Due anni di segnalazioni formali. Zero risposte. Giuseppe Costanzo: “Il rischio è reale, documentato ed evitabile. Ora si agisce.”
La RSA di Chiaramonte viola la DGR Basilicata n. 1218/2017 ogni notte. La struttura ospita anziani classificati al profilo R3 — il livello più alto di intensità assistenziale previsto dalla normativa regionale — eppure dalle 20:00 alle 08:00 la copertura infermieristica prescritta dalla legge risulta assente. Dodici ore su ventiquattro, da anni. Come Segretario Provinciale della FIALS di Potenza, ho trasmesso all’ASP una diffida formale con messa in mora. L’Azienda ha quindici giorni per rispondere con fatti concreti. Vale la pena chiarire subito un punto che rischia di passare inosservato e che invece è il cuore della questione. Di notte alla RSA di Chiaramonte il personale presente c’è: sono gli Operatori Socio Sanitari, figure professionali preziose e insostituibili. Ma il profilo dell’OSS è definito e delimitato per legge. La somministrazione di terapie, la valutazione dei parametri vitali, la gestione di un deterioramento clinico acuto sono atti infermieristici che la normativa stessa vieta all’OSS di esercitare — a tutela loro prima ancora che degli ospiti. Le due figure coesistono e si completano, ma una non sostituisce l’altra. In una struttura di profilo R3, nella fascia notturna, quella distinzione può fare la differenza tra un evento gestito e una tragedia evitabile.
La FIALS aveva già segnalato la situazione il 4 gennaio 2024 e ancora con nota protocollata trasmessa a mezzo PEC l’8 febbraio 2026, regolarmente ricevuta dall’ASP. In entrambi i casi la Direzione Generale ha scelto di restare in silenzio. Nessun riscontro nel merito, nessuna misura comunicata, nessun calendario di adeguamento. Un’amministrazione pubblica che riceve una segnalazione formale su un rischio per l’incolumità di persone vulnerabili e tace non sta perdendo una pratica nella burocrazia: sta facendo una scelta. E quella scelta, sul piano giuridico, ha un peso specifico. L’art. 40, co. 2 del Codice Penale è inequivocabile: omettere di impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo. Il Direttore Generale e il Direttore Sanitario dell’ASP versano esattamente in quella posizione di garanzia. La conoscenza del rischio è provata, datata e tracciata. Le ricevute PEC esistono e produrranno effetti in ogni sede competente.
Ho cercato un interlocutore. Ho bussato con gli strumenti che la legge mette a disposizione di un sindacato. Ho aspettato. Quel silenzio ora pesa sulla coscienza di chi aveva il potere di rispondere e ha scelto di guardare altrove. Gli OSS che trascorrono la notte alla RSA di Chiaramonte fanno il massimo con ciò che hanno — ed è giusto riconoscerlo. Ma scaricare su di loro funzioni infermieristiche significherebbe esporre professionisti seri a responsabilità che la legge non attribuisce loro. La tutela degli ospiti e la tutela degli operatori si garantiscono con una sola cosa: l’infermiere presente in turno notturno.
La diffida è stata inoltrata per conoscenza ai Carabinieri NAS di Potenza, alla Regione Basilicata, all’Ordine delle Professioni Infermieristiche e all’Ufficio Legale della Federazione, cui ho conferito mandato pieno di valutare ogni azione nelle sedi competenti — dal TAR Basilicata alla Corte dei Conti, dalla Procura della Repubblica alla verifica formale dei requisiti di accreditamento. Resto disponibile al confronto: siamo pronti a sederci a un tavolo domani mattina, se l’ASP lo chiede. Ma quel tavolo deve produrre la copertura infermieristica notturna garantita, un calendario vincolante e responsabili nominali. Il dialogo senza risultati è già stato praticato per due anni.
Il termine di quindici giorni decorre dalla data di ricezione certificata della diffida. Andremo fino in fondo. Perché ogni notte che passa è una notte in cui il rischio si tocca con mano. Ed è una notte di troppo.