italia non ha bisogno di distinguere tra professionisti italiani e professionisti di origine internazionale. Ha bisogno di una sanità capace di riconoscere il valore delle persone, investire sul capitale umano e tutelare chi ogni giorno si prende cura dei cittadini.
Le statistiche potranno aggiornarsi ogni anno, ma una realtà è ormai evidente: senza il contributo dei professionisti sanitari di origine internazionale il Servizio sanitario nazionale sarebbe oggi molto più fragile. Quando un medico, un infermiere, un farmacista, un fisioterapista, uno psicologo o qualsiasi altro professionista sanitario entra in una corsia d’ospedale, in un ambulatorio o in una Casa della Comunità, non contano il Paese di nascita, il colore della pelle o la nazionalità. Contano la preparazione, la responsabilità, l’esperienza, l’etica professionale e l’umanità con cui si assiste un paziente.
Dopo 26 anni possiamo dire che quello che un tempo definivamo un esercito invisibile è diventato una realtà riconosciuta, rispettata e indispensabile. Ora dobbiamo completare questo percorso con regole stabili, programmazione, integrazione, meritocrazia e tolleranza zero contro ogni forma di aggressione, discriminazione e razzismo. Una sanità che sa valorizzare tutte le competenze è una sanità più forte, più moderna, più efficiente e più giusta. È questo l’impegno che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale Uniti per Unire continueranno a portare avanti insieme alle istituzioni, alle professioni sanitarie e al mondo accademico, con la convinzione che il futuro della sanità italiana si costruisca unendo competenze, culture ed esperienze, sempre nel rispetto della qualità delle cure e della centralità del paziente.»